Il non-partito

Ha fatto una non-campagna elettorale. Ha, di conseguenza, non-vinto le elezioni. Poi ha non-formato un governo (per oltre 50 giorni). Ora rischia di non-eleggere un presidente della Repubblica (o peggio, di eleggere quello che molti già considerano un non-presidente). Niente di personale, ma Bersani potrebbe anche decidersi, a diventare un non-segretario. Perché dopo mesi a baloccarsi con le facili ironie sul non-statuto, il non-leader e tutta la retorica del ‘non’ nel MoVimento 5 Stelle, siamo giunti alla conclusione che la vera teologia negativa, quella che si oppone agli elettori, sia del Partito Democratico. Che sia il Pd, il vero non-partito. Perché il M5S è compatto per Rodotà, mentre il partito non-partito, il Pd, è diviso in mille rivoli. E no, non significa che tra i democratici ci sia «più democrazia», perché è il M5S – e non il Pd – ad avere interpellato i suoi elettori (pur se in minima parte e male, molto male): il Pd, invece, li ha bellamente ignorati. E basta farsi un giro sulla pagina Facebook di Bersani per scoprire con quali conseguenze. Che sia il partito di Barca o di Renzi, dei giovani turchi o di Fioroni, appare evidente che non può essere più il contenitore politico che li tiene tutti insieme. Mostrando, chiaramente come non mai, il dubbio che il problema sia strutturale, e riguardi tutti i partiti (o non-partiti, a loro volta, visto che non raccolgono la fiducia che di una minima parte dell’elettorato): che si tratti cioè di capire perché un gruppo dirigente possa allo stesso tempo esistere per rappresentare i cittadini e non ascoltarne minimamente la volontà (alzi la mano chi pensa che nel Pdl di Berlusconi le cose stiano diversamente). E perché, all’interno dei partiti divenuti oramai la negazione di loro stessi, i meccanismi decisionali consentano posizioni così antitetiche tra base e dirigenza. C’è poi un dilemma politico più ampio, in cui l’Italia del 2013 è immersa e – pare – senza scampo: la scelta degli elettori non può ridursi a un referendum tra la retorica dei «portavoce», «dipendenti» e «terminali della Rete» e le decisioni prese in splendida solitudine da un Palazzo cieco, sordo e muto. La politica sta nel mezzo: non nei non-partiti, né nei partiti che diventano paradossalmente perfino più non-partiti di chi li rigetta costitutivamente. Se nel Pd dovesse finalmente saltare il banco, questo l’ennesimo paradosso, potrebbe essere un bene per il centrosinistra e il Paese tutto. Se invece dovesse reggere con Bersani al timone e un accordicchio con Berlusconi, allora non farebbe altro che scavare un ulteriore solco tra quei due estremi. Ed è questo il vero bipolarismo che rischia di ucciderci.

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6 pensieri su “Il non-partito

  1. Mi consenta, di alzare la mano.
    Nel PDL di Berlusconi (quel “di” sta per “di proprietà” e non per “di appartenenza”) la situazione è radicalmente diversa da quella del PD di-Bersani (dove il “di-” non sta né per proprietà e né per appartenenza, bensì per dicroismo, ovvero la fluttuazione tra due tinte a seconda di come lo si guarda, della giornata, della domanda, il che ci porta al “di-” della diarchia, nel senso che, di volta in volta, nel PD comandano Bersani e d’Alema, Bersani e Vendola, Bersani e Berlusconi, ecc.).
    Il successo, per niente inspiegabile, del PDL sta proprio nella capacità di ascoltare e dare voce all’umore dei suoi elettori, a prescindere dalla giustezza, compatibilità, coerenza e fattibilità di quanto emerge da quel magma.
    Il PDL galleggia, anzi naviga, sull’onda dei sondaggi. L’elettore sogna il ponte sullo stretto? Si promette il ponte. L’elettore non vuole non pagare le tasse? Si promette di ridurle (e di restituire i soldi di quelle già pagate). L’elettore è stufo dell’austerità? Si promette il Paese di Cuccagna. L’elettore ha paura del cancro? Si promette di sconfiggerlo. All’elettore non piacciono gli extracomunitari? Si promette di mandarli via, tutti. L’elettore ama andare al mare? Si promette il Sole. E avanti così, fino alle mille e una notte.
    Sappiamo benissimo tutti che questo è un modo omicida di governare, ma agli eletti del PDL sta bene così, intanto mettono da parte qualcosina per la vecchiaia, e poi, quando in nodi gordiani verranno al pettine, faranno spallucce e si renderanno irreperibili. Chi ha avuto ha avuto, e tanti saluti ai boccaloni di turno.
    La loro strategia sta tutta qui: il PDL non si lancia in analisi sofisticate, ascolta la pancia e parla alla pancia dei corpo elettorale, e poco importa se la via più breve per entrare e uscire dalla pancia è ben nota, la sostanza in transito è sempre quella, e quindi la differenza tra la domanda e la risposta non si nota.
    Il PD invece è autarchico, tolemaico, direi quasi una sfera di Dyson; tutto si concentra in un universo microscopico, autoreferenziale; gli impulsi esterni rimbalzano su un PD che da tempo si è dotato degli scudi dell’astronave Enterprise; i dirigenti si divertono col gioco delle tre carte e si fregano a vicenda, e, alla fine, ci fregano tutti; l’elettore non comprende, e soprattutto non è compreso, nel senso che non è nemmeno previsto, neppure come optional, ed è inevitabile che si stufi; alla fine il Titanic affonderà mentre l’orchestra continuerà a suonare uno stanco refrain.
    Bye

    • Da una parte sì, e non si può non essere d’accordo con quanto scrivi (e argomenti molto bene). Dall’altra però no: quante volte il Pdl ha rischiato di implodere per via delle priorità di Silvio, messe costantemente davanti a quelle del partito e del ‘suo popolo’? Non dimentichiamo che il Pdl ha comunque perso metà dei consensi dal 2008 a oggi, che senza Berlusconi sarebbe sostanzialmente scomparso dai radar politici italiani e che – oltre a promesse come dici perfette per la pancia dell’elettorato, ma che lo stesso elettorato sa in un certo modo essere irrealizzabili – le polemiche tra base e vertici del Pdl (per non parlare delle faide interne ai vertici) non sono certo mancate in questi anni (v. scissione coi finiani prima, e con La Russa-Meloni-Crosetto poi). Quindi sì, le cose non stanno proprio come nel Pd; ma no, non credo il Pdl si esima dai problemi che provo ad accennare.

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