Tre cose sui «segreti della Casta di Montecitorio».

Promemoria per quello che potremmo essere costretti a leggere nelle prossime ore sulla pagina Facebook I segreti della casta di Montecitorio:

1. Se si dovesse scoprire che invece dei segreti di un funzionario licenziato dopo 15 anni di precariato nel Palazzo il fantomatico Spidertruman fosse un furbo comunicatore che spaccia per tali (con fini anche nobili) pezzi più o meno noti di libri e articoli sulla Casta, i giornali online, vecchi e nuovi, avrebbero trattato la questione con altrettanta superficialità rispetto ai tanti del «popolo del web» (amano chiamarlo così, per ragioni che ignoro) a cui, ne sono certo, non tarderebbero a imputare l’eventuale bufala.

2. Spidertruman, specie per quanto si è letto finora, non è «l’Assange de no’altri» (Corriere), «il ‘Julian Assange’ anti-casta» (Ansa), «una sorta di Julian Assange all’italiana» (TgCom), «un nostrano Julian Assange» (Il Fatto). Prima di tutto perché Assange non pubblica documenti suoi, ma quelli che riceve da fonti anonime. In secondo luogo perché Assange non lancia accuse generiche («Ogni giorno c’è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile», per esempio), ma estrapola dati da documenti coperti da segreto che rende accessibili al pubblico tramite WikiLeaks e che contengono tutti i dettagli delle rivelazioni (nomi, cognomi, circostanze). In terzo luogo perché Assange è responsabile del processo di autenticazione di quei documenti, facendosi così carico della loro eventuale falsità, senza celarsi dietro a un’identità fittizia.

3. In rete stanno già iniziando a circolare commenti di questo tenore: «http://it.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Bouazizi c’è qualcuno che ha voglia di darsi fuoco? Magari riusciamo a muovere le acque», «che sia una bufala o meno poco importa, sta montando un’onda che coinvolge tutta la civiltà occidentale». Ancora, «Il tentativo di far passare come bufala quanto denunciato è operazione del potere per tutelare il proprio podere» (Reset Italia). L’impressione, insomma, è che la causa di demolire la Casta abbia già preso, in molti casi, il sopravvento sulla volontà di certificare che le denunce corrispondano al vero. Se così fosse, il germe che nutre la tanto detestata Casta non sarebbe affatto debellato, né scalfito. Piano, dunque, coi trionfalismi, la retorica dell’«Italia migliore» e quant’altro.

Staremo a vedere.