I rottamati

Leggevo ieri sul Corriere a pagina 2 che ci sono «conti che narrano le macerie dell’economia italiana dal 2007» e che «sono impressionanti: -8,9% di Pil, -7,6% i consumi delle famiglie, -27,1% gli investimenti, -7,2% l’occupazione, -25,1% la produzione industriale. A correre al ritmo dell’1,5% (cioè il doppio di quello previsto per il 2014) ci vorrebbero sei anni per tornare ai livelli di partenza». Talmente impressionanti che non li ha notati nessuno, e che tutto prosegue come nulla fosse. Gli artefici di questo disastro si danno un giorno sì e l’altro anche alla numerologia, all’interpretazione degli astri, ai vaneggiamenti sulla stabilità dell’esecutivo in rapporto alla stabilità dell’economia. Affollano i talk show, occupano le stesse poltrone di sempre. Sono trattati con lo stesso riguardo di sempre. Nelle stesse ore, per dirne una, montava la polemica – sacrosanta, per i motivi che ricorda Marco Travaglio sul Fatto di oggi – per la nomina di Giuliano Amato a giudice della Corte Costituzionale. E, per dirne un’altra, si ‘scopriva’ che i roboanti annunci di Enrico Letta sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti dopo tre mesi si sono già trasformati in un nulla di fatto. Segnali del cambiamento ripetutamente promesso? Per carità. Ma è tutto lo scenario a parlare di stasi e rassegnazione. L’utopia dei Cinque Stelle sale sui tetti, invece di fare la rivoluzione. Casaleggio va a Cernobbio, invece di lanciare la piattaforma che dovrebbe trasformare l’Italia in una splendida e funzionante democrazia digitale diretta (la prima al mondo, peraltro). Chi apre bocca è fuori: che novità. A sinistra Renzi sta imbarcando tutti quelli che diceva di voler affondare. Il rottamatore si sta facendo rottamare, tra un salotto televisivo e un bagno di folla. Vincerà, ma difficilmente taglierà le teste che doveva tagliare. C’è chi parla di normalizzazione, e non mi sembra sia tanto distante dal vero. E chi non si normalizza, e grazie al cielo ancora c’è, ha poche chance di spuntarla. A destra invece continua a non esserci assolutamente nulla a parte la difesa dell’indifendibile, la sopravvivenza infinita e paradossale di uno schieramento politico riassunto da due decenni in un corpo che si vorrebbe gonfio di salute anche se da tempo cade a pezzi. Perfino i cantieri politici «dal basso» sembrano spariti, sostituiti dall’iperpresenzialismo di altre stimabilissime ma non esattamente nuove figure della politica, su tutte quella di Rodotà, spinto in un ruolo – al centro e non ai margini della scena – che non gli si addice. Così finisce che l’elettore che non ne abbia ancora avuto abbastanza, che serbi per qualche miracolosa opera di autoconvincimento e di strenua educazione civica ancora un barlume di interesse per questa orrenda baracconata conservatrice, si trovi dalla parte del governo Letta, a farsi piacere l’idea che sia normale e addirittura sano che gli opposti si annullino a tempo indeterminato. Tra un annuncio di crisi e uno di pacificazione, tra una dichiarazione di guerra e una tregua, splendide armi che imbraccia il nulla quando non ha più cartucce da sparare, ma vuole comunque fare rumore, per distrarci. Non farci pensare che abbiamo già rottamato la rottamazione, prima di farla. E che tutto sommato non importa che si finisca per essere noi, i rottamati.

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3 pensieri su “I rottamati

  1. A rieleggere i dati macroeconomici dell’economia italiana dal 2007 a oggi c’è ne abbastanza da far tremare non solo le vene. Si comprende bene anche il suo pessimismo e quello di tanti italiani difronte al desolante spettacolo dell’offerta politica nel Paese. Ma, guardi è senza alcuna ombra di dubbio che la vera novità è proprio l’ingresso nella politica “vera” del MoVimento 5 Stelle che ha portato la questione della moralità nei banchi del Parlamento e del Senato e anche nelle case degli italiani, malgrado un’informazione ostile e condizionata dalle sovvenzioni pubbliche (ad es. il Corsera). È facile ironia criticare gli eletti M5S per le azioni dimostrative, apparentemente infantili, come l’occupazione dei tetti di Montecitorio, ma ogni volta salta fuori la sproporzione del valore morale: i grillini sospesi dalla camera per cinque giorni (neanche fossimo scuola!) mentre si discute per difendere l’indifendibile. In tutto ciò, la povera presidente Boldrini non si fa sfuggire nessuna occasione per accrescere la sua impopolarità politica, in senso assolutamente trasversale, dimenticando anche in quale file è stata eletta! Provi a riflettere cosa sarebbe la situazione politica di questo paese se non ci fosse sulla scena Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle? Voglio ancora sperare che sia ancora possibile cambiare il nostro paese. Se il M5S fallisse allora non ci resterebbe che scappare dall’Italia!

    • «In tutto ciò, la povera presidente Boldrini non si fa sfuggire nessuna occasione per accrescere la sua impopolarità politica, in senso assolutamente trasversale, dimenticando anche in quale file è stata eletta!»

      Sarebbe strano il contrario, dato che per definizione i presidenti delle Camere devono essere neutrali.

      «Provi a riflettere cosa sarebbe la situazione politica di questo paese se non ci fosse sulla scena Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle?»

      E questo si vede soprattutto dai *grandissimi* risultati che hanno ottenuto da più di sei mesi a questa parte.

  2. A che servono i talk-show politici se non a parlare sempre degli stessi problemi? Se tali problemi non esistessero, i politici non avrebbero motivo di farsi vedere e ammirare nei talk-show. Invece non li risolvono, per poterne parlare nei talk-show. Mi son spiegato?

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