Sui primi due giorni del M5S in Parlamento

Quando la senatrice Paola Taverna scrive su Facebook che «sì, siamo il Movimento della Rete (…) ma in quella sala avevamo solo tre ore e le nostre coscienze, le nostre emozioni, le nostre lacrime, e la paura di dirvi ‘ok, ho fatto questa scelta, ma tu cosa avresti fatto?’» esemplifica tutta la distanza che c’è tra il burocratese da caserma gelido e intransigente di Grillo-Casaleggio e la realtà complessa – ma potenzialmente ben più nobile – della politica vera e propria. Così che il confronto tra la richiesta di epurazione di chi si è «sottratto all’obbligo» di «trasparenza» (si chiama fedeltà alla linea di partito, fuori dal gergo infuso di tecnoutopismo dell’ex comico) e l’umanissima debolezza di chi ha valutato secondo la propria coscienza, se davvero Grasso e Schifani pari sono oppure il calcolo costi-benefici per una volta costringesse a derogare ai principi primi (sono tutti uguali, e devono andare tutti a casa), è impari. Ed è tutto dalla parte degli eletti.

Grillo vorrebbe fossero un sol uomo. Anzi, tutti gli uomini (connessi in rete, dice il non statuto, previa deliberazione su Internet e solo su Internet: ma dove stava per elezione dei capigruppo, dei candidati presidenti e per l’appoggio o meno a Grasso?). Meglio ancora, un solo portavoce della volontà popolare (possibilmente, del 100% dei cittadini). Gli eletti invece, discutendo come è normale che sia di fronte a un dilemma di non semplice soluzione (seguo i principi primi del mio Movimento oppure li forzo perché lo impone la coscienza?), ribadiscono la loro umanità. E grazie a dio. È una liberazione sentire il candidato alla presidenza di palazzo Madama, Luis Alberto Orellana, dire alla Stampa: «Non siamo telecomandati, ognuno di noi ha una propria sensibilità». Sacrosanto, ma allora sarebbe il caso di smetterla di autodefinirsi «terminali» di una fantomatica «Rete» idealizzata che per quanto la si idealizzi non condurrà mai all’utopia di «democrazia diretta» e «ognuno vale uno» di cui gli eletti stessi si sono riempiti la bocca, facendo la gara a chi era più integralista dell’«intelligenza collettiva» e di altre scemenze simili applicate al governo di un Paese.

Grillo ha alzato il tiro con le minacce di epurazione proprio perché da quando la vita parlamentare ha fatto irruzione nel M5S i proclami internettiani ispirati da Casaleggio si sono mostrati in tutta la loro miseria e pochezza, nella loro incapacità di descrivere la complessità dei processi che vengono prima e dopo una decisione politica, che non si può compendiare o ridurre a un referendum istantaneo e permanente online (che tra l’altro nemmeno si tiene). Così che, tolta la maschera sovietica del caposquadra burbero e minaccioso, di quei nobili ideali (chi potrebbe non volere più democrazia dal basso?) resta soltanto il volto pragmatico. Che mostra una volontà di controllo che va ben oltre quella di cui gli stessi Grillo e Casaleggio hanno titolo. E, a meno di costringere alle dimissioni chiunque voti in difformità dal gruppo (o dai cittadini, secondo la retorica grillina), va ben oltre anche la capacità stessa di controllo del duo e dei loro fedelissimi (piazzati, che caso, tutti in posizioni strategiche). Si chiama articolo 67 della Costituzione, il divieto di mandato imperativo. Grillo lo sa benissimo, visto che – pur detestandolo per motivi sempre più comprensibili – lo ha dovuto rispettare nello statuto vero e proprio firmato dal notaio. E sarebbe il caso che i suoi iniziassero a ringraziare i padri costituenti, invece di blaterarne l’abolizione.

Fatto questo (quasi) elogio dell’eletto, restano però i loro comportamenti in questi primi due giorni in Aula, dal puerile allo sciocco e il borioso. Non sempre e non per tutti, naturalmente. Lo stesso Orellana mi ha strappato un applauso quando, apparentemente unico al Senato, ha tenuto a ricordare pubblicamente che gli applausi al Papa vanno bene, e la gioia pure, ma con le istituzioni non c’entra un bel niente e sarebbe il caso di ricordarlo. Ma la decisione di sedere «in alto» per continuare «l’operazione fiato sul collo» rivela una concezione ridicola e pericolosa della democrazia. Se la politica (perché questo sono gli eletti del M5s: uomini politici, non cittadini) intende sostituirsi al ruolo di controllo dell’informazione, per quanto la si possa vituperare, finisce per snaturarsi, snaturare l’informazione e tradire se stessa. Siedano dove vogliono insomma, che a capire che ci fanno, su quelle sedie (loro e i colleghi che intendono controllare), ci pensiamo noi giornalisti. Notando anche che quando si dice «avrei voluto sedere più in alto, ma comunque la differenza l’abbiamo segnata» si sta solo mandando un messaggio di ingiustificabile arroganza, non di civismo né tantomeno di novità (l’arroganza non lo è mai). Così come, per favore, basta idiozie come gli apriscatole fotografati in Parlamento, il gergo militare (siete circondati, arrendetevi), le foto al badge con il dito puntato verso l’obiettivo come a dire siete entrati voi in Parlamento, non io. No, sei tu a decidere, caro onorevole, non chi ti guarda da casa o ti commenta sulla pagina Facebook. Prenditi le tue responsabilità.

Perché poi, al netto dei ragionamenti, il risultato è che il M5S non ha eletto nessuno dei suoi due candidati, ha dovuto sopportare le prime dimissioni «per motivi personali» (che non lo erano), la prima divisione palese e inconfutabile (Orellana dice ugualmente che non lo è, ma basta una scorsa dei commenti sul blog di Grillo per capire che c’è e va ben oltre il caso specifico, assumendo rilevanza metodologica e strutturale) e l’ennesimo e forse il più odioso tra i ciclostilati di Grillo-Casaleggio, quello che sostanzialmente dice ciò che ben riassume un commentatore al post del «capo politico»: io so’ io e voi non siete un cazzo. Stavolta, buttato lì a sproposito, senza la necessaria grandeur. Soprattutto, il risultato è che per la prima volta il M5S ha dovuto inseguire l’agenda dettata da un partito tradizionale, il Pd. Che, con la mossa di presentare due volti nuovi e – finalmente – presentabili, ha costretto i ‘grillini’ a guardarsi allo specchio. Da che ci vedranno dipende niente meno che il futuro del MoVimento.

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21 pensieri su “Sui primi due giorni del M5S in Parlamento

  1. giusto.
    pero’ allora mi fa pensare ben venga il m5s, sia perchè alla prova dei fatti non sono automi, sia perchè obbliga di fatto gli altri partiti a “fare i bravi”, invece che fare i giochini soliti.

  2. “Soprattutto, il risultato è che per la prima volta il M5S ha dovuto inseguire l’agenda dettata da un partito tradizionale, il Pd. Che, con la mossa di presentare due volti nuovi e – finalmente – presentabili, ha costretto i ‘grillini’ a guardarsi allo specchio”

    Si dimentica di dire che i nomi del Pd, fino alle 3 di notte, in realtà erano Franceschini e Finocchiaro. Né nuovi né presentabili.
    L’agenda, in questo caso, non l’ha fatta il Pd sua sponte, ma è stato costretto a imporsi un cambiamento per trovare una minima convergenza al Senato.
    Inoltre, la Boldrini alla Camera ha preso una ventina di voti in meno rispetto al plenum dei deputati della sua coalizione: guardiamo solo alle spaccature che ci interessano insomma.

    Trovo abbastanza banale e risibile il solito frusto rimarcare il ruolo del giornalismo. Anche questa è inutile boria da parte sua.

      • a trovarla la fantomatica separazione dei poteri in molte testate e in molti giornalisti.
        non è un commento da grillino, anche perché non lo sono, né attivista né elettore.
        quante nefandezze avvengono nei palazzi senza che vengano raccontate? quanto vengono manipolate dai grandi gruppi editoriali. basta controllare i criteri di notiziabilità a seconda della testata per farsi due risate sulla “separazione dei poteri” da lei esposta.
        è un male che un centinaio di eletti si pongano come possibile faro per evitare sprechi e malaffare?
        la stampa ha il suo ruolo: scoprire, raccontare, ragionare. ma la stampa non ha impedito l’aumento esponenziale del malaffare in questi decenni. e questo difficilmente lo potrà contestare.
        forse un buon manipolo di cittadini onesti potrà fare questo lavoro.

    • Quoto. E trovo che questo valga per molte delle decisioni che il PD non ha mai preso né prenderebbe senza la pressione del m5s (“primarie”, ricambio interno, allontanamento incandidabili, limite mandati, forse un giorno anche leggi sui conflitti di interessi e la rinuncia ai rimborsi elettorali…).
      Cmq anche dicendo «ci pensiamo noi giornalisti» si sta solo mandando un messaggio di ingiustificabile arroganza, non di civismo né tantomeno di novità (l’arroganza non lo è mai). Se il controllo sul potere si è fatto piu’ pressante e puntuale è grazie al fatto che per molti cittadini è ormai possibile bypassare i sedicenti paladini dell’informazione per documentare la cattiva gestione della cosa pubblica.

      • Ah, certo: le inchieste (da Fiorito a Belsito, passando per Penati etc.) le hanno fatte «i cittadini». In «Rete», immagino. Ma per favore.

      • manca il tasto di risposta, quindi rispondo da qui alla Sua mezza replica.
        Forse Lei scrive dal secolo scorso o finge di non sapere quante informazioni fornite da cittadini Lei stesso raccolga ed elabori quotidianamente dalla vituperata Rete per guadagnarsi la pagnotta, compresi documenti di corvi e goleprofonde, foto e video di Fiorito & Co in cene e mascherate che consentono al grosso dei “giornalisti” di rimpolpare e colorare i loro articoletti copiaincollati. Può darsi che Lei si senta o sia invece un vero segugio da inchiesta (allora mi complimento) e ritenga che l’ordine dei giornalisti annoveri soprattutto rappresentanti Suoi simili: in quel caso però verrebbe da chiedersi come mai il Potere, se sorvegliato da tanti e tanto valorosi mastini, sia ancora così forte e corrotto.
        Le rimarrebbe infine, se ne avesse la cortesia, da replicare alle obiezioni mosse (anche da Paolo Orrù) contro quella che Lei sembra ritenere un’abile “strategia” del pd nel mettere alle strette il m5s. Grazie

      • «vituperata Rete»: non vitupero la Rete, vitupero chi ne fa una caricatura ridicola. Scorri l’archivio del blog con il tag M5S o democrazia digitale e leggiti gli argomenti – sono un po’ più complicati di una risposta di due righe

        «può darsi lei si senta un vero segugio d’inchiesta»: no, e infatti scrivo ragionamenti, non maneggio carte giudiziarie. Ma miei colleghi lo fanno, e non i cittadini in Rete.

        «come mai il Potere sia ancora così forte e corrotto»: perché gli italiani sono fortemente corrotti (giornalisti, politici, imprenditori, dipendenti pubblici, etc etc.). Pensare che la società civile sia meglio è un altro mito ridicolo smontato fin dal tempo di Mani Pulite (per restare alla storia recente). Leggiti la mia intervista a Crainz: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-questa-campagna-fa-schifo/2199606

        «un’abile strategia del Pd»: abile solo da quando, come ho già scritto in un altro commento, ha virato sui due nomi poi eletti. Prima non sapeva che pesci pigliare. Ma ciò non significa che il cambiamento notturno non abbia costretto il M5S a inseguire e andare nel pallone. Come dimostrato da tutto ciò che avvenuto durante e dopo la votazione.

  3. bravi i grillini…mi domando pero’ quando diventera’ imbarazzante per i vecchi partiti ,continuare a prendere stipendi pieni e rimborsi elettorali quando invece il m5stelle ha gia’ rinunciato…grosso errore da parte del pd sottovalutare questi aspetti e il pensiero dei cittadini…

  4. sullo stesso tema (“sediamo in alto per controllarvi”) una bella amaca di oggi di serra (che pure ogni tanto ama fare il trombone), con un breve ma ficcante risposta che non trascrivo per correttezza e per antispam

  5. Parole al vento, il mandato era ed è: votare i propri candidati non quelli dei partiti. Il valore delle persone non c’entra, nel caso di ballottaggio si doveva votare scheda bianca come da maggioranza.
    E’ stato tradimemento del mandato.punto

    • “della democrazia e delle sue regole” … non credi che una volta nella stanza dei bottoni tocchi anche premerlo qualche bottone ? non senti davvero il rischio di lasciare senza alcuna direzione il paese ?

  6. Articolo assolutamente pressapochista alla fine il Pd ha dovuto cambiare i rappresentanti alla camera e al senato alrimenti era un pantano politico e elettrorale, con i soliti nomi triti e ritriti, ai pentastellati và il merito di essere un insieme di persone elette libere dalla linea di grillo che ne detta la linea, ma i loro eletti sono indipendenti se votano con giudizio ,la formazione del governo và avanti scremata dai soliti vecchi nomi a suon di NO. Bersani non ha vinto nulla si è solo adeguato come dovrà edeguarsi per i rimborsi elettorali e compagnia bella altriementi và a casa, è questo tutto merito del M5S che sarà pure un movimento giovane non perfetto ma che con 4 mosse ha sollevato la qualità dei presidenti alle camere.Già mi immagino i commenti se fosse passato schifani ,indovinate con chi si sarebbero scagliati contro?? Vi è andata male a voi giornalisti a berlusca e a monti che provava l’inciucio ,ma questo i Grillini lo hanno capito VOi???? Forse no era chiaro…dopo questa articolo.

    • Fortuna che era l’articolo a essere pressapochista: critichi claim che non ho fatto («Bersani non ha vinto nulla»: e chi ha mai detto il contrario?), e dai per scontato che io ritenga vincente la strategia del Pd anche prima di aver cambiato idea nottetempo per due nomi presentabili: leggiti un po’ il blog o la pagina Facebook e vedi un po’ che ho scritto. Quanto al «voi giornalisti», niente di più «pressapochista».

  7. “due volti nuovi e – finalmente – presentabili”. Sì, forse è così. Ma il Parlamento vestito di nuovo è caduto in un equivoco di sostanza: credere che sia sufficiente esporre qualche icona per opporsi ai problemacci della vita. Anche se la paladina dei popoli in fuga e il procuratore nazionale antimafia sono diventati i presidenti di Camera e Senato, l’Italia continua a essere lo stesso Paese messo ripetutamente all’indice da Human Rights Watch per xenofobia, discriminazioni, respingimenti, e divorato da ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra.

  8. benissimo, viva l’umanità dei portavoce a 5 stelle, viva la loro sensibilità…adesso speriamo che al quirinale non si debba scegliere tra d’alema e berlusconi….sai com’è, seguendo la logica del meno peggio potrebbe toccarci silvio! 😉

  9. C’è da dire che è sicuramente un merito del M5S che il PD abbia deciso di puntare su Boldrini e Grasso come presidenti delle Camere. Se Grillo non lo capisce e preferisce mettere alla berlina i suoi senatori che hanno votato per Grasso, anziché sottolineare l’importanza del successo elettorale del M5S su quelle candidature, commette un errore imperdonabile.

  10. i grillini in parlamento devono lavorare. lavorare vuol dire mediare confrontarsi con gli altri partiti e produrre le leggi che servono all’italia per non affondare. mandino affanc…. casaleggio e company e lavorino altrimenti anche loro sono solo dei mangiatori a sbafo .

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