Il senatore che vuole Gaia nel programma del M5S

«Noi siamo qui per trasformare il sistema, per cambiare tutto», dice il deputato M5S Roberto Fico a Repubblica. Lo sappiamo. Ma come? Nell’attesa che l’utopia si traduca in azione parlamentare (rivoluzionandola, sia chiaro), un’idea viene dal collega a palazzo Madama – già in odore di espulsione dopo la comparsata da Barbara D’Urso – Marino Mastrangeli. Che a settembre scorso scriveva:

Cari amici ed amiche, propongo di inserire “Gaia: the future of politics” (la democrazia diretta e telematica mondiale) nel Programma Politico del MoVimento 5 Stelle, ed in particolare la parte in cui si dice: “Le prime elezioni mondiali in Rete. Un Governo Mondiale chiamato Gaia viene eletto. Le organizzazioni segrete vengono abolite. Ogni essere umano può diventare Presidente, controllare le azioni del Governo, tramite la Rete. In Gaia i partiti, i rapporti di forza politici, le ideologie, e le religioni, scompaiono. L’uomo è l’unico fautore del proprio destino. Il sapere collettivo è la nuova Politica”.

Sì, il «nuovo ordine mondiale» immaginato da Casaleggio elevato a imperativo politico. Ma come?

Attraverso revisione costituzionale, il MoVimento 5 Stelle potrebbe proporre la democrazia diretta e telematica prima in Italia, per poi proporla in tutta l’Unione Europea, ed infine proporla in tutto il Mondo.

Follia? Fortunatamente sì, a giudicare dai 183 commenti che invitano a occuparsi di questioni più terrene («le fantasie di Casaleggio possono aspettare un’altra trentina d’anni», dice il commentatore più votato). E accusano addirittura Mastrangeli di essere un noto spammer, capace di auto-votare la sua proposta (giunta a quota 65) con più account diversi. Il che mostra, un’ennesima volta e se ce ne fosse bisogno, in quanti modi la democrazia del «mi piace» (per la cronaca, ne ha ottenuti circa 2.100) possa risultare manipolabile. Così che anche di commenti come questo

L’intelligenza collettiva, ultima frontiera dell’evoluzione. Forse non compiutamente per noi, ma proprio noi stiamo dando inizio a questo processo.

che del rischio ‘demenza collettiva‘ non hanno alcun sentore (e collezionano 17 voti), non si riesce a essere certi dell’autenticità. Se non fosse che la retorica del «terminale» della rete e dell’«intelligenza collettiva» come metodo (e panacea a ogni male) ha fatto breccia eccome tra i Cinque Stelle. Magari senza le derive apocalittiche che il senatore Mastrangeli vorrebbe diventassero un programma politico vero e proprio, ma con una comune matrice utopica. Che ha il problema di essere altrettanto irrealizzabile. E, se invece si potesse realmente attuare, sono pronto a scommettere avrebbe esiti altrettanto apocalittici.

Così, mentre il Paese resta appeso al tentativo di stimolare e sedurre la realpolitik del MoVimento 5 Stelle (buona fortuna, con i Mastrangeli di turno), non riesco a non pensare a quanto sia sinistro il suono delle parole di Fico a Repubblica. Gaia o non Gaia.

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7 pensieri su “Il senatore che vuole Gaia nel programma del M5S

  1. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 29.03.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  2. No, io non credo nella demenza collettiva. Io non credo che nella politica serva competenza, abilità dialettica o financo intelligenza: cioè, sono tutte cose importanti, importantissime. Ma per me l’essenza della politica, intesa nel vero senso della parola, cioè di creare legami e risolvere problemi, sta nel buon senso. Io credo questo: che l’intelligenza collettiva sia il luogo non in cui si unisca la razionalità di tutti, bensì il loro buon senso. Alla fine, le idee di buon senso vincono. Alla fine, piano piano, le differenze razziali e di genere si stanno abbassando, e le idee di uguaglianza si stanno diffondendo. ma questo non è dovuto al fatto che la gente è più colta, ma semplicemente al buon senso: che siamo tutti uguali è una cosa ovvia, anche se a qualcuno può far comodo che non sia così, per motivi di tornaconto pratico. E la stessa cosa vale anche nel piccolo. Prendiamo la recente elezione del senato: un gruppo di persone qualunque, eterogeneo si è trovato a dover decidere se seguire la linea del loro partito, o se invece seguire quello che suggeriva il buon senso, ovvero che Grasso è meglio di Schifani. Miracolo, una parte ha disobbedito al suo leader – e anche un pò cogliona.
    O magari mi sbaglio, chissà.

  3. edit al precedente post:

    “Miracolo, una parte ha disobbedito al suo leader – e non si trattava di navigati uomini politici – ma di gente normale, anche un pò cogliona.”

  4. Pingback: Il caso Mastrangeli | ilNichilista

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