Otto cose sui risultati delle amministrative, dai giornali

Qualche considerazione sulle amministrative, dai giornali di oggi:

1. L’emorragia di centinaia di migliaia di voti nel centrodestra e nel centrosinistra a Roma rispetto al 2008 (fonte: Corriere):

Schermata 2013-05-28 alle 11.03.11

Significativo si leggano ovunque infografiche per mettere in risalto il confronto tra risultato del M5S alle politiche di febbraio e alle amministrative (ammesso abbia senso), e da nessuna parte sia stato pubblicato lo stesso per Pd e Pdl.

2. Eppure qualcosa da dire ci sarebbe. Il risultato del Pdl? «Arretramento ovunque», scrive Paola Di Caro sempre sul Corriere. Ma non si legge di «flop» del partito di Berlusconi. Forse gli analisti confidano nei ballottaggi (dove peraltro quasi tutti i candidati di centrodestra sono in forte svantaggio).

3. Massimo Franco, sul Corsera, coglie la questione centrale: queste amministrative ripropongono «in termini seri la questione tra democrazia e voto». E l’inadeguatezza di questi partiti a rappresentare i cittadini, compendiata nel dato sull’astensionismo. Il problema, Grillo o non Grillo, resta. Anzi, senza Grillo, come ho scritto ieri, potrebbe perfino peggiorare.

4. Di conseguenza Antonio Padellaro, sul Fatto: «Che cosa abbiano i partiti da festeggiare, resta un mistero». E ricorda, giustamente e contro la vulgata imperante della «vittoria del governo Letta», che Marino – primo a Roma con un risultato inaspettato – da senatore a questo esecutivo non diede nemmeno la fiducia.

5. Anche Massimo Giannini, su Repubblica, evidenzia un problema fondamentale: quando un elettore su due non va a votare, «la crisi della democrazia rappresentativa è compiuta». Non si pensi, insomma, che basti archiviare il M5S (ammesso sia già tempo di farlo) per risolvere (o dissolvere) la questione.

6. E del resto, Giuseppe De Rita (presidente del Censis), sempre su Repubblica invita alla cautela: quello del M5S alle amministrative «è un dato da isolare, non va preso come l’inizio di un declino dei grillini perché alle politiche la rabbia e la capacità attrattiva del leader resteranno fino a quando non si consumerà la leadership di Grillo o il rancore non si incanalerà verso altre direzioni. Ragion per cui bisogna sospendere il giudizio, sarebbe troppo facile dire che sono in declino, aspettiamo e vediamo».

7. Come ricorda Arianna Ciccone, tuttavia, ha ragione Giovanna Cosenza a sostenere che «per il Movimento 5 Stelle il peggio di queste amministrative non sta tanto (paradossalmente) nella perdita di voti rispetto alle politiche (pur notevole), quanto nelle immediate reazioni degli esponenti M5S». Che infatti si sono presentati alla spicciolata: chi a impartire l’ordine di non commentare, chi a rispettarlo (Crimi, che dice di non aver visto i risultati), chi a dire che il risultato è ottimo, quasi da brindare a champagne, chi a battere il petto e a fare mea culpa. Chi a rilasciare interviste durissime (e fotocopia) a Stampa e Repubblica (Zaccagnini), in cui un po’ parlare come l’epurato Favia («la strategia politica è in mano al blog» – e solo ieri, al Corsera, Crimi aveva intimato di non parlare di strategie politiche), un po’ chiedere cambiamenti radicali, a partire dal «portale di democrazia diretta che tarda ad arrivare», e di ritornare ad ascoltare «la gente». Attraverso la «democrazia orizzontale della rete» («la nostra ragione di esistere»), ovvio.

8. Da ultimo, una nota di colore. Per Feltri, il problema di Grillo è Internet. Analisi controcorrente, visto che i più avevano visto nella «Rete» il motivo del successo del M5S. Il clima è già cambiato. Così sul Giornale l’editorialista scrive: «La Rete va bene per prendere i pesci, ma gli elettori non sono tonni». Questo il titolo a supporto:

Schermata 2013-05-28 alle 11.00.56

Inutile aggiungere che si sta scambiando uno strumento che può avere (e ha) effetti profondi sul modo di fare politica, ben oltre il M5S, con le sorti di un singolo movimento.

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13 pensieri su “Otto cose sui risultati delle amministrative, dai giornali

  1. Secondo me un dato su cui non si riflette mai abbastanza è il proliferare di liste civiche, spesso in sostituzione degli stessi partiti nazionali. Succede in alcuni casi nei comuni principali, ma nei comuni di provincia raggiunge livelli incredibili. In alcuni comuni sopra i 15000 abitanti (dove quindi non vale l’obbligo di presentare una singola lista per candidato sindaco, come in quelli sotto i 15000) i sindaci che vincono o vanno al ballottaggio sono appoggiati da quattro-cinque liste civiche e i partiti nazionali non presentano il loro nome (con l’eccezione del Movimento 5 stelle). Considerando che alle politiche del 2013 è stato proprio in questi comuni più piccoli che, spesso e volentieri, i grillini hanno avuto i risultati migliori, mi sa che una delle dimensioni più importanti della perdita di contatti tra i partiti e il fantomatico “territorio” sta proprio nella frattura tra provincia e centri maggiori.

    P.S. La citazione sulle reazioni dei grillini non è di Ilvo Diamanti, ma di Giovanna Cosenza. Ciccone nel suo post commenta quella frase dicendo che anche Diamanti la pensava in quel modo.

  2. Il punto 5 non mi è molto chiaro, a causa dell’esspressione “archiviare il M5S”; sembra presumere che il movimento 5 stelle sia un’anomalia della politica italiana, che quasi non ha responsabilità sull’andamento generale della democrazia in Italia.
    Io penso che un partito che prende il 25% alle politiche abbia tutto il suo bel carico di responsabilità verso gli elettori. Per quanto sia corretto confrontare i dati delle amministrative con le corrispettive di 5 anni fa, sarebbe assurdo ignorare i voti ottenuti dagli stessi partiti alle politiche, così da poter scoprire che il M5S ha preso in media un quinto dei voti che ha ottenuto tre mesi fa.
    Questo risultato mi fa pensare due cose: (1) Molti di coloro che hanno votato M5S questa volta non hanno nemmeno votato; questo non è un semplice frutto della delegittimazione del moVimento da parte di altri partiti, quanto il fallimento di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai cittadini. (2) Questo risultato è particolarmente rilevante una volta che si tiene in considerazione il pensiero piuttosto diffuso fra gli italiani fino a poco tempo fa secondo cui il M5S fosse un partito più adatto a governare a livello locale. Che fine ha fatto questo ragionamento?

  3. Il M5S paga il suo radicale tentativo di raggiungere l’elettorato solo in maniera diretta, tramite le piazze e la rete. Mi stupisce che proprio nelle elezioni comunali, dove conta maggiormente la persona che il partito, non siano riusciti a strappare qualche vittoria, come invece accadde a Parma.
    Per me infatti non hanno venduto abbastanza il caso Parma. Quello avrebbe dovuto essere il loro biglietto da visita (se il lavoro svolto è stato buono, cosa di cui non sono a conoscenza), invece, salvo sporadici interventi del Sindaco, non è stato sbandierato a sufficienza. Snobbare al tv rende diversi ma non grandi. In più loro, molto più che i partiti tradizionali, pagano lo scotto delle scelta fatte in Parlamento, con l’arroccarsi su posizioni intransigenti. La gente chiede che si faccia qualcosa, non che si punti il dito contro chi non fa.

    Il PdL, tra i tradizionale, è quello ad aver subito maggiormente gli scandali dei mesi scorsi. È un partito che non si sa rinnovare, presenta bene o male sempre le stesse facce. Il PD, pur con gli scandali, ha cercato di rinnovarsi e quindi ha in parte meritato maggior fiducia.

    • Quando lo stato tra poco più di un anno dichiarerà il default, e non ci saranno più soldi anche tutti i vostri pseudoprivilegi andranno a farsi benedire

  4. Credo che il Nichilista abbia preso la solita cantonata e si basi su dati mal interpretati. Non che non sia vero il concetto di fondo, ma, mentre i dati percentuali possono essere attendibili con quasi 2000 sezioni su 2600, quelli assoluti vanno corretti aggiungendo circa un 30%.

      • Be’, mi sembrava chiaro il motivo: per confrontare i valori assoluti dei dati parziali di una elezione con quelli totali di un’altra, devi effettuare una correzione. Cerco di esemplificare : se 100 persone hanno espresso un voto e il partito X ha ottenuto 50 preferenze in una prima votazione e successivamente ha ottenuto 20 preferenze nei voti delle prime 60 persone puoi azzardare che ha perso un 17% (confrontando le percentuali), ma è errato confrontare i 50 voti con i 20 della volta dopo (meglio ipotizzare un 34 come numero da confrontare)! Ovviamente sto tralasciando il discorso dell’astensionismo: volevo solo mettere l’accento sulla differenza tra voti assoluti e percentuali.
        Spero di esser riuscito ad essrere chiaro sul perché sia fuorviante mettere affianco i numeri della prima immagine.

        Sul “solita”, lasciamo stare: diciamo solo che non direi che è la prima volta che scrivi delle imprecisioni. Ma metterci a contarle ti renderebbe solo più difficile ammettere gli errori, quindi limitiamoci a vedere se, in questo caso, hai in effetti avuto una svista o no (fermo restando che non cambiano le conclusioni sulla perdita di voti, diventa solo meno drastica!).

      • Errata corrige: “a fianco” e non “affianco”!
        E’ un errore in cui casco spesso e di cui mi accorgo spesso solo rileggendo… 😦

  5. Reblogged this on The Puchi Herald and commented:
    trovo curioso che ci sia stupore in questo senso, la classe politica del dopo elezioni politiche ha dimostrato ancora una volta di non essere adatte a gestire questo momento rimanendo ancorate ancora al vecchio modus operandi. che pretendevano? va bene che gli italiano hanno la memoria corta, ma non cosi corta….

  6. Pingback: Blablabla e i dati delle amministrative 2013 | Valigia Blu

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