Capire l’universo a Cinque Stelle

È un universo complesso, quello del MoVimento 5 Stelle. Molto più di un semplice movimento di protesta e anti-Casta. Istanze da cui certo, trae la linfa. Ma che spiegano solo in parte il suo straordinario successo. Beppe Grillo ha avuto il pregio di un’intuizione storica: inserirsi in una discussione globale sulla ridefinizione e il superamento della democrazia rappresentativa, ponendo nella sua stessa ragione sociale una diversa e migliore partecipazione del cittadino. Non solo tramite la retorica, stucchevole, della «Rete» come panacea di tutti i mali, luogo di verità e uguaglianza su cui fondare una nuova idea di deliberazione collettiva. Ma anche e soprattutto con una visione della politica che non pensi ai «primi 100 giorni», ma «ai prossimi vent’anni». Se l’energia scompare dall’agenda dei detestati partiti, ecco l’impegno per le fonti rinnovabili e il 34enne deputato Cosimo Petraroli chiedere «l’autonomia energetica del nostro Paese». Se la civiltà contadina e il rispetto delle specificità territoriali muoiono, schiacciate tra la crisi e l’imperativo di crescere, ecco neoeletti come il classe 1982 Adriano Zaccagnini parlare di «sovranità alimentare», o la collega a Montecitorio Mirella Liuzzi ispirarsi alla decrescita di Latouche e alle critiche al mercato di Polanyi. Se la cifra del 2013 è il cinismo, Beppe dipinge un movimento divenuto «comunità», antepone il «noi» all’«io»; così che non sorprende che molti dei suoi vengano da esperienza pluriennali di volontariato. Se poi «Pdl e Pdmenoelle» giocano con poltrone e percentuali, Grillo mira al 100% in Parlamento. Perché, ha detto al settimanale statunitense Time, «quando i cittadini diventano lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere». Una sorta di prospettiva millenarista con chiare derive autoritarie, ma che in un Paese stremato dalla sfiducia nelle istituzioni e nella classe dirigente significa un’iniezione di idealità, la speranza di un ritorno alla politica propriamente detta. È forse di questo bisogno di un’ideologia del presente che si nutre un movimento che i dati dell’istituto Cattaneo definiscono a ragione «post-ideologico»: capace di raccogliere consensi a sinistra (soprattutto) come a destra, al Nord come al Centro e al Sud (ed è una novità di queste elezioni), tra gli imprenditori e gli operai. E, non guasta per chi guarda lontano, stravincendo tra i giovani (secondo lavoce.info, con una media del 47,2% tra i 18 e i 24 anni). Il che interpreta, e lo porta in Parlamento, un altro disagio strutturale del Paese: la frattura generazionale tra protetti e precari, tra chi un sogno l’ha avuto e chi ha dovuto destreggiarsi tra le macerie della Prima e Seconda Repubblica. Non senza strizzare l’occhio a revisionismi (si pensi alle parole della neocapogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, sul fascismo), complottismi (i chip sottocutanei del deputato Cinque Stelle Paolo Bernini) e comprensioni alternative dell’attuale quadro macroeconomico e dell’Europa (il referendum sull’euro che, per la neosenatrice Laura Bottici, significa moneta unica o «ritorno alla lira, almeno per il mercato interno»). Pensieri sbattuti fuori dalla porta dall’informazione ufficiale, in cui i ‘grillini’ non si riconoscono e che su di loro ha sempre minore presa. E che non a caso Grillo dileggia e sfrutta abilmente, con l’esito di mettere troppo spesso sullo stesso piano la bufala e la scienza, l’esperto e l’improvvisato. Cercando di sostituire, nei gangli della formazione dell’opinione pubblica, i vecchi commentatori («morti» non meno degli attuali uomini politici) con nuove leve adeguate alla promessa rivoluzionaria.

(Pubblicato sulle testate locali del Gruppo Espresso l’11 marzo)

15 pensieri su “Capire l’universo a Cinque Stelle

  1. Superare la democrazia rappresentativa nei suoi difetti e limiti mi sembra il nucleo del successo di M5S. Temo anch’io derive autoritarie, che non trovo nei documenti di M5S, per qualche ragionamento meno sintetico suggerisco di leggere Superare il vincolo di mandato? Art 67 Costituzione e M5S
    ed i post precedenti al’indirizzo http://www.qualcheideaperlitalia.it/blog/
    Questo blog chiede attenzione su due argomenti con la convinzione che l’uno sia strettamente legato all’altro: “democrazia aperta” da un lato e dall’altro “il valore delle regole”.
    Per mantenere i valori della democrazia, e possibilmente rafforzarli, è necessario conservare il vincolo di mandato nella forma prevista dall’art 67 Costituzione?
    Ad esempio ed in concreto: nessuno spazio per casi di revocabilità (recall) del Parlamentare eletto?
    Nessuno spazio per rendere più rapidi, economici ed efficaci gl’istituti di democrazia diretta costituzionalmente previsti? Art 71, proposte di legge di iniziativa popolare ed art 75, referendum abrogativi.
    Per questi ultimi basterebbe adeguare le norme di legge esistenti ai nuovi strumenti digitali, poche migliaia di pubblici ufficiali (cancellieri giudiziari, notai, segretari comunali) garantirebbero affidabilità delle firme (niente falsi …!!!), certificazione immediata online, collegamento online con le anagrafi municipali per ottenere, sempre online, prova che chi ha firmato è iscritto nelle liste elettorali. Certo, c’è da snellire la burocrazia ma è ora di cominciare ad usare i mezzi che ci sono.
    Ovviamente, il progetto può continuare … intanto chiedo comprensione per la lunghezza.

    • 100% dei consensi..tu sai vero che non esiste da nessuna parte in democrazia che si sia tutti d’accordo?
      Tu sai anche che in realtà il partito non viene ascoltato e se qualcuno non concorda viene spedito fuori..
      Questa è una deriva autoritaria.

    • Più che altro..”sostituire lo stato con i cittadini” ? Non ti sembra una minchiata, una frase senza senso? Ma poi lo stato che cos’è? Te lo sei mai chiesto? I poliziotti sono cittadini, i giudici sono cittadini, i deputati sono cittadini, le maestre, i dottori, le infermiere, sono cittadini. Lo stato può essere solo composto da cittadini.

      • In più la democrazia diretta è una faccenda personale. Se tu rendi l’individuo incapace di esprimere ciò che pensa attraverso il voto, facendolo diventare una pedina di un partito..beh..cosa dovresti chiamare questa? Democrazia diretta ma decide tutto il partito?

  2. Ma a che serve “capire l’universo a 5 stelle” e le buone intenzioni che albergano nei suoi eletti se alla fine chi decide sono due persone non elette che stanno fuori del Parlamento, hanno fatto firmare loro una specie di “fidejussione omnibus ” che li lega anticipatamente, inventandosi un “vincolo di mandato” extra costituzionale? Le “derive autoritarie” in queste due strane figure di “non leader”, tra Nosferatu e Nostradamus, ci sono, eccome, quando uno si permette di dire che tutti gli altri (che hanno preso voti quanto e più di lui) devono “andare a casa” e che lui vuole governare da solo e con il 100% dei voti. C’è poco da filosofare e poetare. Più chiaro di così? E’ come se avesse detto: cari italiani mi
    avete dato un braccio, ma io voglio anche l’altro, poi voglio anche le gambe e soprattutto le teste. Perchè solo io sono onesto e
    possiedo la verità su tutti i problemi del mondo.

  3. Vogliamo cambiare ? Bene !… Ma, diamoci da fare: entrare nel Sistema per correggerlo dall’interno; non fantasticare di legiferare in Parlmento col solo il 16% di parlamentari; non “schifare” il rapporto con i Partiti tradizionali; non immaginare, gratuitamente, il 100% degli eletti in Parlamento e… il popolo al Governo, con la … scomparsa dello stesso M5S !!!…. Cose tutte fumose e irrazionali. L’unica certezza: Grillo e Casaleggio burattinai nelle piazze; e in Parlamento, ma dall’ESTERNO !!!… Se questa non è Dittatura, come la chiamiamo ???

  4. Trovo l’articolo piuttosto ambiguo, mentre i commenti mostrano che non tutti hanno portato il cervello all’ammasso. Il successo c’è stato, è evidente, le tante buone ragioni che motivano la delusione cocente di intere generazioni non devono far dimenticare che manca la proposta e la visione se non l distruzione dell’esistente che in effetti non ci piace più. La ricetta di Grillo è un minestrone indigeribile. http://rbolletta.wordpress.com/2013/03/04/un-minestrone-lassativo/

  5. Pingback: Contro la democrazia digitale. | Qualche idea per l'Italia

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