Contro il modello Huffington Post

Trovo che in Italia non ci sia bisogno, per blogger e precari del giornalismo, di inseguire il modello Huffington Post. E non è questione che a dirigerlo ci sia Lucia Annunziata. Il punto è che è un modello che non funziona. Pensare che la visibilità sia moneta può avere senso se si scrive per un pubblico vasto come quello dei cittadini digitali che leggono in lingua inglese. Ma se si parla ai soli italiani, le possibilità che quella visibilità si traduca in valore si riducono sostanzialmente. Andando più in profondità, poi, si potrebbe contestare che sia accettabile anche solo l’equazione di visibilità e moneta. Il contenuto è moneta. Se i contenuti sono buoni, prima o poi si traducono in visibilità. E se quella visibilità è basata sui contenuti, è più probabile che qualcuno che considera il denaro moneta – o più prosaicamente, remunera il lavoro – si accorga che vale la pena tradurla in un salario, o in un compenso: perché produce valore anche per lui. Ma il problema, nella sua essenza, è che remunerare il lavoro con la visibilità è una sconfitta civile, prima che economica, per una società. E’ un segno che l’asticella del rispetto si è abbassata di una tacca di troppo. E sarebbe il caso che blogger e precari del giornalismo se ne accorgano.

Wikileaks, il giornalismo e i blog.

Uno dei tanti aspetti che si dovranno analizzare con calma, quando la «tempesta sul mondo» (cit.) di Wikileaks si sarà placata, è quanto avrà assottigliato il confine tra le regole del giornalismo tradizionale e quelle del blogging. Un esempio su tutti è il modo in cui La Stampa ha deciso di diffondere l’articolo del New York Times che, verso le 19:20 di domenica, aveva fornito un primo riassunto dei documenti del cablegate. Cioè offrendo una «traduzione a braccio» di Anna Masera, una giornalista “tradizionale” ma molto attenta alle dinamiche della rete. E postando il contenuto del pezzo del quotidiano newyorkese in lingua originale, per poi sostituirlo con la sua versione in italiano (più o meno di senso compiuto) a mano a mano che veniva tradotto.

La traduzione a braccio...

... e gli esiti della traduzione a braccio.

Più in generale, per una volta non c’è stato niente che un giornalista professionista, in una redazione vera e propria, potesse sapere più di un qualunque blogger: i documenti erano tutti lì, disponibili per l’uno e per l’altro. Senza fonti di accesso privilegiate. Senza agenzie che facessero il “lavoro sporco” al proprio posto. Giornalisti e blogger si sono trovati tutti in prima fila a descrivere e commentare ciò che tutto il mondo stava descrivendo e commentando.

Certo, passato il caos sono rientrate le consuete gerarchie: Repubblica.it, ad esempio, in poche ore è riuscito ad assemblare un commento scritto e uno video, una galleria fotografica e una interpretazione di come i files siano stati trafugati. I professionisti hanno potuto mettere in campo la loro professionalità, inquadrando ciò che stavano leggendo nello scenario geopolitico. E, grazie al lavoro di squadra tipico delle redazioni, approfondire tutti gli aspetti rilevanti della vicenda, separando le novità dalle conferme, le notizie dalle curiosità. Il blogger, invece, ha ricominciato a inseguire i professionisti, andare sui siti delle grandi testate per orientarsi in un mondo diventato ormai troppo vasto per le sue sole forze.

Quindi io non so se, come scrive (immagino provocatoriamente) Luca Sofri, I blog hanno vinto. Quel che è certo è che, per un breve momento, hanno potuto sentirsi in una redazione grande quanto il mondo, e far parte di una marea di informazione che ha travolto indistintamente loro e i più navigati professionisti. Forse, in quel momento, hanno provato l’ebbrezza di sentirsi sulla cresta dell’onda, sul campo, inviati nel bel mezzo dell’azione. E gli altri, i professionisti, hanno capito che forse in certe situazioni è lecito bloggare, anche fuori dai confini di un blog. Oltre a cosa si prova a essere come tutti gli altri, tra gli inseguitori.

Poi la marea si è ritirata, e tutto è tornato al suo posto. O forse no.

(Grazie a Pazzo per Repubblica e a Luca Sofri: senza i loro post mi sarei dimenticato di aver salvato quelle immagini, e questo post non sarebbe esistito)