Demenza collettiva

Dal primo rapporto sulla promozione della lettura in Italia, scrive il Sole 24 Ore, si apprende che nel 2012 un italiano su due non ha letto alcun libro. Più precisamente, il 46% ne ha letto uno (in Germania è l’82%, in Francia il 70%, in Spagna il 61,4%), il 18,4% tra 4 e 11 e il 6,3% almeno 12. Tradotto: i lettori veri e propri sono circa un quarto della popolazione. Per una qualche circostanza fortuita, la stessa percentuale che vota Cinque Stelle. Tra i cui cardini, lo sappiamo, c’è l’idea di una «intelligenza collettiva» in rete che dovrebbe sopperire a tutte le deficienze individuali. E, soprattutto, che dovrebbe garantire la bontà del (nuovo) rapporto tra eletti ed elettori: i primi, semplici portavoce della summa intellettuale prodotta dai secondi tramite la deliberazione collettiva su Internet. Domanda per i Cinque Stelle: visti i dati – che si sommano a quelli ipercitati sull’analfabetismo prodotti da De Mauro – non vi viene il sospetto che «l’intelligenza collettiva» di un popolo che non legge (e non ha mai letto) sia, in realtà, demenza collettiva e che quindi il problema non sia usare la rete, la democrazia liquida, o un pezzo di carta, ma sapere che scriverci, in rete o su quel pezzo di carta? Fermo restando che sette italiani su dieci faticano pure a comprendere la lingua con cui poi si devono confrontare per articolare le loro proposte. Insomma, abbiamo la tecnologia, ma oltre alla politica mancano – temo – gli interlocutori con cui costruirla «dal basso», in modo «partecipativo». Che l’ideologia del primo partito in Italia – e del più studiato, corteggiato e imitato proprio dal punto di vista concettuale – non rilevi questa tremenda contraddizione è un segno della altrettanto tremenda ipocrisia del mito, mille volte distrutto e altre mille ricostruito, della società civile, dell’Italia migliore. A cui piace pavoneggiarsi, fare la voce grossa, aprire le istituzioni come una scatola di tonno e via dicendo. Ma leggere, ecco: quello molto meno.

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16 pensieri su “Demenza collettiva

  1. Consideriamo anche il fatto che la Rete è per definizione una risorsa illimitata, e che quindi un continuo utilizzo di tale mezzo a fini informativi fa crescere una sorta di “conoscenza” o “apprendimento” sbagliato, cioè frammentato e poco certificabile a livello di fonti. Meglio studiare piuttosto un efficace mezzo che alterni e cooperi sapientemente i “vecchi” strumenti su carta con quelli nuovi offerti dal digitale, non solo nell’istruzione ma anche in tante altre sfere della vita sociale. Visto che i “grillini” sono coloro che vogliono “cambiare” tutto e, purtroppo a quanto pare, hanno il potere di farlo ora come ora che si decidano una volta per tutte ad usare il cervello anzichè rispondere sempre con frasi fatte del tipo “Noi siamo qui per le idee”, “Se andate sul blog di Beppe Grillo c’è tutto”, “Noi faremo quello che i cittadini diranno”, “Noi faremo quel che è giusto”, “Sveglia! Noi siamo quelli del popolo!!”

  2. Bel pezzo. Però credo che il rapporto sia inverso, ossia gli italiani sono ignoranti (non è pesante come termine) e Grillo e Casaleggio hanno interpretato perfettamente il popolo, hanno fatto loro la contraddizione e l’hanno sfruttata.
    Purtroppo questo è un grossissimo problema di internet, dandoti l’illusione di poter accedere a tutta la conoscenza possibile, ti da l’impressione di essere già pronto per avere un’idea giusta della realtà.

  3. Fabio, il grosso problema, secondo me, è che la sbandierata intelligenza collettiva vanto del m5s rappresenti alla fine un greve sunto della nostra società.
    Nonostante non sia vecchio (34 anni) e non sia in possesso di alcuna laurea, rimango esterefatto ogni qual volta mi interfaccio con persone che siano della generazione immediatamente sucessiva alla mia.
    La pochezza di lessico, la totale assenza di una minima conoscenza si educazione civica, la mancanza di qualsivoglia visione critica dei fatti sono gli aspetti che più mi atterriscono!
    Internet è si uno stromento che permette l’accesso ad informazioni fino a pochi anni fa impensabili, ma non avendo , per fortuna e rimarco PER FORTUNA un sistema censoreo, non è fonte assoluta di verità (vedi chip sotto cutanei).
    Il concetto che tutti dovrebbero rimarcare e imprimersi nella mente è che iper informazione non vuol dire buona informazione bensì la possibilità di accedere a più fonti ed a maggiori punti di vista, toccherà puoi all’individuo e non alla coscenza colletiva od al capo popolo fare una scrematura dei contenuti.

  4. Per essere elettori allora bisogna essere dottori anzi sarebbe meglio che il diritto di voto fosse dato a persone di una «certa cultura» perché diciamocelo..l’ignorante non è degno di votare oppure il suo voto è il frutto di mero condizionamento.
    Il condizionamento poi, proprio come la cultura, ha formato sui libri, persone che pensano sia possibile solo una uguaglianza fatta tra pari e non certo accessibile a chi, come me non ne capisce un czo. Devo dirti, ma non sono un dottore, che l’uomo secondo alcuni è solo un condizionamento della cultura e quindi la libertà di scelta non esiste: siamo come delle piante che assorbono una cultura e la ritrasmettono convinti che sia la cosa giusta da fare. Che filosofia è questa? La mia… che è buona come la tua da ogni punto di vista.. anche dal tuo.

  5. Sono i commenti come quelli di Angelo che mi lasciano davvero senza parole. Esattamente, dov’é che si é detto che gli elettori devono essere necessariamente “dottori”? Dove si é detto che gli ignoranti non possono votare?
    Chiariamo subito le cose. Primo: leggere (almeno) un libro all’anno non significa essere un “dottore”, un “genio” o una “mente illustre”. In moltissimi altri Paesi Europei (e non), leggere é considerata una cosa normalissima, non un’attivitá per pochi individui intellettualmente e cognitivamente dotati.
    Secondo: il discorso non é essere “prigionieri di una certa cultura”, con tutte le solite tiritere sul relativismo – tipo: “quello che va bene nella mia cultura non va bene nella tua, e alla fine abbiamo tutti ragione e tutti torto”, eccetera. Il discorso é che avere la pazienza, la disciplina, la buona volontá e il piacere di leggere un libro puó avere delle conseguenze benefiche su tutte le attivitá cognitive di una persona – aumento e mantenimento della memoria, creativitá, capacitá analitiche, immaginazione. Insomma, leggere “Anna Karenina” o “Delitto e Castigo” non ti rende prigioniero di chissá quale schema concettuale e non condiziona il tuo voto, ma di certo ti insegna molte altre cose.
    Terzo: dai due punti precedenti ne possiamo concludere che leggere rende le persone migliori (almeno per quel che riguarda le loro capacitá cognitive) e che in molte altre nazioni le persone effettivamente ci provano a migliorarsi con la lettura. In Italia, invece, deve essere sempre la battaglia fra i “dottori presuntuosi” e gli “ignoranti che peró sono persone tanto brave”. Solo i Italia gli ignoranti sono orgogliosi di esserlo e fanno di tutto per non migliorarsi. Non agli “ignoranti” in generale, ma a questo tipo specifico (e dannossissimo) tipo di ignoranti non dico che toglierei il voto… ma quasi!

  6. Mi ricorda un lucido articolo di McDermott, datato ma attualissimo: Artificial intelligence meets natural stupidity. Al di là di questo, che l’Italia stia attraversando una fase di profondo regresso culturale, è sotto gli occhi di chiunque lo voglia vedere: prima ancora di preoccuparsi di raccogliere le idee e i pensieri di tutti, bisognerebbe preoccuparsi di insegnare a pensare con la propria testa, analizzare e giudicare fonti e informazioni e, su queste basi, costruirsi una propria identità e capacità di giudizio critico. Poi, ottenuto questo, si può procedere con la costruzione di una intelligenza collettiva.
    Per il voto, poi, si potrebbe introdurre una semplicissima modifica: una patente, come per l’auto. Alla maggiore età, chi vuole votare segue un corso di educazione civica e supera un esame, dopodiché potrà esercitare il proprio diritto di voto come e quando vuole.

  7. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 20.03.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  8. Condivido la preoccupazione espressa dal post e l’opinione di chi ne fa un problema cognitivo. Una popolazione che non legge, qualsiasi cosa anche il bugiardino delle medicine è più esposta alla manipolazione mediatica, la televisione ha dissodato il terreno ora internet crea una grande illusione ottica fornendo a ciascuno un strumento potentissimo per confermare i propri pregiudizi e confinarlo nell’isolamento della rete.

  9. Ricordo tanti anni or sono una bella pubblicità progresso. C’era un uomo che non leggeva: giornali, libri, poesie… e pian piano si scavava la fossa da solo! Non ho mai pensato fosse uno spot catastrofista o anche solo esagerato. Ed i risultati di questo rigurgito di analfabetismo reale, nei fatti, sono la demenza di cui giustamente si parla.
    Pensare che la cultura e segnatamente la lettura siano divenute una forma di resistenza culturale più che di intrattenimento mi spaventa molto!

    • Non condivido affatto. Non c’è alcun nesso logico fra leggere e essere persone ammodo. Goering era un bibliofilo e un collezionatore di opere d’arte, Mao scriveva poesie, Gengis Khan fu iniziato alle dottrine esoteriche cinesi.

  10. Pingback: Il senatore che vuole Gaia nel programma del M5S | ilNichilista

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