La trattativa di Ingroia

Mai dire mai. No. Indiscrezioni giornalistiche. Resto un magistrato. Si vedrà. Nulla di concreto. L’ultimo dei miei pensieri. Non si può dire che è un no. Sono solo un cittadino. Sto ancora riflettendo. Questa, in soldoni, l’italianissima storia della trattativa tra Antonio Ingroia e la politica. Fino a oggi, quando al Corriere il magistrato ha prima smentito la smentita, data solo ieri al Fatto, che la richiesta di aspettativa al Csm per «motivi elettorali» fosse l’annuncio di una candidatura. E poi ribattuto: «Berlusconi cambia idea ogni giorno, Monti non sa ancora cosa fare. Adesso chi di politica ne capisce meno di tutti, cioè io, dev’essere l’unico ad avere le idee chiare?». Venerdì, cioè tra due giorni, si saprà forse la conclusione di questa ennesima estenuante soap politica. Ma se un astro nasce tra i «non mi credete» e i «così fan tutti», nel solito nebbioso miscuglio di politichese, opportunismo e uso improprio della mezza ironia di chi non sa né rispondere né far sorridere, viene da pensare, se non proprio a una stella cadente, a una qualunque nel mezzo del firmamento.