Due cose di Napolitano contro l’«iperdemocrazia»

Dal discorso di Napolitano, due passaggi sul rapporto tra Internet e politica. Che, in realtà, sono due attacchi frontali all’«iperdemocrazia» di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio:

«Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti». 

In sostanza, Napolitano sta dicendo che la «Rete», secondo il M5S, sarebbe una forma alternativa ai partiti di organizzazione politica – mentre non lo è. Concordo. Sta anche elogiando il M5S per aver scelto la via dell’ingresso nelle istituzioni per cambiarle, piuttosto che rifiutarle in toto – la «contrapposizione tra piazza e Parlamento»; quella degli Indignados, per capirci. Concordo di nuovo. Il problema è che il capo dello Stato sta dicendo che senza partiti non c’è democrazia, e questo è discutibile – e discusso da movimenti sociali in tutto il mondo (di nuovo, gli Indignados, ma anche Occupy Wall Street). Questa presa di consapevolezza, questa sfida, sembrano mancare. Ma è in una parte del Paese, in un elettore su quattro. E Napolitano farebbe bene a non invitare a credere che basti chiudere gli occhi, per non vedere.

«La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”».

Altro riferimento piuttosto esplicito all’«iperdemocrazia» di Grillo-Casaleggio; Napolitano sposa l’ottica della «guerra tra Rete e partiti» di cui parlano i due in ‘Siamo in guerra’, ma per dire che Grillo e Casaleggio stanno dalla parte del torto. Peggio: dalla parte contraria rispetto al «metodo democratico», sembra suggerire. Non un discorso accomodante, e questo gli fa onore. Da partigiano dell’esistente, come era prevedibile. Da vero conservatore, che è il motivo per cui è stato chiamato a sconfessarsi con un secondo mandato. Ma le parole di un garante delle regole del gioco, più che di una figura adatta a spronarne il miglioramento con il coraggio di cui ci sarebbe bisogno.

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10 pensieri su “Due cose di Napolitano contro l’«iperdemocrazia»

  1. Totalmente d’accordo : tutto il suo discorso è impregnato di conservatorismo partitocratico.Neppure si pone il problema del perchè milioni di cittadini hanno votato un movimento all’insegna del “distruggiamo tutto”.Continui così, lui e la cricca dirigente, e prima e poi davvero la piazza, come la chiama spregiativamente, fará un botto.

  2. Tempo fa hai chiesto cosa si pensava dell’utilizzo di dispositivi smartphone o tablet durante i lavori del parlamento.
    La cosa mi ha fatto riflettere: la rete non è democratica, oltre che limitata.
    Un’operaia sola, con due figli, per quanto attenta alla vita politica non potrà mai seguire i post, o commentare i tweet,
    di un gruppo di deputati.
    Sono d’accordo con te che Napolitano sia […] un garante delle regole del gioco, più che di una figura adatta a spronarne il miglioramento con il coraggio di cui ci sarebbe bisogno.

    Servirebbero profondi conoscitori di tale fenomeno, per incanalare l’enorme potenziale della rete, evitando che questa
    travalichi in iperdemocrazia o in facili censure.

  3. Quando non si hanno altre “ricette”, si difende ciò che si conosce, spronando i partiti a essere più sani.
    Alla fine, non mi aspettavo molto di più dal difensore della Costituzione e delle istituzioni (anche se certe leggi le ha firmate, altro che difesa).

  4. Iperdemocrazia, chi è costei? Dopo venticinque secoli di ponderosi studi e drammatici esperimenti, non siamo neanche arrivati alla democrazia semplice e già vogliamo passare a quella iper? Non è l’aggiunta di un prefisso antichissimo e molto “trendy” che può fare la differenza tra un sistema marcio e Shangri-La.
    San Napolitano non pare aver capito (e forse non è più in grado di farlo) che la contrapposizione non è tra la piazza e il Parlamento (con la P maiuscola), ma tra la piazza e “questo” parlamento (con la p minuscola).
    M5S sta solamente canalizzando un disgusto verso una classe politica obsoleta, e io stimo che solamente il 20% di M5S sia propositivo, e quindi potenzialmente destinato a “tenere duro” in funzione di un cambiamento epocale della nostra società.
    Del resto i grandi movimenti di massa, di qualsiasi colore politico, hanno sempre avuto un esercito di “comparse”, ardimentose, esaltate, devote, e anche prontissime a diventare “scomparse” quando il vento cade. San Napolitano questo lo sa bene, perché il “suo” partito, il PCI, per decenni ha goduto dell’appoggio entusiastico di milioni di finti comunisti.
    Adesso lui è il “garante” appunto, la linea del Piave di una classe politica squalificata, di un parlamento che gode dell’entusiastico appoggio di milioni di finti italiani.

    • sulla disincantata visione di democrazia potremmo star qui a parlarne per ore. Ma il fenomeno, una nuova interazione tra legislatori e (presunti)cittadini, è tangibile e pertanto si rende funzionale un termine. Non lo trovo così trendy.

      • Perdonami, probabilmente non c’arrivo, ma io non riesco ad avvertire la novità, o per meglio dire la novità assoluta che esiga il conio di un neologismo.
        E’ chiaro che rispetto al logoro rapporto tra corpo elettorale e i suoi rappresentanti, questo sussulto di partecipazione rappresenti una novità, e che ci siano i presupposti per una radicale revisione degli attuali meccanismi, ma la democrazia partecipata, diretta, assembleare, non è di oggi, casomai è cambiato il medium, grazie alle tecnologie che sono in grado di connettere più agevolmente tutti gli attori del processo democratico.
        Ti faccio un esempio: un viaggio è un viaggio, a prescindere dal medium. Se percorri la Via Francigena a piedi, come si faceva secoli fa, fai un viaggio, un bel viaggio; se prendi un aereo, un medium diverso e più avanzato, e vai in India, e poi in Giappone, e poi negli USA, fai sempre un viaggio, lunghissimo, comodo, rapido, ma giammai sorgerebbe l’esigenza di coniare il termine “iperviaggio”.
        Nel 930 d.C. in Islanda si è tenuta la prima assemblea parlamentare, un primo abbozzo di democrazia moderna in un mondo in preda alla barbarie e al sopruso. Più di 1000 anni dopo un’altra assemblea parlamentare islandese, più partecipata, più tecnologica, più egualitaria, ha deliberato delle decisioni importantissime sul futuro di tutto il paese, e l’Althing, sempre la stessa istituzione da 10 secoli, ne ha preso atto. Vedi bene che gli strumenti già ci sono, è che noi, per vari motivi, non ci siamo abituati.
        Ciò che in buona sostanza sto chiedendo è un minimo di prudenza nell’appiccicare un prefisso che potrebbe ridurre un’ammirevole azione ideale a una bieca etichetta, un claim, uno slogan.
        “Iper” è qualcosa che sta sopra, per potere, dimensioni, effetti, e non riesco a vedere cosa possa esserci sopra una sana democrazia partecipata. Al contrario, non posso fare a meno di notare le masse di ipernutriti che affollano l’ipermercato per approvvigionarsi di junk-food ipercalorico o per comprare un l’ultimo device multimediale iperveloce, per esempio un iperbook per trattare gli ipertesti o cercare i rimedi contro l’ipertensione che li affligge, rischiando l’iperdosaggio di ACE inibitori dispensati come mentine da una sanità pubblica ipertrofica.
        Come vedi il prefisso “iper” è abbastanza inflazionato, è perciò, forse sbagliando, l’ho definito “trendy”, ma il messaggio che volevo far passare è che la democrazia può avere tanti aspetti, strutture, applicazioni, forme, ma sono tutte varianti sul tema “l’individuo, al pari di tutti gli altri, deve poter far pesare il suo modo di vedere il mondo e il futuro che l’attende”. Più di questo, sopra a questo, qualcosa è magari possibile, ma non basta un prefisso abusato per darne i contorni.
        Ciao.

  5. Sono passaggi che ci si possono attendere, da colui che, primo tra tutti, ha reso possibile le “larghe intese” lavorandoci dall’inizio.
    Napolitano è il vero nemico del M5S e mi sa che loro non se ne sono accorti.

  6. Garante delle regole del gioco perché Napolitano ci ricorda che 28mila votanti in rete non posso tenere sotto scacco 60milioni di persone?
    Partigiano dell’esistente, con tutte le critiche che ha fatto all'”esistente”?
    O pretendiamo che il Capo dello Stato chieda ai partiti di dissolversi di punto in bianco, senza fornire un’alternativa valida?

  7. Beh, io continuo a non capire perché questo blog si chiama “il nichilista”.
    Per essere un nichilista, hai fin troppe aspettative e fin troppi valori….

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