Deferente

La reazione della politica e dell’informazione (quasi) tutta all’elezione di Francesco è contenuta interamente nell’espressione di «deferente omaggio» da parte del popolo italiano che Mario Monti, presidente del Consiglio, porge al nuovo Papa. Quell’aggettivo, «deferente», in un Paese in cui la laicità dello Stato è da sempre lettera morta o quasi – specie nei confronti della modernità – ha un significato ben preciso. «Deferente», dice la Treccani, è colui che «mostri o dichiari ossequioso rispetto» (o, in un’altra sfumatura, «che si rimette rispettosamente alla volontà, al giudizio, alle decisioni di un’altra persona o di una autorità»; niente male, per uno Stato sovrano). «Ossequioso», a sua volta, è chi «per abitudine e per carattere, assume un atteggiamento di ossequio non privo di servilismo verso superiori o verso chiunque sia ritenuto utile». Insomma, chi porti «profondo rispetto e riverenza», certo, ma non senza quel sovrappiù di servile che tanto la classe dirigente ha mostrato nei fatti, da sempre, nel governo della cosa e della morale pubblica. Senza mai scindere (come del resto buona parte dell’informazione) l’uomo di fede da quello di potere, e sempre valutando il secondo con il metro del primo. Pubblicamente, certo: quando si tratta del potere, lo abbiamo visto, è altra cosa. Così riempiamo pagine e trasmissioni delle parole «umiltà» e «povertà», parole nobili che nel contesto assumono tuttavia una piega montiana che le depotenzia e tradisce. «Deferente», appunto.

 

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5 pensieri su “Deferente

  1. Pingback: Qualcuno ha detto “Papa”? | Valigia Blu

  2. Deferente tutto lo stato, che dopo il concordato permette quella pagliacciata dell’inno di Mameli sotto al loggione.
    in tv nessuno che abbia accennato ai fatti riguardanti la dittatura argentina. Nessuno.

    E su rai tre ho appena visto la Polverini intervistata su come sarà questo papato. Dico, la Polverini

  3. A proposito di parole adoperate un po’ così, anche da parte di chi le usa di mestiere. Vittorio Messori, vaticanista di gran lustro che si pavoneggia di aver previsto l’elezione di Bergoglio (a via Solferino non tutti hanno preso bene l’autocelebrazione, tanto che Pierluigi Battista ha twittato: «Ah beh, Messori dice che l’aveva previsto»), oggi scrive sul Corriere: “Ma la Chiesa non ha mai fretta, giudica secondo i tempi delle «lunghe durate», come dicono gli storici degli Annales, il turno della Cina verrà probabilmente in un prossimo Conclave allorché, come capita in tutti i regimi totalitari, il sistema comincerà il declino e sarà indebolito, pronto per il colpo di grazia”. Con colpo di grazia, spiega il Vocabolario Treccani online, si indica l’attacco mortale condotto nei confronti di una persona incapace di difendersi. Dunque sarebbe questa la missione della Chiesa? Be’ qui siamo oltre la vanità. http://alternativanomade.wordpress.com/

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