Se Blippy entrasse in Parlamento.

Forse l’era della privacy è finita davvero. Da qualche settimana è disponibile Blippy, il social network che ti fa i conti in tasca e li mette in piazza. Un luogo in cui al posto dei tweets e degli status gli utenti si scambiano informazioni su dove hanno speso, per cosa, quando e, udite udite, quanto. In sostanza una volta iscritti a Blippy (per il momento si può accedere solo su invito degli sviluppatori, il software è ancora in fase di prova)  l’unica cosa da fare sarà specificare il numero della carta di credito su cui operare le transazioni che vorrete condividere con gli amici, e il gioco è fatto. Blippy si prenderà cura di inserire automaticamente sulla vostra pagina l’esito delle transazioni. Come dice il motto: “cosa stanno comprando i tuoi amici?”.

Chi mai potrà voler condividere simili dati su internet? Secondo TechCrunch, sono in tanti ad essere stuzzicati dall’idea. Le 2500 persone a cui i gestori hanno inizialmente consentito l’accesso si scambiano già post (leggi: transazioni realmente effettuate) al ritmo di 200 mila dollari al giorno. In meno di un mese il valore degli acquisti condivisi su Blippy sfiora già i 4 milioni di dollari, con una media di 46 dollari ad acquisto. Nel frattempo, oltre 10 mila persone sono in lista d’attesa per entrare nel favoloso mondo delle carte di credito trasparenti. 

Dimenticavo: gli amici possono dare un “like” ai vostri 150 euro spesi da Zara. Che naturalmente verrebbero suddivisi capo per capo: 50 per il maglione, 90 per la giacca, 20 per la sciarpa. Il tutto perfettamente in linea con quanto recentemente affermato (in un tweet, naturalmente) dal direttore generale di Twitter, Evan Williams: 

Many of the great businesses of the next decade will be about making information about our behaviors more visible.

In sostanza: nei prossimi dieci anni faremo i soldi rendendo “visibili” i comportamenti che ora non lo sono. Ad esempio, ciò che comprate con la carta di credito. La questione è intricata e interessante, e non si può certo affrontare in un solo post. Tuttavia, è possibile fin da subito immaginare quale sarebbe un uso intelligente e sano di un simile strumento: costringere i parlamentari a iscriversi a Blippy. La “Casta” e i suoi intoccabili privilegi verrebbero colpiti a morte. Ogni singola transazione verrebbe immediatamente registrata e sbattuta in rete, dove sarebbe di dominio pubblico. “Silvio Berlusconi ha speso 4 mila euro per un completo di Armani”, “Massimo D’Alema ha speso 2500 euro al ristorante Nobu di Milano”, “Antonio Di Pietro ha speso 14 mila euro in spese legali”. Non sarebbe meraviglioso? Certo, si potrebbe tenere sotto controllo soltanto una carta di credito per volta, e in più ogni parlamentare ha anche un patrimonio o uno stipendio accumulato in maniera indipendente da quello percepito in qualità di uomo politico. Anche questi problemi sono facilmente risolvibili, tuttavia, consegnando l’intero stipendio all’interno della “Blippy card”, ossia della carta di credito monitorata dal social network. Così i nostri cari rappresentanti potrebbero pagare affitti, fare la spesa e comperare maglioni di cachemire proprio come i comuni mortali, ma registrando il tutto sulla infallibile memoria condivisa del software che ti dice quanto (e come) spendono i tuoi amici e anche, c’è da augurarsi, la tua classe dirigente.

Chissà che la fine dell’era della privacy non coincida con la fine di quella dei privilegi.

8 pensieri su “Se Blippy entrasse in Parlamento.

  1. famme capì: blippy o non blippy (che si limita a rendere pubblico il dato) se io conosco il numero della tua carta di credito posso sapere come la usi? E questo a prescindere da visa o dalla mia banca? Cioè esiste un repository pubblico di tutte le transazioni? Sei sicuro che non sia una bufala?

  2. Marco, penso si debba essere “amici” per poter avere accesso ai dati su come venga usata la carta di credito che decidi di affidare al social network. Quindi (ma sto deducendo da quanto ho letto, non ho avuto modo di accedere alla beta) gli altri non dovrebbero potere accederci. Penso che questo articolo sia abbastanza chiaro al riguardo:

    http://news.cnet.com/8301-19882_3-10415308-250.html

    “Currently, in Blippy’s very closed alpha test, it’s a system for sharing transaction data. You give it a credit card account and other account info, and it will tell your Blippy friends what you’re buying, and vice versa. For example, you can see what music and apps your friends are buying on iTunes, and then you can have a conversation about those purchases. There are privacy controls, of course, and you can “pause” Blippy’s data collection if you want to buy a secret gift on Amazon. Or, as Kaplan says, if you want to buy something private on a credit card, don’t use a card connected to Blippy.”

    Assurdo, comunque.

    • continuo ad avere dei dubbi. intanto sembrerebbe valere solo per gli acquisti on-line, ma anche così, non capisco come possa il sistema accedere (in modo automatico) a connessioni criptate. I miei dubbi (o meglio la mia curiosità) è tecnica, non relativa alla privacy (e comunque non è che non ci dormo la notte :-))

  3. Già molto tempo fa affermavo che l’unico modo di costringere la gente a comportamenti virtuosi (e un modo efficace per debellare la maggior parte dei crimini) sarebbe stato un mondo in cui tutti potessero controllare tutto di tutti in qualsiasi momento. Naturalmente quando ne parlavo con qualcuno la reazione a questa mia affermazione era il totale rifiuto e disgusto all’idea: “Come, ma è la fine di ogni libertà per l’uomo, è il Grande Fratello!”. Tutt’altro, rispondevo, il Grande Fratello è quando pochi che hanno il potere possono sapere tutto di tutti mentre i sorvegliati non sanno nulla di niente. Se tutti possono sapere tutto di tutti in qualsiasi momento sarà l’inizio di una nuova libertà, la fine di ogni ipocrisia, tutti dovranno fare i conti con i propri lati oscuri. Quando la tecnologia mette a disposizione strumenti sofisiticati per ottenere un certo scopo non puoi fermarla, la cosa migliore è pretendere che siano messi al servizio di tutti, altrimenti verrà ustata da pochi a beneficio solo di pochi. Che ne siamo coscienti o meno, già ora siamo sorvegliati continuamente da telecamere, intercettati nelle nostre conversazioni o mail, vagliati, rintracciati tramite telefonino. Meglio che tutto questo avvenga alla luce del sole piuttosto che in modo silenzioso. Ma. Se si arriverà a questo, avremo anche il modo di misurare il reale livello etico delle varie formule sociali e degli individui. La mia impressione è che una società come quella italiana rischierebbe di andare in pezzi. Con una società ipocrita e menefreghista come la nostra, in pezzi per ora vanno sono gli individui come me. In fondo, una trascurabile minoranza.

    Michele Gardini

    • Ciao Michele,

      sono estremamente d’accordo con te tranne che per l’ultimo slancio di pessimismo sulla “società ipocrita e mefreghista”. Non che non lo sia, ma sono certo che come l’umanità si è rimboccata le maniche di fronte la peste qualche secolo fa sono certo che si risolleverà da ipocrisia e menefreghismo e sì, sono convinto che l’era della trasparenza assoluta sarà un elemento chiave di questa ripresa.

      Per ora, però, non posso darti torto, in pezzi vanno solo gli elementi come noi, ma il naturale decadimento del corpo farà la sua parte per la nostra amata gerontocrazia. Sta a noi iniziare fin d’ora a mettere basi solide per la ricostruzione, fosse anche solo contribuendo alla riflessione attraverso questi commenti.

  4. Marco, penso che al momento il tutto sia in fase assolutamente sperimentale, anche se TechCrunch scrive: “Imagine paying for something from a local street merchant, and it immediately showing up in your Blippy stream”. Quindi credo si stia pensando a tutte le transazioni, anche quelle offline.

    Nemmeno a me fa perdere il sonno, ma penso sia interessante come curiosità e come provocazione.

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  6. Pingback: Siamo sociali, metti pure il naso nel portafoglio | Apogeonline

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