Riaprite gli archivi

È da un po’ che ciclicamente mi chiedo quale ratio possa avere informato la memorabile decisione di far scomparire, insieme alla rassegna stampa quotidiana della Camera in rete, i suoi archivi. Quale mente possa aver concepito che trent’anni circa di storia dell’informazione di estremo valore per il pubblico dominio – e nullo per i legittimi proprietari – fossero sacrificabili all’altare del diritto d’autore. Poi una sera, pensandoci bene al telefono con una collega disillusa, ho realizzato come si trattasse in realtà della più vasta e odiosa – perché completamente inutile – opera di censura online operata in questo Paese di cui serbi memoria, perché far sparire quegli archivi significa anche e soprattutto rendere migliaia e migliaia di link provenienti da altri articoli – si suppone in massima parte perfettamente legali – morti, a loro volta inaccessibili. Così da mutilare non soltanto il sapere di chi si accinga per la prima volta a consultare gli archivi, ma anche la comprensione di chi invece li abbia utilizzati per completare o validare un ragionamento altrove, nella rete. A pensarci bene è una barbarie straordinaria, in termini culturali, ben peggiore delle copie perse (ma quante?) dai giornali riprodotti ogni mattina nella rassegna stampa. Che questa questione di bilanciamento del diritto alla cultura con il diritto d’autore non si sia nemmeno posta nel dibattito pubblico rivela, una volta di più, la deprimente irrilevanza della conoscenza nella considerazione non solo del lettore mediamente informato (quello che di norma si rivolge alla rassegna della Camera) ma anche e soprattutto dei tanti che hanno a cuore la libertà di informazione e – ancor di più – il libero web. C’è altro cui pensare, certo: ma c’è sempre, quando si tratta di difendere la cultura, per qualche ragione. Tanto che te ne devi accorgere davvero soltanto in una lamentio notturna con un’amica, quando il rumore di fondo di tutto il resto si è finalmente allontanato. E scopri che senza la rassegna leggi meno giornali, e ti viene voglia di comprarne meno, non di più. E che, tutto sommato, ne sai quanto prima.

Advertisements

6 pensieri su “Riaprite gli archivi

  1. Mi ricorda cosi’ tanto 1984 di Orwell che rabbrividisco al solo pensiero. Tristemente condivido la tua analisi e tristemente penso che la democrazia sia sempre piu’ una parola priva di significato.

  2. Pingback: Niente paura, si vede il cablo anche da qui « ilpicchioparlante

  3. Io, da due anni a questa parte, tutti i giorni scaricavo il pdf della rassegna stampa giornaliera e lo salvavo sul mio hard disk, a memoria futuria (se avevo tempo li leggevo anche). Ma non mi ritengo uno scroccone, perchè da sempre, quotidianamente leggo il giornale (La Stampa per la precisione) e avevo un abbonamento a l’Espresso, che non ho rinnovato ma sostituito con l’Internazionale. Peccato, mi sarebbe piaciuto avere un nipotino che fa le ricerche con i quotidiani dell’epoca…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...