Il caso Gambaro, sedici anni prima

«Decida la Rete», abbiamo sentito ripetere ossessivamente in questi giorni dagli esponenti del MoVimento 5 Stelle rispetto al caso della dissidente Adele Gambaro. Ma non c’è niente di democratico nell’ipotizzare l’espulsione di chi critica il leader (divenuto improvvisamente «capo politico» a tutti gli effetti, e non più solo per necessità di forma). Che sia deciso «dalla Rete» o meno (terribile l’identificazione degli utenti su Internet con gli iscritti al portale di Grillo abilitati al voto, tra l’altro; ancora peggio l’idea che «la Rete» – e non chi la abita – possa decidere alcunché), in streaming o in segreto, da cento persone o da centomila non cambia assolutamente nulla: l’identificazione di dissenso, dissidenza e crimine sarebbe semmai un esercizio di forme di gestione del consenso autoritarie – se non fosse che l’oscena ridda di insulti e accuse reciproche di cui siamo stati testimoni in questi giorni è degna più di una parodia di un sistema autoritario, che di una macchina repressiva vera e propria.

La vicenda Gambaro, in sé, è poca cosa: tutti i partiti (che si riconoscano come tali o meno) litigano al loro interno. E di norma, quei litigi sono assai poco interessanti per chiunque non vi faccia parte. L’attuale dialogo interno al M5S non fa certo eccezione. Molto più rilevante è invece ciò che testimonia. E cioè il fallimento del metodo decisionale proposto da Grillo, e della sua idea del rapporto tra Internet e democrazia.

Lo avevo già scritto per il caso Mastrangeli, e in un’analisi complessiva della prospettiva teorica del M5S: l’«iperdemocrazia» di Gianroberto Casaleggio si traduce, al netto delle idealità, in un uso plebiscitario della rete. Casaleggio non risponde mai, guarda caso, a questo tipo di critiche (ho provato a interpellarlo, argomenti alla mano, per oltre un anno – nessuna risposta, e di rilasciare un’intervista non se ne parla). Anche quando a muoverle siano suoi parlamentari. Come Paola Pinna. Che a La Stampa aveva detto, cogliendo il nocciolo della questione:

«(…) vediamo la Rete consultata quasi esclusivamente per emettere sentenze, come per le espulsioni. Il ruolo di tribunale del popolo non mi sembra particolarmente dignitoso. Stiamo rischiando molto».

Sarà una coincidenza, ma ora si parla di espulsione anche per lei.

Ma a prescindere dai singoli casi, nessuno meglio di Stefano Rodotà – l’ex candidato al Quirinale del M5S, poi rinnegato da Grillo – illustra il problema nei suoi caratteri più generali. E, al contempo, concreti. Scrive Rodotà, ed è il 1997, che «L’interattività (…) può essere messa al servizio di procedure di ratifica» (p. 40). Si noti che il concetto di ratifica è lo stesso usato, ma senza la sua accezione negativa, da Grillo nel codice di comportamento degli eletti proprio riguardo alle decisioni in rete. Ma che significa esattamente? L’ex Garante della privacy lo spiega poco oltre, a pagina 46:

«Se si vuole discutere seriamente di politica e tecnologia (…) bisogna evitare una versione riduttiva dell’una e dell’altra. Gli strumenti resi disponibili dalle diverse tecnologie dell’informazione non debbono essere considerati soltanto come mezzi che rendono possibile un voto sempre più facile, rapido, frequente. Così verrebbe accolta una visione ristretta della democrazia, vista non come un processo di partecipazione dei cittadini, ma solo come una procedura di ratifica, come un perpetuo gioco del sì e del no, giocato da cittadini che tuttavia rimangono estranei alla fase preparatoria della decisione, alla formulazione delle domande alle quali dovranno rispondere. Il mutamento concettuale e politico è evidente. La democrazia diretta diventa soltanto democrazia referendaria e, all’orizzonte, compare piuttosto la democrazia plebiscitaria» (da Tecnopolitica, Laterza, seconda edizione).

È il caso Gambaro, sedici anni prima. E la dimostrazione che il pensiero, quando lo si ascolta, può essere una buona guida all’azione. Peccato Grillo e i suoi abbiano intonato il nome del giurista per settimane senza averne mai letto gli scritti: ne avrebbero tratto un beneficio di gran lunga superiore a quelli derivanti dall’operazione politica condotta per presentarlo come un uomo «della Rete». Quando invece è solamente un uomo che pensa, e bene.

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30 pensieri su “Il caso Gambaro, sedici anni prima

    • Non saprei, io ho il testo originale nella seconda edizione, anno 2004 (ma l’estratto è dalla parte scritta nel 1997, anno della prima edizione).

      • Ok, grazie dell’informazione. Cercando in rete (scusate se faccio pubblicità gratuita, solo per facilitare altri lettori) da ultimabooks.it o laterza.it è possibile scaricare gratuitamente l’estratto “iperdemocrazia”.

  1. Pingback: L’inconscio di Grillo e l’attacco a Civati | Yes, political!

  2. La sua analisi oltre ad essere documentata e dotta e sicuramente un interessante punto di vista che meriterrebbe di essere considerato con tanta attenzione da Beppe Grillo e dagli esponenti del MoVimento Cinque Stelle. Tuttavia, mi pare che non si debba correre il rischio di gettera l’acqua sporca con il bambino, come si suole dire.
    Lei ne conviene che gli eletti nel M5S sono in gran parte inesperti della giungla della politica, soprattutto romana, dei regolamenti delle camera, delle procedure e delle ritualità e molti sono stati inaspettatamente eletti. Allora, in questa fase iniziale una mano rigida potrebbe essere una possibile soluzione per frenare umane tentazioni soprattutto alla vista di ingenti somme di denaro offerte dalla posizione.
    Io sono solo un simpatizzante del MoVimento Cinque Stelle, sopratutto alla luce della desolante offerta politica: se ci fosse qualcos’altro da prendere in considerazione lo farei senza esitazione e legittimo dubbio.
    Allora, riguardo alla vicenda della sig.ra Gambaro mi pare che si debbano prendere anche in considerazione gli aspetti morali della vicenda. La sig.ra:
    1. ha aderito volontariamente al M5S accettandone le rigide (?) regole;
    2. è stata canditata dalla base a seguito di un sistema di selezione svoltosi attraverso un voto dato in rete;
    3. la campagna elettorale è stata condotta da Beppe Grillo in molte piazze d’Italia (mi pare oltre 60);
    4. è stata votata perché rappresentante del M5S (uno-vale-uno) e non certo per le sue idee;
    5. sebbene non vi sia un vincolo legale di mandato ve ne è certo uno morale verso i propri elettori e la base che l’hanno candidata.
    A ciò si aggiungano i sospetti politici, che la vedrebbero attirata a eventualmente aderire a un ipotetico gruppo misto, quale anticamera del PD, per poi assicurare un appoggio al governo (Letta II oppure Bersani I) in qualità di “responsabile”. Siamo stanti di tutti questi “responsabili” che hanno contribuito a distruggere il nostro paese.
    Se mi permette, tutto ciò, se vero, mi crea alquanto disgusto e sono favorevole per la espulsione della sig.ra Gambaro – se potessi votarla – e per una immediata richiesta di dimissioni.

    • Con la stessa logica, potrei dire che Beppe Grillo sta tentando di creare una democrazia plebiscitaria di matrice fascistoide.
      Tutto ciò, se è vero, mi crea alquanto disgusto e sono favorevole all’espulsione del sig. Beppe Grillo – se potessi votarla (ma non posso: possono solo i suoi fedelissimi che casualmente non lo espelleranno mai) – e per una immediata richiesta di dimissioni.

      • Concordo con Pino. Non si tratta tanto di mettere in discussione i metodi adottati nei confronti della Gambaro (avendo lei accettato le regole di ingaggio del Movimento). Si tratta proprio di capire perché debba andare sotto processo di espulsione lei (che ha fatto una critica a Grillo) e non invece Grillo (che alla critica ha risposto con l’offesa e con l’editto arbitrario d’espulsione). Evidentemente Grande Uno vale più di qualsiasi piccolo uno, dentro il M5S, e i fedelissimi, come dice Pino, reputeranno semplicemente assurdo ipotizzare di criticarlo. Perché la fedeltà va a braccetto col fanatismo, in barba a qualsiasi regola, che vale per gli altri, ma non per l’Idolo.

    • I punti riportati mi sembrano corretti, però credo che ci sia uno scollamento con i fatti reali (oltre che con la base e gli elettori).
      Non c’è nessuna regola che vieta di criticare Grillo. Analogamente, il sistema di selezione non si basava su un giuramento la cui formula prevedeva di non criticare Grillo e poichè la campagna elettorale è stata fatta solo da Grillo, gli elettori hanno potuto votare dei nomi scelti da pochissime persone: questo è anche il motivo per cui non c’è un vincolo, nemmeno morale, con gli elettori. Piuttosto, c’è la grossissima probabilità che la sua base la pensi come lei e sia contro Grillo.

    • se ci fosse qualcos’altro da prendere in considerazione lo farei senza esitazione e legittimo dubbio.qualcos’altro da prendere in considerazione c’è,e non da ora,ma da decenni.Si chiama partito radicale.Il quale da sempre nelle sue liste candida altrettanto donne che uomini,anzi di solito più donne che uomini,ben prima che nessuna assurda legge di “quote” glielo imponesse….e le candida come capolista,cioè con la certezza di essere elette.Il quale da sempre è contro il finanziamento pubblico ai partiti( il primo referendum lo propose e attuò nel 1978!!!).Il quale storicamente ha infarcito le sue liste di giovanissimi,quindiinesperti,eppure non hanno fatto nessuna delle cazzate ke ora stanno facendo i grillisti…..

      • Sig. Pedro, io sono abbastanza vecchio per aver votato per molti dei referendum proposti in passato dai radicali, non ultimo quello del ’93 riguardo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti politici. Tante nobile e ideali iniziative che hanno attirato la mia attenzione e intercettato il mio voto. Peccato che Pannella e la Bonino (ministro dell’attuale governo) abbiamo sempre barattato apparentamenti elettorali ad ogni tornata elettorale con tutti i partiti dell’arco parlamentare compresa Forza Italia. Allora spero che lei capisca la mia delusione. Se si votano i referendum per abrogare le leggi e poi i parlamentari – che pensano di valere più dei loro elettori – trasformano la legge con una sola parola che da finanziamento diventa rimborso…lei capisce perchè c’è una parte della popolazione che non ne può più!

  3. del resto, pure lo zagrebelsky da loro all’epoca spesso evocato (sia pure non ai livelli di rodotà) ha scritto cose sulla democrazia parecchio in contrasto con quelle di grillo e casaleggio.
    è la politica delle figurine: non conta quello che dici, ma quello che rappresenti.

  4. Lo stesso atteggiamento da Ponzio Pilato è segnato anche per lo spettro del referendum sull’Euro. Decide il Popolo o la Rete anche in materie piuttosto ostiche e articolate. Che poi il popolo sbagli o prenda una decisione negativa per il futuro è poco importante.
    Democrazia come ratifiche.
    Perdonami l’off topic.
    Credo che con il caso Gambaro c’è stato un crack profondo.
    Ricordo un Cacciari 230battitiperminutoquasi178sigarettealgiorno che prevedeva l’inabissarsi in queste paludi del movimento.
    Io partivo dal marketing e dall’advertising e vedevo una strada molto più spianata. Il gioco sembrava facile per la comunicazione del movimento. Grillo avrebbe dovuto cambiare linguaggio. Questo antagonismo paga in Parlamento? Poi credo che alcune scenette L’uomo mosca sulla spiaggia e alcune risposte per umiliare Bersani lo hanno eletto antieroe negativo.
    Un divulgatore dei tuoi articoli.

  5. “è stata votata perché rappresentante del M5S (uno-vale-uno) e non certo per le sue idee”
    a me questo punto mi inquieta: quindi chiunque parla con la voce di uno solo, cambiano le facce ma l’urlo è sempre quello????? il concetto di movimento a me mi fa venire in mente anche il concetto di pluralità. rimane solo un concetto?

    • sig.ra Anna, c’e’ un programma e ogni cittadino eletto è funzionale alla messa in opera del programma, Uno-vale-Uno, basta. per sua fortuna e nostra sventura, ormai trentennale, lei può votare per i partiti che più la rappresentano e i cui rappresentanti sono niente-vale-zero, grazie ai quali versiamo nello stato economico e sociale in cui siamo. Se questi politici non le fanno paura è merito solo di un sistema di comunicazione che è, a sua insaputa, largamente e ampiamente finanziato con i suoi soldi, ammesso che anche lei paghi le tasse come altri cittadini. Ancora una volta: la sig.ra Gambaro ha il sacrosanto diritto di avere idee e posizioni dialetticamente contrastanti con la linea del MoVimento e di discuterne all’interno del MoVimento. La sig.ra Gambaro non dovrebbe avere alcun interesse a esprimere una sua posizione personale a questo sistema d’informazione che vuole strumentalizzare e mistificare la realtà decontestualizzando una frase una singola parola. Se poi, la sig.ra Gambaro persegue fini personali ed è stata, magari, spinta da una mano nascosta sotto il microfono di un giornalista che la stava aspettando per screditare il M5S e Beppe Grillo, allora di deve dimettere senza se e senza ma.

  6. Spiace vedere come tanta gente, anche in rete, abbia già preso posizioni definitive riguardo a Beppe Grillo e al M5S. Mi pare che molti si stiano affrettando a gettare l‘acqua sporca insieme al neonato!
    Nessun attento osservatore politico può negare che il M5S è il/un tentativo più (?) innovativo di declinare la democrazia in un senso moderno grazie all’ausilio delle nuove tecnologie e degli strumenti di comunicazione offerti dalla rete. Si tratta di una democrazia che rimane reale e di tipo rappresentativo – infatti, sono eletti cittadini deputati liberamente scelti da una base esclusivamente locale – declinata in maniera diretta attraverso lo strumento della rete e, in futuro, dal referendum propositivo, come per esempio avviene in Svizzera, dove ogni quindici giorni la comunità locale è invitata a esprimersi su temi di gestione della cosa quotidiana come la necessità di creare un nuovo passaggio pedonale oppure di riammodernare la locale scuola materna. Una democrazia senza partiti politici, gestita da spontanee comunità di liberi cittadini che comunque per agire devono dotarsi di regole di comportamento e un programma fatto di cose concrete e non di posizioni ideologiche (il liberismo economico, la lotta di classe, l’assenza di proprietà privata, ecc.). Utopia? Può darsi!
    In questa fase iniziale – sarebbe da dire embrionale – il M5S ha bisogno di mantenere un rigido (?) regolamento interno che, tra l’altro lo ripeto, è stato accettato liberamente dai suoi esponenti, ma soprattutto dai rappresentanti eletti. Il programma, che piaccia o no, è l’elemento chiave dell’offerta politica – infatti, quasi nove milioni d’italiani hanno votato M5S – la cui attuazione si base esclusivamente sul principio di “Uno-vale-Uno” ovvero i rappresentanti sono funzionali alla sua attuazione. Da qui per esempio la rotazione dei capi gruppo parlamentari, ogni tre mesi. Per esempio, il Presidente della Confederazione Svizzera – che ha una storia di oltre 500 anni – ha un mandato in scadenza annuale ed è eletto fra i sette rappresentanti del Consiglio Federale che a loro volta sono eletti ogni cinque anni.
    La democrazia interna al M5S vive le sue dinamiche e dialettiche – tipiche di tutte le associazioni, dove si discute di politica – che, infatti, prevedono delle votazioni a maggioranza e che ne determinano, poi, la linea di condotta. Né più e nemmeno di cosa accede in un’assemblea di condominio! Questa non è democrazia?
    Resta comunque aperta la questione sull’inesperienza della gestione della comunicazione dentro e fuori al M5S; la selezione della classe dirigente al fine di limitare antipatiche espulsioni a posteriori; e soprattutto l’apprendimento della liturgia della politica nelle aule parlamentari e nei corridoi dei palazzi romani. Tutto ciò è, appunto, dovuto alla sorpresa di aver visto oltre 160 parlamentari eletti e all’inesperienza della gestione della macchina della politica parlamentare. Sicuramente, se il M5S perdurerà oltre l’attuale legislatura, tutte queste cose saranno migliorate e affinate da un processo di selezione e apprendimento naturale. Come si dice: sbagliando si impara!
    Allora per ritornare al caso emblematico della sig.ra Gambaro – la poverina non interessa nessuno tranne ai nostalgici della democrazia dei partiti politi – non le si contesta il diritto di critica, che può esercitare in ogni momento all’interno del MoVimento, quanto l’opportunità di esprimere il suo parere personale non richiestole (ma chi era questa sig.ra prima di aderire al M5S? aveva delle sue idee proprie? è stata eletta per la sua personale azione politica?) al microfono di un sistema di comunicazione il cui solo scopo e la demonizzazione del M5S e di Beppe Grillo. Lo stesso ragionamento vale per la sig.ra Pinna e per chiunque altro non si sentisse più “Uno” ma un “Niente” che pensa di avere una propria posizione politica velleitaria e interessata.
    Ho letto titoli come: “Gambaro: non ho mai incontrato Grillo!” per enfatizzare un’accezione negativa nel processo di selezione della classe dirigente del M5S. Giornalisti di sinistra (?) per decenni hanno finto di indignarsi perché B. “nominava” personalmente la classe dirigente, prima di Forza Italia e poi del PDL. Pure la moglie di B. aveva pubblicamente testimoniato l’indignazione di una selezione basata su criteri estetici piuttosto che politici. Non varrebbe la pena citare l’elenco di ministre e sottosegretarie che sono assurte a importanti cariche pubbliche solamente perché la natura le ha dotate di belle gambe e bei seni. Allora, Grillo non seleziona, non nomina, non approva la classe politica come nel processo di “vassallaggio” dei partiti politici, dove i “nominati” vengono anche assegnati ai collegi elettorali cosidetti “sicuri” per assicurargli una bella posizione di rendita (Bindi toscana eletta in Calabria!) in una delle camere parlamentari.
    I canditati M5S sono selezionati democraticamente da una base – ampia o ristretta per il momento poco importa – locale e presentati da Grillo che illustra il programma e rivela ciò che la stampa di regime nasconde. Questo processo nelle piazze ha portato quasi nove milioni di italiani a votare M5S perché stanchi di questa politica che ha portato l’Italia al fallimento economico, sociale e ben presto politico.
    Vedete, la debolezza dell’essere umano era stata messa in conto da Beppe Grillo: qualcuno degli eletti avrebbe tradito lo spirito del MoVimento cedendo alle lusinghe di vedersi accreditati oltre venti mila euro al mese: una somma che non si guadagna, talvolta, nemmeno in un anno di difficile e duro lavoro da precario. E poi ci sono i “lucignoli” dei corridoi dei palazzi romani (avete sentito le storie dei Bisignani, dei Pippo Civati ecc.) che si aggirano per fare scouting per conto dei leaders (Bersani? B.?) in vista della prossima e imminente caduta dell’attuale governo cercando di reclutare i novelli “responsabili” della Repubblica, neo-corazzieri del palazzo del Quirinale.
    La differenza è, quindi, che gli Scilipoti, i Razzi (che hanno poi barattato il tradimento con una rielezione certa), i Di Gregorio erano stati nominati dalle segreterie, appunto, nella segretezza delle stanze dei partiti, mentre i Gambaro, i Pinna, i Venturino e gli altri “ribelli” sono stati scelti come rappresentati dalla base del M5S e pertanto dovranno rispondere, almeno, moralmente al territorio e agli elettori che li hanno scelti e votati.
    Uno-vale-Uno

  7. @mauriziomic concordo appieno con lei con cui condivido buona parte della mia esperienza di elettore; si vuole fare in fretta a demolire il M5S sfruttando questo momento di debolezza. Il suo commento pacato e equilibrato e la reazione di altri interlocutori sconfessano il luogo comune dei “grillini” urlatori e “non grillini educati” cittadini. Per tornare al caso in questione è abbastanza evidente che la sig.ra Gambaro ha meditato attentamente il suo operato, con un obiettivo chiaro. In questo è stata scorretta.

    • Io penso che si debba distinguere tra le potenzialità positive del M5S e il comportamento di un singolo, seppure dotato di peso e visibilità, nel Movimento, ovvero Beppe Grillo. Ma chi identifica Grillo come “Grande Uno irrinunciabile”, non lo reputerà mai criticabile e quindi in ciò avvilisce proprio le potenzialità del Movimento. Ad esempio: qua si fanno supposizioni sulle intenzioni premeditate di Adele Gambaro, ma perché senza bisogno di supposizioni non si fa l’anamnesi dell’evidente comportamento offensivo, in risposta a una critica, da parte di Grillo? È stato criticato Grillo, non il Movimento, a meno che non si sottoscriva la dichiarazione che Grillo=M5S e chi lo critica non conta più un cazzo (cazzo, per riportare fedelmente la costruttiva favella di “stile argomentativo” per alcuni, semplice volgarità espressiva per me)

      • Mi sembra evidente che non si tratti di critica costruttiva, per il bene del Movimento, ma per avere un po’ di celebrità e per essere, possibilmente, espulsa.

      • @Enrico
        Sicuro che le parole della Gambaro siano state dette solo per vanità e calcolo economico?
        Puoi accedere al jackpot anche senza essere espulso.
        Critica il linguaggio e la comunicazione.
        Funziona deridere l’elettorato che devi conquistare che fino all’altro ieri votava per uno dei due schieramenti?

      • Sig. Kisciotte, si capisce che lei conosce poco la politica e soprattutto i corridoi dei palazzi romani. La sig.ra Gambaro è stata strumetalizzata da una mano nascosta, forse in tutta buona fede e a sua stessa insaputa. L’unico vero obiettivo politico è cominciare a creare una “stampella” in senato a sostegno di un nuovo governo che verrà in autunno. Allo stato attuale delle cose, tutti demoni il M5S e nessun partito politico “tradizionale” se la sente di ritornare alla urne, nemmeno il Presidente della Repubblica: sarebbe una catastrofe per l’intero sistema politico e di governo. Allora con buona pace di tutti – incluso il PDL – si sta tentando di preparare la maggioranza del nuovo governo, magari, il Bersani I. Normalmente, il parlamento non lavora per risolvere i problemi degli italiani ma per garantire l’immobilismo della “governabilità” futura, almeno questo è accaduto negli ultimi 20-25 anni. La sig.ra Gambaro è caduta in un tranello e le sue dichiarazioni, anche se legittime, sono state decontestualizzate e usate ad arte per screditare, fomentare l’idea della scissione e del fallimento totale dell’esperienza del M5S, soprattutto alla luce del risultato delle recenti amministrative. Da ridere: a Roma il sindaco Marino è stato eletto da meno di un cittadino su quattro: il PD ha vinto perdendo oltre mezzo milione di voto rispetto al 2008!
        Mi creda, Beppe Grillo non sa neanche chi sia la sig.ra Gambaro, a lui non interessa come non interessa agli elettori M5S.
        Se in questo paese i cittadini continuano solo a credere alla propaganda che rifilano alla TV e a quello che scrivono i giornali, questo paese è spacciato definitivamente. Faremo una fine peggiore della Grecia perchè il nostro debito pubblico è il terzo dell’economia occidentale.
        La crisi finanziaria iniziata all’inizio del nuovo millennio con la bolla dell’economia di internet, il fallimento di grandi imprese come EMRON, PARMALAT e molte altre, poi si è riacuita con la crisi finanziaria dei mutui americani del 2007 e il crollo mondiale del settore immobiliare (2008-2010) si è trasfomata in una crisi economica dopo il terremoto di Fukushima del 2011 e adesso sta evolvendo in una grave crisi sociale (nei paese del nord Africa, in Spagna, in Grecia, in Svezia, in Turchia, in Brasile. in…) a macchia d’olio e ben presto sfocierà in una crisi politica delle democrazie e del modello economico occidentale di sviluppo basato sulla crescita del GDP e dei consumi.
        Allora, mi scusi, la domanda da porsi come italiani è: quale classe politica potrà fronteggiare questa imminente catastrofe? Anch’io non sono sicuro che la risposta sia M5S ma, visto l’attuale panorama politico, osservo con attenzione e curiosità e provo da astenermi da ogni forma e tentativo di faziosità e tifo calcistico che inceve leggo e sento in tanti blog seri come questo. Il “tanto peggio, tanto meglio!” non paga.

  8. Peraltro, il testo della email inviata ai membri della community esprime già un pre-giudizio e quindi un deciso orientamento su come votare (pardon sul fatto che l’espulsione “va ratificata”).

    Ecco il testo originale:


    Caro elettore a 5 Stelle,
    la senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni lesive per il MoVimento 5 Stelle senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero.

    Per questo i gruppi parlamentari riuniti del M5S Camera e Senato ai sensi del Codice di Comportamento, hanno deliberato a maggioranza di proporre l’espulsione dal gruppo parlamentare del Senato di Adele Gambaro. In occasione delle Parlamentarie, Adele Gambaro aveva promesso che nel caso di disaccordo con la linea del M5S, avrebbe dato le sue dimissioni dal Parlamento, cosa non avvenuta. L’espulsione della Gambaro va ora ratificata
    dagli iscritti al portale al 31 dicembre 2012 con documento digitalizzato.

    È evidente l’approccio dirigista e autoritario. Altro che democrazia dal basso, uno vale uno, e tutto il resto della retorica che ci viene propinata da alcuni anni a questa parte.

  9. ‘le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due’. sembra sempre più la fattoria degli animali, il M5S, dome uno vale uno ma qualcuno è più uno degli altri.

    • sono mesi che leggo, (si può dire?) e me ne scuso, supercazzole politico-sociale-filosofico-morale sul M5S, dal fascismo al comunismo agli animali, al razzismo, all’autoritarismo eccetera, come se chi ha votato fosse un imbecille uscito per la prima volta da uno scantinato; piacerebbe fosse così, ma così non è; non capisce (o si fa finta di non capire) che possa essere assolutamente normale un assestamento sia nell’elettorato sia negli eletti in un movimento nuovo; peraltro quello che sta succedendo in questi giorni risponde in maniera chiara al fatto che possa nascere un Movimento alternativo, stufo del duopolio maledetto di questi ultimi venti anni

  10. Pingback: Il caso Gambaro, sedici anni prima | ilNichilista | Tomma's blognotes

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