Le “domande” del Tg1, le “risposte” di Napolitano.

Tg1 delle 20, ieri sera:

«Negli ultimi due anni l’Italia ha tenuto alto l’argine della stabilità dei conti, come hanno riconosciuto l’Europa e il fondo monetario internazionale. Ora è il momento di tornare a crescere. In che modo?»

(Questa “domanda” serve a Berlusconi per introdurre la «frustata» all’economia esonerandolo, allo stesso tempo, da ogni responsabilità sui dati che la hanno resa necessaria)

«Molti analisti affermano che l’Italia è ancora un Gulliver, ovvero un gigante bloccato da lacci e lacciuoli. Lei è sceso in politica nel 94 promettendo la rivoluzione liberale. Per dare la scossa alla nostra economia è arrivato il momento di andare fino in fondo?»

(Questa serve per andare nello specifico della propaganda: modifica dell’articolo 41, piano casa, servizi pubblici locali, piano per il Sud)

«Proprio su questi temi lei ha fatto una proposta di collaborazione all’opposizione che ha risposto che non è credibile. Ma dietro questo rifiuto secondo lei aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i nodi della nostra economia punta sempre sull’aumento della pressione fiscale?»

(Questa “domanda” è un capolavoro: utilizza il termine, berlusconiano, «partito della patrimoniale», associandolo all’opposizione. Insomma, un assist per dire che se non si sta con Berlusconi si sta con chi vuole alzare le tasse. E mostrare il volto buono di Berlusconi, che aveva anche teso la mano, per redimerlo, all’avversario)

Ma per Napolitano il problema è che nei tg c’è «troppo spazio a nera e giudiziaria».

Il “Governo del fare” su iPhone e iPad. Ma Facebook?

Da oggi – in realtà dall’11 agosto – i risultati dei primi due anni di governo sono su iPhone e iPad, a portata di tocco e gratuitamente. Sai mai che durante un viaggio in metropolitana o una coda in posta ci si renda conto che i servizi del Tg1 non erano abbastanza.

Ora manca solo la pagina Facebook ufficiale annunciataentro 30 giorni” il 14 maggio: che fine ha fatto? Non è che la tecnologia va benissimo, magari se è pure cool meglio ancora, ma solo finché non ci sia un reale scambio di opinioni? Lì, ad esempio, qualcuno potrebbe obiettare che forse l’emergenza rifiuti non è stata “risolta” (e “in soli 58 giorni”). Chissà, forse il Premier non è ancora pronto a “dialogare con tutti” sul social network che ospita oltre 16 milioni e mezzo di italiani – la stragrande maggioranza dei quali potenziali elettori. Forse pensa che le campagne elettorali si possano vincere con megafoni e manifesti. In televisoine, per strada e ora anche su Apple Store.

Gli utenti hanno finora espresso 65 valutazioni, per una media di tre stelle su cinque. Tra i commenti pochi pareri tecnici e molta usuale battaglia tra berlusconiani e antiberlusconiani: “neanche Stalin sarebbe riuscito in una app così“, “Berlusconi c’ha i capelli disegnati con la matita”, “io l’ho scaricata e ho inquinato il mio iPad” – da una parte. “Almeno ho sempre con me gli strumenti per ribattere alle solite calunnie disinformate dei sinistri“, “ottima, destinata a tutti quelli che riescono a valutare serenamente questo Governo” dall’altra. Anche se quelli della prima specie sono in maggioranza.

Quanto ai contenuti, si può fare di meglio, caro “Governo del fare”. Va bene che le application gratuite sono un nuovo e interessante strumento di propaganda. Però non è pensabile che questa

sia l’idea di “dire la tua opinione e dare i tuoi suggerimenti” nel 2010.

Il diritto dei Litfiba di fare “propaganda”.

Pare che i Litfiba siano “scesi in campo”, e all’opposizione, durante un concerto nel palermitano. Non c’ero, quindi non posso sapere quanto duri ci siano andati. Fatto sta che l’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili della provincia di Palermo Eusebio Dalì ha parlato di “squallidi messaggi populisti e demagogici“, di “eccessi verbali violenti che creano odio e divisioni“. Insomma, “non mi sembrava di stare ad un concerto, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio“. Fin qui affari suoi: non gli sono piaciute le invettive contro Berlusconi e Dell’Utri.

Il pensiero espresso di seguito tuttavia è preoccupante:

Invito l’incolpevole sindaco Vasta e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi.

Non basta:

E invito i Litfiba a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, e fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono.

Peccato che i Litfiba, come qualunque altro libero artista, possano dire e fare quel diavolo che vogliono. Anche propaganda, se lo ritengono. Saranno semmai gli spettatori, i fan, a manifestare il loro dissenso. Non la politica, i cui poco amichevoli “inviti” hanno un suono sinistro. E poi al riguardo degli insulti ai siciliani in genere: dove sono le loro proteste?

Detto questo, se i Litfiba hanno pronunciato frasi ingiuriose nei confronti di chicchessia, c’è la legge. Che vale su un palco come su un social network – semmai è il Parlamento il luogo dove sembra valere a intermittenza. Sarebbe bene tuttavia che l’assessore ricordi che se tali limiti non dovessero essere stati violati si ricade sotto l’ombrello della libera espressione. Che certo, può dare fastidio, ma null’altro. Chiedere agli artisti di essere politically correct o peggio politicamente neutri è prerogativa dei regimi autoritari. Di cui non credo si volesse auspicare un ritorno (mi sbaglio, vero?), specie da parte di un assessore alla Cultura – ciò che è libero per eccellenza.

Un ultimo appunto. O meglio, un esperimento mentale. Proviamo a prendere sul serio le parole dell’assessore: dove c’è intrattenimento non deve esserci propaganda politica. Allora il primo luogo da “depurare” non sarebbero certo i palchi dei concerti, che parlano a poche migliaia di persone, ma la televisione. Che ha “capacità di penetrare” milioni di “giovani sensibilità”, nonché “di formarle o di plagiarle” all’occorrenza. Caro assessore, me lo dica apertamente: si sta schierando contro episodi come questo (ma se ne possono citare infiniti altri), oppure certa propaganda è meno propaganda di altra?

Strano insomma che si rinfacci agli autori di El diablo di essere antiberlusconiani. E’ proprio lo stesso pensiero che la propaganda di Mediaset (allora Fininvest) diffondeva ai tempi della “discesa in campo”, quella vera:

“Il padreterno tiene per Berlusconi, Forza Italia… Stalin tiene per Occhetto e anche Satana tiene per Occhetto“. Evidentemente, come canta Pelù, “a volte uno strappo è una necessità”.