Perché la campagna elettorale fa schifo

In questi giorni sto pensando molto alla differenza terribile che c’è in politica tra una bugia (o una serie di bugie) e una verità assoluta (o una serie di verità assolute). Al fatto che sia, credo, molto peggio la seconda della prima, perché se la prima si può mostrare (nel senso proprio di ‘far vedere’) per quello che è, confutare con dati e fatti, per la seconda non abbiamo che gli argomenti. E perché la validità e la bontà degli argomenti siano percepite come tali bisogna già condividere le regole del gioco: la logica. E, lo abbiamo capito, logica e politica – specie dalle nostre parti – sono mondi paralleli, binari che non si incontrano che per caso, a volte, di passaggio. Una bugia poi raramente è un sistema, una ideologia, senza verità assolute: senza colpire queste ultime, è inutile attaccare le bugie. O meglio: si può (si deve) fare, ma se resta l’impianto di fondo resta la base su cui quelle bugie, anche le prossime, si reggono.

Il tutto poi è terribilmente complicato dal fatto che gli strumenti su cui esprimiamo le nostre critiche – sia alle bugie che alle verità assolute – non hanno più l’autorevolezza necessaria per raggiungere i bugiardi e i difensori delle verità assolute che vorremmo criticare, e raggiungerli come un pugno in faccia, con evidenza e immediatezza, sentendo il peso del colpo. È inutile, per capirci, cercare di usare la logica e i fatti su un giornale X che fa campagna elettorale per Y se si vuole decostruire la narrazione di una qualunque lettera (partito, movimento, leader) che si oppone a Y. Manca il presupposto di partenza: la credibilità di X. Insomma, il problema è che ci mancano le condizioni di fondo per imbastire un discorso critico costruttivo e secondo ragione, temo. Se la campagna elettorale è una schifezza immonda potrebbe essere questa una delle cause più profonde.

Poco più di un pensiero a voce alta messo nero su bianco, naturalmente. Ma l’impressione è che stiamo davvero testimoniando il ritorno delle verità assolute, anche e forse soprattutto come conseguenza del frame adottato dai tutti e tre i principali leader politici in gara (che poi non siano nemmeno loro, a essere davvero in gara, ma che sia percepito come tale è un altro elemento su cui riflettere): il manicheismo di «noi» e «loro», l’idea per cui da una parte c’è un «noi» detentore della verità assoluta e dall’altra un «loro» inevitabilmente e perfettamente bugiardo. Cos’è il «derby» di cui parla Matteo Renzi,

cosa il #vinciamoNOI di Grillo – con annessi processi popolari online agli infallibilmente corrotti, e dunque falsi (le cui ragioni non meritano nemmeno di essere considerate, nel tribunale assoluto della «Rete»), cosa l’eterno dualismo berlusconiano tra «comunisti» e uomini liberi se non appunto il perpetuarsi di un’idea per cui da una parte ci sia la Verità (inconfutabile, inemendabile) e dall’altra le bugie?

Insomma, non è nemmeno più che il flusso comunicativo cui siamo continuamente esposti rende difficile se non impossibile distinguere il vero del falso (come si fa il fact-checking a un presidente del Consiglio che produce n annunci – la maggior parte terribilmente vaghi – in poche settimane, smentendosi e ritrattando continuamente? Come a una opposizione quale è quella di Berlusconi, con un piede nelle riforme e l’altro nelle teorie del complotto e dello sfascio?): è proprio che siamo costretti a preferire il falso al vero, perché almeno del falso possiamo dire che è tale, mentre del vero – sempre declinato al maiuscolo, il Vero – non possiamo più dire nulla, intriso com’è di saccenza, ideologismi e preconcetti da perdere completamente di significato, diventare una bandiera che cambia colore e direzione a seconda di chi la impugna, un camaleonte che si nutre di un sistema mediatico senza credibilità e non fa che produrre inganni, divisioni, incomprensione.

Ecco, fino a oggi se mi avessero chiesto di scegliere tra il vero e il falso avrei, come è logico, scelto il vero. Da oggi, invece, mi viene da preferire il falso. Ed è questa forse la vera antipolitica, il suo perfetto compimento. E il suo più grave annuncio.

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3 pensieri su “Perché la campagna elettorale fa schifo

  1. Un altro dei punti molto gravi di queste elezioni si vede nella assoluta distanza del piano europeo….non si spiega come e quanto il livello europeo incide davvero sulla vita nazionale, come se si trattasse di una partita fuori porta dei campionati provinciali. Slogan su slogan e poco altro sotto il sole…..ma l’ idea di Europa dove la mettiamo?

  2. Personalmente non sacrificherei la logica in quanto inefficace in questo genere di dialogo politico, anzi: si tratta pur sempre dello strumento più utile per la delegittimazione e l’articolazione di narrazioni critiche, con l’ulteriore vantaggio di essere un regolamento comune e quasi oggettivo.
    Ignorare le leggi della logica è un po’ come ignorare quelle della fisica: posso sì istituire un tribunale dell’inquisizione che nega che la Terra giri intorno al Sole e posso sostenere la mia ragione per secoli, tuttavia non mi sarà possibile sfuggire alla *oggettiva* falsità della mia posizione.
    Certo è che risulta frustrante confrontarsi con chi deliberatamente ignori le regole per un dialogo funzionale, purtroppo però l’uso di fallacie logiche e lo sfruttamento di bias cognitivi risulta la migliore strategia per attrarre il grande pubblico. Non succede solo in politica ma anche (ad esempio) con la pubblicità.
    Concludo: aborro il modo di comunicazione scelto per la campagna elettorale, ma è anche per questo che non ho intenzione di lasciargli corrompere il mio concetto di Verità, che ho intenzione di continuare a perseguire.

  3. Pingback: Dieci cose sul risultato delle Europee | ilNichilista

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