Il caso Mastrangeli

Non servono i manuali di psicologia cognitiva per capire che il voto con cui il senatore Marino Mastrangeli è stato espulso dal gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle non è affatto un buon modello di democrazia digitale. Basta leggere il titolo del post con cui Beppe Grillo ha annunciato il voto online, e il contrasto con il corpo del testo: il primo parla di «voto», il secondo di «ratifica» della decisione presa dagli eletti a Cinque Stelle. E del resto, la domanda esatta a cui hanno risposto i 19.341 votanti era: «Vuoi confermare questa delibera?». La ‘cornice’, il frame entro cui è posta la scelta rivela il suo essere in realtà una non-scelta, una conferma plebiscitaria (puntualmente verificatasi: l’88,8% ha votato per l’espulsione).

E del resto, la sentenza era già stata emessa dal capo politico: Mastrangeli «ha violato numerose volte la regola “Evitare la partecipazione ai talk show televisivi” senza sentire alcun coordinarmento con i gruppi parlamentari e danneggiando così l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali». Non c’è nessuna reale domanda: si tratta semplicemente di ratificare, confermare la posizione dei parlamentari e del loro capo politico. Chi sceglierebbe di stare con il folkloristico dissidente piuttosto che con Grillo? Per come è posta la questione, stupisce che ci sia stato un 11,2% di preferenze contrarie. Ossia 2.164 voti. Pensando che ne bastarono 72 per portarlo in Parlamento, un successone. Soprattutto tenendo conto che nel tribunale digitale di Grillo le posizioni di Mastrangeli, la difesa insomma, non hanno diritto di cittadinanza.

Restano poi i dubbi sulla tempistica dell’operazione: annuncio in mattinata, sei sole ore per votare (dalle 11 alle 17, cioè in piena fascia lavorativa). E chi non controlla la mail o il blog per mezza giornata, non ha il diritto di esprimersi? L’annosa questione della partecipazione continua, il suo dover essere appunto continua, si ripropone per l’ennesima volta. Così come quella della dittatura delle minoranze attive (quelle cioè che hanno più tempo da investire in partecipazione).

Da ultimo, che lo spirito di Mastrangeli non fosse esattamente in assonanza con i dettami anti-personalistici riservati agli eletti del M5S era piuttosto evidente. E tuttavia l’espulsione di un parlamentare è un atto di estrema gravità, che dovrebbe richiedere un’analisi più attenta rispetto a un click su un sì o un no in un referendum di ratifica online. Certo, la discussione c’è stata – e in parte in diretta streaming. Chiunque avrebbe potuto vederla, informarsi, giudicare. Ma se si vuole davvero che siano i cittadini a decidere tramite «la Rete», non si capisce per quale motivo non linkarne il video, o perché non fornire almeno le ragioni della difesa accanto a quelle dell’accusa. Non è che siccome il tribunale si trasferisce online decadono le basilari norme di civiltà giuridica.

Insomma, al suo terzo esperimento, l’«iperdemocrazia» del MoVimento 5 Stelle si rivela – come nei due casi precedenti, parlamentarie e quirinarie – un modello largamente incompleto rispetto ai suoi obiettivi. E troppo facilmente manipolabile da chi quella supposta democrazia diretta, in effetti, la dirige. Perché se domani invece del pittoresco Mastrangeli, che vuole le visioni millenaristiche di Gaia nel programma del M5S, si decidesse di usare questo metodo per cacciare ben più scomodi avversari interni, sarebbe troppo facile ottenere un’epurazione mascherata da decisione popolare. Una deriva kafkiana, più che un passo in avanti verso una nuova democrazia.

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10 pensieri su “Il caso Mastrangeli

  1. ci sono delle regole, belle o brutte non importa, ci sono e basta, così come la legge italiana prevede il carcere per chi ruba qualcosa, sia essa una mela o 100 miliardi di euro. le regole le conoscono tutti e vanno rispettate. anche gli altri partiti hanno statuti e similari in cui si parla di espulsioni se non si rispettano certi canoni di comportamento, poi è vero che non espellono neanche i ladri conclamati e vabbè. ma il problema è loro non Grillo, almeno lui è coerente, e poi inutile parlare di orari , di ratifiche, etc. e alla fine se la base non avesse votato per la ratifica è probabile che essa non sarebbe stata notificata, quindi qua siamo all’iperdemocrazia, con qualche lato da migliorare, come sempre del resto, ma almeno le cose si sanno e vengono discusse in pubblico.

  2. Quando viene espulso qualcuno dagli altri partiti decidono i dirigenti, quindi pochissime persone, (ricordate ad es. l’espulsione di Rosy Mauro dalla Lega) altro che 17.000 !! Di cosa stiamo parlando?

  3. Su molte cose ha ragione lei: il poco preavviso, il poco tempo per votare, alcune frasi nel post di grillo che già lo davano per colpevole…per il resto non sono assolutamente d’accordo…nessuno ha ancora capito cosa ci facesse mastrangeli nel m5s, ed è evidente che ha approfittato del non perfetto metodo delle votazioni online per infiltrarsi ed arrivare ad ottenere esattamente quello cha ha adesso: essere un personaggio pubblico (per quel poco che ancora durerà). ha fatto di tutto per farsi buttare fuori, era evidente. Per quanto riguarda la sua difesa..nel post del blog di grillo c’era il link del video di una delle sue tante apparizioni tv in cui si difendeva da tutte le accuse. il video dell’assemblea della discussione per la proposta di espulsione è visibile a tutti sul web ed è stato pubblicato ovunque su facebook…Mastrangeli è andata in tutte le trasmissioni possibili è si è difeso davanti a milioni di telespettatori…che altro si doveva fare di più…aggiungerei che non si sentiva nessuno rappresentato da lui e lo volevano tutti fuori..anche quell’11%, solo che ha votato no perchè alcuni pensavano che così gli si facesse un favore ed altri perchè invece volevano che rimanesse ma fossero presi altri provvedimenti..le assicuro che non è stato manipolato NESSUNO..è da più di un mese che si parla di lui e che sul web si leggono commenti poco simpatici su di lui..Le regole vanno rispettate ed è stato eseguito per l’espulsione esattamente la procedura scritta nello statuto, e che lo stesso mastrangeli ha firmato..tutto qui.

  4. Ho ragionato molto prima di votare, dato che ho potuto farlo.
    Ma dato che in questo bel post non si parla di motivazioni o del merito della vicenda, mi trovo d’accordissimo con te per quel che riguarda il metodo.
    Non mi è mai piaciuto questo sistema di votazione, che mi avvisa e devo fare tutto di corsa, senza postare troppi chiarimenti (che poi andrebbero difesi).

  5. Qui, a parer mio, se proprio vogliamo scendere nel merito – 1° e 2° grado di giudizio – bisogna intendersi su due concetti: “Partecipare” e “talk show”, chiariti i quali è molto più comprensibile – et ergo condivisibile – uno “schieramento” (immagine orribile per una società civile, ma tant’è …) verso le ragioni di una parte piuttosto che dell’altra.
    Riguardo al “come”, invece, o alla “procedura” se vogliamo dir meglio, grillini cari rivedetevi per cortesia l’art. 111 della nostra Costituzione e poi fatevi un esame di coscienza. Ci son così tali e tanti errori che la Cassazione non ve la farebbe passare quest’ostracizzazione.
    E poi, sappiate, non è congruo paragonare un furto o comunque un reato penale a una partecipazione a talk show, a rigor di logica.
    Prosit.

  6. “Non servono i manuali di psicologia cognitiva per capire che il voto con cui il senatore Marino Mastrangeli è stato espulso dal gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle non è affatto un buon modello di democrazia digitale.”
    non servono manuali di psicologia per capire che cominciare un discorso con la sua conclusione (che dovrebbe giungere al termine di un ragionamento) è un modo per influenzare chi legge l’articolo, spingendolo a conformarsi al pensiero dell’autore e/o ritenersi stupido nel caso la pensi diversamente…

    psicocazzate a parte (la mia così come la sua), sarebbe più utile, al fine di avere dialoghi costruttivi, evitare di considerare un inguaribile stupido chi prova a partecipare questo (pefettibilissimo) tentativo di democrazia partecipativa… o veramente crede che chi ha votato (me compreso) non abbia un cervello capace di prendere una decisione in automia ?

    • Non credo che tutti i partecipanti siano stupidi, credo invece che il sistema porti a stupidità – e non intelligenza – collettiva. E credo anche che sì, il sistema in sé – così strutturato, non in generale – sia stupido. Il che, ripeto, non significa dire che tutti i partecipanti siano altrettanto stupidi.

  7. Pingback: Il caso Gambaro, sedici anni prima | ilNichilista

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