Riassunti dell’ultima di Servizio Pubblico

Riassunto cinico: la Rai fa schifo, rivoglio una trasmissione in Rai. Indignato: Paolo Bonolis, Ficarra e Picone, Massimo Ghini, Simona Ventura, Vittorio Sgarbi, Paolo Mieli. Fogliante: Servizio Pubblico parla di Servizio Pubblico, finalmente un po’ di sincerità nel rito masturbatorio. Dopo un’ora: siamo al coito, o all’estasi in quei comizi coi santoni, in America. Giacobino: «Siamo contro la censura!» Sgarbiano: il problema della politica è la mancanza di pensiero. Narrativo: Sgarbi dice che se Saviano fa un partito vince le elezioni. Poi entra in un delirio in cui Travaglio entra in politica e Santoro in un ministero. Poco prima, Simona Ventura denunciava le «inumane» pressioni politiche subite. Lo slogan: «Viva i vecchi!». O anche: «Fate la rivoluzione!». La battuta: «Lo sperma c’inquina. Er cazzo tombola». Santoriano: siamo più soli di prima. Digitale: il 99% dei nostri fan vuole che continuiamo. Travaglio: non ve lo dirò mai, ma sto al giornalismo come Grillo alla politica. Da sinistra: Monti è cattivo. Da Freccero: non pervenuto. Alla Mieli: «Svegliatevi!». Mio: quanto sono contento di non aver dato quei dieci euro.

Perché Santoro non avrà i miei 10 euro.

Perché versare 10 euro per la nuova trasmissione di Michele Santoro?

[…] mi sento come quel tunisino da cui è nata la rivolta nel Maghreb. Che andava a vendere la frutta e la verdura al mercato e che, visto che lo Stato metteva tasse e gabelle insostenibili, si è dato fuoco. Anche noi siamo con il carrettino a cercar di vendere la nostra frutta e la nostra verdura su Internet, sulle tv a diffusione regionale, su Sky e potrebbero esserci pressioni governative per limitarci o per impedirci di andare in onda. Solo che noi non ci daremo fuoco e faremo il nostro programma lo stesso.

[…]

La battaglia è disegnare un futuro diverso del sistema informativo e televisivo: se avremo attorno uno stadio, migliaia di persone a sostenerci, ci sentiremo più forti.

Dunque la rivolta di Santoro contro l’informazione andrebbe finanziata perché paragonabile a quella tunisina per la democrazia. In entrambi i casi, perché l’analogia abbia senso, ci sarebbe un regime autoritario tale da costringere il ribelle (Mohamed Bouazizi in Tunisia, Michele Santoro in Italia) a operare ai margini della legalità, fronteggiando lo spettro della disoccupazione, le percosse (fisiche o metaforiche, a seconda dei casi) del Sistema e addirittura (ma per il solo Bouazizi) l’eventualità di gesti estremi (darsi fuoco).

Io non so se Santoro si renda conto dell’incredibile mancanza di rispetto del suo paragone verso chi è davvero oppresso, verso chi è disposto a rinunciare alla propria vita (e non a una trasmissione in prima serata) per denunciare la sua mancanza di libertà.

Quello che so per certo è che Santoro può scordarsi i miei 10 euro.