I magistrati “peggio della mafia” e il senso della “dichiarazia”.

Che l’Italia fosse una “dichiarazia“, ossia “una Repubblica fondata sulla chiacchiera”, lo ha ricordato splendidamente Mario Portanova. Oggi, ad ogni modo, si è passato il segno. Secondo L’Unità in edicola, infatti, Berlusconi avrebbe dichiarato:

Sia chiaro, che se a febbraio la Cassazione dà torto agli avvocati di Mills, io vado in tv a reti unificate a dire che i magistrati sono peggio della mafia.

Dico “avrebbe” perché non si tratta di parole pronunciate in pubblico, ma di un virgolettato ricavato da un pranzo a cui ha preso parte il presidente del consiglio insieme a una ventina di parlamentari di PDL e Lega Nord. Il quotidiano deve essere piuttosto certo della fonte, dato che titola a pagina 4:

Una dichiarazione sostanzialmente identica viene riportata anche da Liana Milella su Repubblica. Ora, delle due l’una: o L’Unità e Repubblica hanno preso un abbaglio, e allora ne devono rispondere, o Berlusconi ha davvero pronunciato quelle parole; in questa seconda evenienza è lui a doverne rispondere. Viene da chiedersi, viste le maniacali attenzioni rivolte al premier, come mai le home dei due quotidiani non riportino la dichiarazione a tutta pagina. Staremo a vedere.

Se Berlusconi avesse davvero pronunciato quelle parole (ma lo ammetterà mai?), ad ogni modo, avremmo tutti più chiaro il reale significato della frase “se c’è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo”. Quale mafia? La peggiore, quella togata

Certo, ci sono diversi precedenti, ma potrebbe pur sempre trattarsi di un semplice caso di malainformazione. Il reale problema è che, nell’era dell’amore, è diventato difficile se non impossibile distinguere il vero dal falso, l’illazione dall’inchiesta, il passato dall’immaginazione. E dunque chi riporta quel virgolettato, pronunciato lontano da telecamere e registratori, sa di stare alimentando il fuoco di un sospetto che non può tramutarsi in smentita. Forse è questo il reale intento di entrambe le parti: costringere chi trova fuori dal consentito e dal ragionevole accostare magistrati e criminali a schierarsi da una parte (non l’ha detto) o dall’altra (l’ha detto). O, se proprio non ci si volesse schierare, a scrivere articoli come questo. Forse è  per questo che la dichiarazia si perpetua: perché non può che vincere.

Chi ha un’obiezione, lo prego, alzi la mano.

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2 pensieri su “I magistrati “peggio della mafia” e il senso della “dichiarazia”.

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