Caccia all’uomo

«È giunto il momento di mettere in atto iniziative clamorose» (A. Mussolini); «Il popolo italiano reagirà in ogni piazza, innanzi alla volontà di assassinare politicamente Berlusconi, la sua famiglia e quel che resta della democrazia italiana» (M. Biancofiore); «Aspettiamoci una ribellione» (S. Bondi); «È in atto una strategia volta ad eliminare dalla scena politica il leader del Pdl» (S. Vicari); «Oggi difendere Silvio Berlusconi significa difendere la democrazia» (D. Capezzone); «La caccia all’uomo continua» (L. D’Alessandro). E sono solo le reazioni a caldo. Insomma, tutti a cercare l’eversione nei video di Hitler del 1932, nella nascita del fascismo, nella «dittatura digitale», nei paralleli tra il Duce e il comico. Senza ricordare che ce l’abbiamo in casa, nelle forme politiche tradizionali, da quasi vent’anni. E, soprattutto, che non può non avere conseguenze su ciò che verrà, e su come lo interpretiamo.

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4 pensieri su “Caccia all’uomo

  1. È difficile tenere a mente due cose (come individui), e che la fanfara mediatica possa focalizzarsi sue due cose alla volta. Ma è vero entrambe i movimenti hanno parecchie caratteristiche inquietanti. Berlusconi alla prova dei fatti però è risultato essere uno che si è fatto gli interessi suoi ed ha tenuto il paese in una sostanziale stasi (che equivale ad arretrare visto che gli altri paesi sono progrediti). Non ha mai professato teorie o piani letali. Le idee e le parole dichiarate del M5S invece sono dirompenti in se in quanto attaccano direttamente la democrazia rappresentativa con uno schema visto e rivisto nel corso della storia. Berlusconi restituisce l’IMU, Grillo da il reddito di cittadinanza, Chavez dava petrodollari ai peones.

  2. tutte queste paure non le aveva nessuno negli ultimi ventanni eppure sono stati anni di dittatura anche se “quello” è salito al potere mediante “libere votazioni”.

  3. Io oggi ascoltando la radio mi sono accorto che questa notizia passava come se fosse una tra le tante cose che succedono. è che ormai le condanne di berlusconi non fanno più notizia, ci siamo abituati tranne quelli che lo odiano e quelli che lo amano. Ci abituiamo troppo facilmente a quello di cui non dovremmo abituarci. Anche per questo, gli italiani fanno storia a sé.

  4. Oggi sono venuto a conoscenza della condanna, ascoltando il giornale radio. Mi sono reso conto che la notizia l’ho presa come una delle tante. Ormai siamo assuefatti a questo genere di notizie e quindi tutti (escludendo i berlusconiani e quelli che lo odiano) viviamo come se queste condanne, gli stessi processi, fossero cose che sono assolutamente normali. Credo che sia anche da questo che si capisce come mai all’estero ci vedono in un modo che ad alcuni pare offensivo

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