[Instant Blogging] Resoconto dell’episodio di AnnoZero con Patrizia D’Addario.

 

(21:08) Discorso di apertura di Santoro. In onda il monologo di Minzolini del 22/6/2009 al TG1, in cui parla dell’inchiesta di Bari come gossip. Confronto col suo discorso del 29/10/1994, in cui dice il contrario.

(21:10) Viene riportato uno spezzone della BBC in cui si immaginano alcune parole di Berlusconi a Gordon Brown: “Vuoi un po’ di figa, Brown? Vuoi un po’ di pompini?”

(21:12) Santoro chiude il suo discorso di apertura: “Un esposto all’AGCOM lo faccio io: chi è che garantisce il contradditorio in questo Paese?”

(21:15) Parte AnnoZero con un servizio su Tarantini, Frisullo, Colella e la malasanità barese. 

(21:22) Per la prima volta una escort menziona: “Questa sera andiamo a casa del Presidente”. C’erano “persone note a tutti”. Oltre a 9-10 escort. Hanno anche visto il video di “Meno male che Silvio c’è”, tra barzellette e politica. 

(21:25) Entra in scena Barbara Montereale, escort candidata nelle liste di Fitto. Anche lei parla del Presidente. Look? Vestitino nero ed elegante. Una serata “formale, di classe”. Viene proiettato un video di un congresso (presumibilmente, del Presidente). Al ritorno in albergo, in cui Barbara condivide una stanza con la D’Addario, “Patrizia non è ritornata”. La D’Addario ritorna verso le 6-7 del mattino. Dice di non essere stata pagata perché “il Presidente le ha promessa un’altra cosa”. 

(21:29) Tarantini afferma: “Il Presidente non ha mai saputo che io ho pagato le ragazze”.

(21:30) Interpellato Belpietro. Santoro: a prescindere dal profilo penale, “si vedono cose abbastanza incredibili”. Cose che “suscitano il disgusto”. Belpietro menziona alcune intercettazioni telefoniche che non sono ancora uscite. In cui medici spingono pazienti a interventi invasivi innecessari. Con questo, chiosa il direttore di Libero, il sesso non c’entra molto. Inquietante è il malaffare della sanità pugliese. La Montereale? Interessante soprattutto per quello che non ha detto. Ad esempio, la D’Addario al ritorno dalla notte con il Presidente era raggiante, dice la Montereale a Libero, perché “sono riuscita a registrare tutto quanto, adesso sono sistemata”. 

(21:35) Emiliano, sindaco di Bari: queste ragazze operano per distruggere le istituzioni. “Io non conoscevo personalmente Tarantini”. Santoro: “Allora perché ha avvisato D’Alema di stare in guardia?” Ipotesi di Emiliano: la cena era stata organizzata al fine di mostrare l’amicizia di D’Alema con Tarantini. E si sapeva che era meglio non averci a che fare. 

(21:42) Porro, vicedirettore de Il Giornale. “Il vero centro del potere in grande parte del Sud nasce sulla sanità. Dunque io non mi stupisco di cosa è avvenuto in Puglia”. Poi cita “la solitudine di Berlusconi, che ha bisogno di fare una cena con quelle tre signore”. Santoro: “Ma se canta Apicella…”. Ma cosa c’entra Berlusconi con questo milieu (quello che gravita intorno a Tarantini e alla malasanità), si chiede Porro. “Queste signore hanno deciso il loro gettone di presenza”. Hanno saputo vendersi, insomma.

(21:47) Norma Rangeri, il Manifesto: “Come fa Berlusconi a non sapere chi è Tarantini?” Belpietro: “E’ la stessa persona che hanno portato a D’Alema”. Replica la Rangeri: queste ragazze vanno da Berlusconi per avere una partecipazione sociale e politica nel mondo di “Meno male che Silvio c’è”. 

(21:50) Maria Latella: “Sono l’autrice di Tendenza Veronica“. “E’ la prima volta che il nome di questo libro viene pronunciato in un servizio pubblico”. “500 euro è quello che prendono gli stagisti in un mese”. Le ragazze li hanno in una sera. “Se in più ci aggiungiamo la fascinazione della tv…”. “Quante ragazze di quelle che ci seguono si staranno arrabbiando?”

(21:52) Bernstein. Santoro gli chiede: “Che cosa abbiamo diritto di sapere di un politico?”. Risposta: se ci sono evidenze sul cattivo comportamento generale di un politico, allora le accuse sono legittime. Spetta ai giornalisti scoprire se queste accuse sono veritiere o meno. E’ possibile che Berlusconi abbia violato il confine che gli consente di avere una privacy. Ma bisogna documentarsi, prima di stabilirlo. “Le migliori restrizioni sul giornalismo tendono ad essere autoimposte”.

(21:58) Emiliano, aiutato da Santoro: visto che gli altri personaggi coinvolti nell’inchiesta si sono dimessi (ma poi “vengono eletti in Parlamento”), “Berlusconi quando si dimette?”. Belpietro: “c’è un piccolo dettaglio: Berlusconi non è indagato”. La vera vicenda riguarda le protesi, “è quello lo scambio di favori che si nasconde col gossip”. “Credo più al Procuratore Capo che ha detto che non ci sono risvolti penali”. 

(22:06) Discorso di Travaglio. In Italia si può essere condannati per aver raccontato un fatto vero. Elenco dei rischi del mestiere del giornalista in Italia alla luce della disciplina della diffamazione. Rischi di natura civile, penale e chi più ne ha ne metta.

(22:13) Ecco, per la prima volta in diretta in una tv italiana, Patrizia D’Addario. “Tu sei una notizia”. Due volte a Palazzo Grazioli, da Berlusconi, invitata da Tarantini; la seconda ha passato la notte con il Presidente. Tarantini? “Un conoscente”. “Con dignità l’ho detto fin dal primo momento, a Max”; che era una escort, ovvio. Perché Tarantini ha presentato la D’Addario a Berlusconi? “Non ero l’unica, eravamo in tre”. E perché ti porta lì? “Il mio cachet era di duemila euro solo per la cena. Io ero stata semplicemente pagata per la cena”, nella prima occasione. Era una escort “solo per la cena”. Anche se dopo la cena il Presidente le aveva chiesto di rimanere. Lei rifiuta. “Un ottimo padrone di casa”. La seconda sera invece cosa cambia? “Il Presidente vuole rivederti, è rimasto molto colpito da te”. Parla al Presidente del suo progetto. Non è andata da Berlusconi per andare in tv. “Anche se di solito a una escort non si chiede della sua vita privata”. Il che mostra intimità con Tarantini e Berlusconi. La Montereale dice: “tutti sapevamo che Patrizia doveva rimanere”. “Ma io non ero l’unica, quella sera”. 

(22:20) Santoro: Belpietro dice che lei era entusiasta, di ritorno dalla seconda serata. Perché si era creata una certa intimità. Pensava a una relazione sentimentale? D’Addario: “ero contenta per il fatto di aver colpito il Presidente con il mio progetto”. Il Presidente voleva darle “un aiuto”, ma “niente di abusivo”. Solo un aiuto a velocizzare la pratica. Un Presidente “molto affettuoso, molto gentile, si è interessato alla mia persona, al mio problema”. Un progetto che aveva portato al suicidio del padre. E per questo molto importante. Santoro: “Perché ha registrato quella telefonata?”. D’Addario: ho detto tutta la verità. “Io ho sempre registrato, perché ho avuto un grosso problema nella mia vita. Di violenza, anche. Mi sentivo più sicura. Io non ho mai voluto ricattare nessuno”. Da candidata, le è stato impedito di entrare in una conferenza stampa del Presidente a Bari.

(22:25) Belpietro: “Effettivamente non ha fatto niente al Presidente del Consiglio. Lo ha solo sputtanato in mondovisione”. “Continuo a non capire perché registrasse? Per difendersi da chi?”. Cita l’intervista alla Montereale, quando dice “Adesso sono a posto, sono stata a casa del Premier e ho le prove”. “Prove necessarie per ricevere un favore importante, per sbloccare il cantiere”. Santoro: “E’ andata per fare un ricatto, insomma”.

(22:27) Santoro: “C’era il ricatto?”. Ci sono registrazioni, dice la D’Addario, che dimostrano che la Montereale dice il contrario di quello che riporta Belpietro. “Queste cassette sono depositate alla magistratura”. Ne sapremo a tempo debito, dunque. Belpietro incalza: perché ha registrato? Si continua a non rispondere. La D’Addario dice che le hanno svaligiato la casa. Belpietro: “Dice che è stato Berlusconi?”

(22:30) E’ credibile questa signorina, si chiede Porro. Una persona pagata, che fa delle registrazioni etc. “Non mi fiderei”. “I dettagli sono quelli che fanno i pasticci di questa vicenda”. E i dettagli non sono affidabili.

(22:32) Scroscia il primo applauso della serata. A direzione della giornalista del Manifesto, Norma Rangeri. 

(22:34) Santoro: può descrivere l’harem di Berlusconi? D’Addario: c’erano venti ragazze. 

(22:35) Santoro a Latella: aveva ragione Veronica Lario? Latella replica con una battuta su una ragazza di 23 anni che guarda un filmino su Berlusconi a casa di Berlusconi. Prima risata in sala. Applauso moscio. “Una massa di giovinette si muove sapendo di ottenere vantaggi. Una situazione un po’ da Re Sole”, conclude Latella.

(22:38) Servizio sulla Montereale. 

(22:39) Bernstein: “c’è una situazione democratica assurda, senza precedenti, in cui un Presidente del Consiglio cerca di limitare le pubblicazioni, le trasmissioni con inchieste su di lui. Una sorta di stalinismo sovietico che non è degno di una grande democrazia. Soprattutto perché è il più grande proprietario di media in Italia. I dettagli precisi o giusti non sono la cosa più importante. Importante è il metodo di Berlusconi, il modo in cui egli vede se stesso e le persone di cui si circonda”.

(22:42) Giulia Innocenzi: 500 euro al mese o 500 euro a sera? “Perché le donne non sono scese in piazza dopo che è scoppiato il caso escort?”

(22:47) Santoro: Montereale dice che c’era un “tariffario”. A prescindere dalla magistratura, qui “c’è un mondo che un po’ fa schifo”.

(22:49) Emiliano: intorno a Berlusconi non c’è nessuno che è in grado di dire al Presidente del Consiglio di dire che certe cose non si fanno. Belpietro replica: “non abbiamo parlato dei malati, della sanità pugliese”. Battibecco con Emiliano sul ruolo di D’Alema nella vicenda. Emiliano tuona: “Le sue sono pagliacciate”. Il pubblico abbozza un applauso, ma Santoro lo ferma stizzito. I due si parlano l’uno sopra l’altro per minuti. 

(22:57) Ultimo spezzone dell’intervista alla Montereale. Ospiti uomini non ce n’erano, solo venti “amiche”. “Era una festa”. Fede? Non c’era. L’aveva conosciuto nel locale di Briatore. Che aveva fatto alla Montereale una proposta che non voleva accettare: cioè “fare la meteorina”. Ma Barbara non si sente pronta. Quanta coca c’era alle feste di Tarantini? Mannarini risponde, ma dopo un compenso. “La gente così si diverte in Sardegna”. 

(23:02) Santoro: “Il presidente lo sapeva che lei era una escort?” D’Addario: “sì che lo sapeva. Lo ha detto anche la Montereale”. E ci può raccontare della sua candidatura all’europarlamento? “Ho consegnato il curriculum a Tarantini”. Poi tutto salta per via della lettera di Veronica Lario a Repubblica. “Per me non c’era problema”. Poi è arrivata la candidatura per il Comune a Bari. “Loro hanno insistito”. Ma a lei interessava del suo “progetto”, di cui non sapeva più nulla. E per cui, ribadisce, il padre ha perso la vita. “Non mi vergogno di quello che ho fatto e di quello che ho detto”. 

(23:05) Santoro chiede a Belpietro: ma se Berlusconi sapeva, allora il problema c’è. Santoro: “come siamo sicuri che Berlusconi sapeva che lei era una escort?”. D’Addario: lo hanno detto anche le altre ragazze. “Ma anche Berlusconi?” “Gli ha detto che era una escort?”. “Lo sapevano tutti che ero una escort”. 

(23:07) Belpietro: “l’operazione messa in atto ora è chiara. La D’Addario non aveva mai detto una cosa del genere”. La vicenda è “assai strana”. Le risposte sul cantiere ci sono state, ma negative. I soldi per realizzare il “progetto” non ci sono. E le autorizzazioni non potevano venire date. “Come faceva a fare un progetto per un residence da costruire? Come pensava di realizzare questo investimento?”. A me risultano “denunce e controdenunce”. Una figura un po’ controversa, conclude Belpietro. “Si capisce qual è l’obiettivo”. “L’operazione dunque è chiara, ma non è chiaro chi ha organizzato tutto questo”. 

(23:12) Giulia Innocenzi: il caso escort è un caso politico o gossip? Parla Augusta Montaruli, che chiama la D’Addario “dottoressa”. La Montaruli urla come un’ossessa, un fiume inarrestabile di non si capisce cosa. Si capisce soltanto quando urla a Emiliano “lei non ha un partito”.

(23:17) Battuta (felice) di Santoro: “una delle cose che non si devono fare in televisione sono le domande”. Il clima tuttavia si è molto surriscaldato. Difficile seguire il discorso. Emiliano: “quando qualcuno ha un problema si dimette”. Santoro: non è detto. Belpietro: “Tedesco si dimette e viene eletto in Parlamento”.

(23:21) D’Addario: “Ho la sensazione che il sistema Tarantini si sia incardinato su di me. Io sembro l’unica escort. Invece non è così”. “Io sono l’unica che ha parlato e che ha detto la verità. E che aveva delle registrazioni non volute”. Ci sono “tantissime menzogne” delle persone che hanno parlato sul caso escort. La morte del padre ha costretto la D’Addario a fare la escort. Belpietro: “Come campa? Come li guadagna i soldi?”. La D’Addario: “lavorando come sempre”. Applauso, non si capisce riferito a chi. “A me non li ha mai dati nessuno i soldi”, dice D’Addario. “Vado in giro e seguo il progetto della mia famiglia”. Belpietro ha colto nel segno perché per la prima volta la D’Addario perde l’aplomb. 

(23:25) Applauso assurdo sulla chiusa della D’Addario, che dice che per capire cosa significhi fare la escort bisogna viverlo sulla propria pelle.

(23:30) Santoro chiude con un sibillino “non c’è due senza tre”. A giovedì prossimo.

Radiografia di Filippo Facci, mestiere ignoto.

Filippo Facci pubblica oggi su Il Giornale [1] una filippica contro La Repubblica e il modo in cui è stata portata avanti l’inchiesta su Berlusconi e i suoi vizi privati. 

Mi sento in dovere di riportare alcune sue affermazioni e commentarle. 

“Fingiamo pure che non ci siano le incredibili e impunite violazioni della privacy e del segreto istruttorio, fingiamo pure che Silvio Berlusconi a questo punto non sia un-cittadino-come-tutti-gli-altri-nella-sua-camera-da-letto, uno-come-noi punto e basta: c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di parlare di «notizie», di «libertà di stampa», di «dovere di informare»? C’è ancora qualche deficiente disposto a sostenere che magari il Tg1 dovrebbe occuparsene? Ma i colleghi giornalisti, l’opposizione, Dario Franceschini, tutti quanti: l’hanno capito in che razza di situazione ci siamo infilati e che la politica e l’ordinaria informazione sono ormai ostaggio di questa roba?”

Prima di tutto, Facci definisce “deficiente” chi non la pensi come lui. Ottimo esempio di uso critico della propria abilità argomentativa. 

Poi parla di Silvio Berlusconi come un cittadino più uguale degli altri, ma non perché sia impunibile e impunito per legge, ma perché per lui non varrebbero le leggi sulla privacy e il segreto istruttorio. Una semplice domanda: perché non si fa anche una legge sulla privacy ad personam? Facci lo proponga su Il Giornale.

Da ultimo, Facci si lamenta che “l’ordinaria informazione” sia ostaggio di “questa roba”. Lo rassicuro io: visto che oggi “l’ordinaria informazione” è rappresentata dai telegiornali (l’80% degli italiani li adopera come unica fonte di informazione), e visto che i telegiornali non hanno mai riportato alcuna notizia sull’inchiesta di Bari (se non la dichiarazione di non-santità, divenuta a quel punto inspiegabile, di Berlusconi), il sillogismo vuole che “l’ordinaria informazione” non sia ostaggio di “questa roba”. Semmai, è ostaggio dell’assenza di “questa roba”.

Ma proseguiamo.

“È Berlusconi ad aver predisposto che una escort non dichiarata lo incastrasse e registrasse e fotografasse, è lui ad aver scritto una lettera all’Ansa per mettere in pubblico i risentimenti legati al suo divorzio.”

Facci qui sfodera un commento ironico sull’affermazione di D’Avanzo che sia stato il Premier a infilarsi in questa faccenda in salsa alla puttanesca. Apprezzabile. Peccato che non vi sia alcuna certezza sul fatto che Berlusconi non sapesse che la D’Addario era una escort dichiarata. Ma su questo, Facci non ha colpe. La sua ricostruzione si basa sulle dichiarazioni di Barbara Montereale che, come detto in un precedente post [2], pensava e al contempo non pensava che Berlusconi sapesse che la D’Addario era una squillo. Anche qui, un briciolo di dignità professionale avrebbe imposto almeno di riportare questa incongruenza. Naturalmente, niente di tutto questo.

“Se basta questo [cioè se basta lo sfogo di una (ex)moglie a motivare un’inchiesta], se tanto mi dà tanto, i baffoni che porta Peppe D’Avanzo sarebbero sufficienti per chiedergli se la sera non si vesta da cantante dei Village People e intoni «Ymca» ballando sui tavoli con Ezio Mauro: rispondi Peppe, o avete qualcosa da nascondere? A proposito, potete smentire di essere dei koala? Potete garantire che Jim Morrison non sia vivo e non si nasconda in Largo Fochetti? Perché non rispondete?”

Qui si vede semplicemente, e con una disarmante chiarezza, la demenza di chi (nel profondo del suo sistema di credenze) equipara un omosessuale a una prostituta. E insieme a questo, di chi equipara una inchiesta suffragata da prove (registrazioni, dichiarazioni multiple contradditorie, fotografie, testimonianze) a una domanda che non ammette risposta. L’inchiesta di Repubblica sarebbe dunque un cerchio quadrato, qualcosa che non ha alcuna dignità ontologica, di esistenza. Ritorna la essenziale differenza metodologica tra questo giornalismo e il libero giornalismo: mentre quest’ultimo ha l’atteggiamento critico di chi osserva il mondo e in esso cerca smentite e spunti di dibattito razionale, il primo (quello di Facci) procede come una lenta, spossante Inquisizione, per dogmi e diktat.

Propongo da ultimo (il lettore mi scusi se mi dilungo, ma ne vale la pena), il cavillo metodologico che Facci adopera per delegittimare i giudizi sull’Italia provenienti dal mondo:

“Guardiamoci nelle palle degli occhi sinché sono quelle degli occhi, signori della sinistra e della destra, e onorevoli colleghi, spettabili magistrati, fotografi, comici, saltimbanchi e battone: i continui e fuorvianti paragoni con l’estero non funzionano perché noi siamo l’Italia e non l’estero; sembra un’ovvietà e invece è la piattaforma da cui dovremmo ricominciare a discutere.”

Come a dire, non esiste altro metro di giudizio morale che il costume, ciò che viene abitualmente accettato dal buon senso del comune cittadino. Si tratta di “un’ovvietà” (cioè, di nuovo, di un dogma). E dunque se in Italia siamo tutti (!?) disposti ad accettare un Premier che va a puttane, significa che è giusto accettare un Premier che va a puttane. Una dittatura della maggioranza, insomma, tanto più feroce in quanto a chi ci guarda dall’esterno è sottratta ogni possibilità di giudizio. 

Questo è il modo in cui Filippo Facci fa il giornalista. Senza dare valore ai fatti (e dunque finendo per travisarli o riportarli in modo scorretto). Senza alcun senso critico. Ascoltando i propri (disarmanti) pregiudizi. 

Impediamo a questa gente di continuare a fare questo mestiere, oramai diventato un mestiere ignoto, indefinibile.

 

[Un inciso: questa (http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Facci) è la pagina su Wikipedia di Facci. Andiamo bene.]

 

 

Note: 

 

[1] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=369044&START=0&2col=

[2] https://ilnichilista.wordpress.com/2009/07/12/la-contraddizione-di-barbara-montereale/

Il vero Cristo della politica.

Silvio Berlusconi dichiara di non essere un Santo. Strano, in bocca a chi solo tre anni prima diceva di sé: “Io sono il Gesù Cristo della politica. Sono una vittima paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti. Così dovete fare anche voi imprenditori…” [1]. Evidentemente l’inchiesta di Repubblica ha sortito almeno un effetto: destare il Presidente del Consiglio dal suo “sonno dogmatico”. 

Un nobile obiettivo che, tuttavia, non giustifica il fare di Repubblica un “Gesù Cristo della politica” a sua volta. Pare, infatti, che il quotidiano abbia deciso di “sacrificarsi per tutti” nella battaglia contro l’immoralismo di Berlusconi, finendo per dedicare all’inchiesta di Bari praticamente l’intero contenuto dell’edizione di oggi, 23 luglio.

Da pagina 2 a 4 solo titoli di questo tipo: “La parabola del santo mancato tra sesso proibito e coda di paglia”, “Zappadu: “Le mie immagini spaventano più delle registrazioni”” e “”Escort: Berlusconi come Mao” dopo i nastri l’affondo del Times”. Le pagine 8 e 9 sono dedicate a Dell’Utri (facilmente associabile a Berlusconi) e al dibattito tra Di Pietro e Napolitano (naturalmente scaturito dall’atteggiamento tenuto dal Presidente della Repubblica in occasione di leggi ad personam riguardanti sempre Berlusconi). Un paio di pagine dedicate al disastro-PD, e si passa alla cronaca (in cui, a meno di sostenere che sia Berlusconi la causa della  nuova influenza, è difficile inserire il discorso sulla moralità o meno di un Presidente del Consiglio che va a puttane).

Poi le pagine di approfondimento. Ebbene, tutti e tre i commenti riguardano l’Inchiesta di Bari. D’Avanzo scrive “Un primo passo dopo le bugie”, Valentini parla di “Disinformatia televisiva” e infine Romagnoli ci illustra la pratica del GFE (The Girlfriend Experience), ovvero un breviario di buone maniere nell’utilizzo (finale) di una escort.

Niente di niente sulla ricostruzione in Abruzzo e le regole folli che vigono all’interno delle tendopoli. Niente di niente sull’emergenza rifiuti a Napoli (forse l’hanno risolta?). Il crimine? Scomparso. Le ronde? Non ne se sa più nulla. Per non parlare del dibattito sull’opportunità del nucleare in Italia. Questo senza prendere in considerazione il fatto che non si dice più nulla di quello che accade nel resto del mondo. 

Secondo Repubblica, l’Italia è dunque una (paradossale) penisola staccata da se stessa e dal resto del mondo, in cui ciò che realmente conta è, come sempre, fare ciascuno i propri interessi. 

L’inchiesta di Bari è sacrosanta. La battaglia di Repubblica anche. Qualcuno, tuttavia, dovrebbe ricordare a D’Avanzo e soci che l’informazione non ha bisogno di Gesù Cristi, perché l’informazione, al contrario della politica, non è un sistema ideologico chiuso e completo, ma una palestra per il nostro senso critico della realtà.

Invece di salire sulla Croce, lascino che sia la magistratura ad accertare le responsabilità. 

Accadrà? Difficile a dirsi. Dopo tutto, nemmeno a Repubblica sono tutti in odore di santità.

 

 

Note:

 

[1] http://corrispondenti.net/external_link.html?http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=59833

Le frustrazioni di De Benedetti e la lotta delle adolescenti.

La reale motivazione dietro l’inchiesta di Bari è la frustrazione di Carlo De Benedetti.

A sostenere questa interpretazione di quanto pubblicato su Repubblica e L’Espresso negli ultimi mesi è Lodovico Festa, su Il Giornale oggi in edicola. Riporto testualmente: «In un’Italia che sta mettendo a posto molte cose ma che è ancora instabile, alcune persone anziane già protagoniste e ora sulla via del tramonto, che, invece di aiutare a conciliare la società, creano sconquassi per compensare le proprie frustrazioni e distruggere quel che non possono essere loro a costruire, hanno un peso consistente.» [1]. Dietro il mare di fango scandalistico gettato addosso alle Istituzioni sarebbe dunque niente altro che il capriccio (sadico) di un vecchio bambino fallito, che non può rassegnarsi al suo declino economico e politico.

Quali prove vengono portate a supporto di tale teoria? Nessuna. Vengono riportati fallimenti economici (la crisi della finanziaria Management & Capitali) e politici (l’emarginazione dal progetto PD) dell’Ingegnere, ma nessuna prova del legame tra tali fallimenti e una regia occulta dell’inchiesta di Bari.

Le frustrazioni dell’uomo Carlo De Benedetti sarebbero dimostrate anche dal suo tentativo, svelato ieri da Libero, di inserirsi nel processo di switch over (il passaggio dall’analogico al digitale) della televisione italiana. In particolare, De Benedetti sarebbe tanto frustrato (e politicamente ininfluente) da riuscire a manovrare i vertici del PD e costringerli a riesumare la questione del conflitto di interessi al fine di fargli ottenere un canale per il Gruppo L’Espresso [2].

Da ultimo, il patto con Murdoch. Sempre secondo Il Giornale e Libero, De Benedetti avrebbe messo a disposizione di Murdoch La Repubblica e L’Espresso, per aiutarlo (forse in cambio dei contenuti che Murdoch avrebbe promesso a De Benedetti per il suo ipotetico canale) a vincere la battaglia per il monopolio della tv satellitare contro Berlusconi. Le prove? Il fatto che Repubblica di ieri, 20 luglio, abbia dedicato tre articoli al tema tv satellitare. Del resto, secondo la ferrea logica di Libero oggi in edicola, «Un indizio è solo un indizio, ma tre indizi sono una prova» [3]. Nulla spiega cosa giustifichi il quotidiano di Feltri a considerare un articolo sul tema tv satellitare un “indizio” a supporto della propria ipotesi.

Si definisce dunque una inchiesta “gossip” attraverso dell’altro gossip. Evidentemente, ci sono illazioni più illazioni di altre.

Una considerazione conclusiva: pare di assistere al litigio tra due adolescenti che hanno taciuto i segreti che l’una sapeva dell’altra fino a quando ha fatto loro comodo. Nel litigio tra Berlusconi e De Benedetti, forse c’erano segreti a cui entrambi tornava utile venissero taciuti. Pare che ora tale utile sia svanito; e dunque, ecco piovere le confessioni e gli sputtanamenti.

Resta una domanda: cosa determinava quel comune utile, e perché ora è svanito? E soprattutto: a chi porre questa domanda sperando di ottenere una risposta credibile?

Le adolescenti, nel frattempo, continuano a tirarsi i capelli.

Note:

[1] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=368049&START=1&2col=

[2] https://ilnichilista.wordpress.com/2009/07/20/il-vero-significato-dellinchiesta-di-bari-libero-e-i-cavalli-alati/

[3] Libero del 21 luglio 2009, p. 6

Il vero significato dell’Inchiesta di Bari: Libero e i cavalli alati.

Finalmente disponibili le registrazioni fatte da Patrizia D’Addario in occasione del suo “incontro” con il Presidente del Consiglio nel “lettone di Putin”. A metterle a disposizione sono i siti degli organi di informazione del Gruppo L’Espresso [1]. Patrizia D’Addario non mentiva, le registrazioni esistono. Resta da comprendere che cosa provino.

A diradare le nebbie ci pensa Libero, che alle pagine 2 e 3 del quotidiano in edicola ieri (19 luglio) propone una teoria sull’operazione anti-berlusconiana condotta da Repubblica e L’Espresso che merita di essere riportata. 

In sostanza cosa causerebbe sia l’attacco frontale portato dal Gruppo L’Espresso a Silvio Berlusconi sia il rinnovato interesse dei giorni scorsi di Franceschini e Bersani circa il conflitto di interessi? La causa comune sarebbe da identificare nella volontà del gruppo di De Benedetti di acquisire (a costo zero) le frequenze per un canale del Gruppo, usufruendo dell’obbligatorio trasferimento della Tv generalista sul digitale terrestre entro il 2012: una legge sul conflitto di interessi permetterebbe a De Benedetti di intrufolarsi nella battaglia per le frequenze senza dover sostenere i costi del trasferimento tecnologico sulla nuova piattaforma. Nelle parole di Enrico Paoli: “crescere nell’etere, più che fra le righe, dove le difficoltà sono evidenti, in modo da contrastare meglio il premier Silvio Berlusconi” [2]. Il quotidiano si spinge fino a insinuare che il tutto avvenga sotto la protezione interessata di Rupert Murdoch, che sarebbe pronto, inoltre, a fornire i contenuti all’ipotetico canale di proprietà De Benedetti. 

Un vero e proprio “patto d’acciaio” contro Berlusconi, dunque. Un patto nel nome del quale tutto è lecito: comprare dichiarazioni interessate da ex-ragazzi (la dichiarazione di Gino Flaminio all’alba del nascente caso Noemi [3]) e squillo (le appena pubblicate registrazioni della D’Addario) per costruire una trama di rapporti fittizi tra il Premier e (decine di) prostitute; infangare il nome delle Istituzioni Democratiche sostenendo (contro i fatti, che vogliono che l’inchiesta sia stata archiviata [4]) che il Premier utilizzi voli di Stato per portare menestrelli, ballerini e intrattenitori vari a Villa Certosa, luogo dove questi individui avrebbero dovuto animare feste sfrenate (tra i cui partecipanti vi erano anche Primi Ministri della Repubblica Ceca come mamma li ha fatti); violare la privacy del Presidente del Consiglio; strumentalizzare la Chiesa; identificare (dannati paternalisti) la morale e la politica. Da ultimo, un patto che arriverebbe al punto di dare del “bugiardo” a un Presidente del Consiglio che, in verità, non si è mai contraddetto. 

In sostanza, l’Italia e gli Italiani sarebbero niente altro che il campo di battaglia (o sarebbe meglio dire il palcoscenico di un teatrino) in cui si confrontano gli intoccabili del mondo dei media. Un campo di battaglia in cui il Presidente del Consiglio, facendo il bene di tutti gli Italiani, non scende. Di cui è solamente vittima.

Questa la visione della realtà propugnata da Libero. Una visione diametralmente opposta a quella di Giuseppe D’Avanzo, Fiorenza Sarzanini e degli altri giornalisti autori delle inchieste su Noemi e il Barigate. A chi credere?

Non ci sono risposte definitive. In una situazione simile, tuttavia, una considerazione aiuta: sarebbe meglio credere in ciò che è supportato da prove tangibili.

Penso sia a questo proposito esemplare il modo in cui Libero abbia argomentato la propria Weltanschauung dell’antiberlusconismo: ci vuole del talento, infatti, per fare così tante e tanto pesanti illazioni senza portare una sola prova, né citare una sola fonte che documenti e testimoni le conclusioni proposte. L’inchiesta di D’Avanzo  e soci potrà non essere in buona fede o disinteressata, ma un dato è certo: ha sempre tentato di avvalorare con prove concrete ogni affermazione fatta.

Si tratta di una differenza metodologica sostanziale: mentre i primi dichiarano di disinteressarsi alle prove, i secondi (almeno negli intenti) si comportano come se le prove avessero valore. 

Sappia dunque chi crede nella ricostruzione di Libero (vale la pena di ricordarlo: sono la maggioranza degli Italiani) che sta credendo ai cavalli alati. 

 

 

Note: 

 

[1] http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-14/parla-daddario/parla-daddario.html e http://espresso.repubblica.it/dettaglio/intercettazioni/2104809//0

[2] http://libero-news.it/articles/view/559650

[3] http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/parla-gino/parla-gino.html

[4] http://www.corriere.it/politica/09_giugno_16/voli_stato_berlusconi_archiviare_b2bd8824-5a5d-11de-8451-00144f02aabc.shtml