Il problema interviste

Qualcosa non ha funzionato nel concetto di ‘intervista’, in questa campagna elettorale. Non perché non ci siano state interviste, anzi. È che abbiamo preso a chiamare a quel modo scambi domanda-risposta che non hanno nulla di informativo. E questo a prescindere dal mezzo, e al contempo anche a causa del mezzo. Un esempio è certamente la ‘twittervista‘, qualunque cosa sia, a Mario Monti all’inizio della corsa alle urne. Esempio in cui si scorge una sudditanza tecnologica, una tentazione celentaniana di considerare buono il nuovo solo perché e in quanto nuovo (e possibilmente inesperto, che tanto si impara tutti insieme, dopo), che si ripete (chiudendo il cerchio) oggi, a fine campagna, nell’idea de l’Unità di realizzare una ‘Vintervista’ a Nichi Vendola. Un massacro contenutistico in cui non si capisce nulla, Vine non c’entra più sostanzialmente niente (l’unico rimasuglio sono gli stacchi isterici tra fotogramma e fotogramma), ma che viene salutato dai consueti esperti del ‘social’ come una sorta di prova di «intelligenza». Quale non si sa, visto che l’unica intelligenza di un’intervista sta nella capacità delle domande di produrre risposte informative per il lettore, e qui non ce n’è l’ombra.

Ma la questione è più profonda delle mode tecnologiche, e di chi vi casca. Mentre i volti dei leader sfilano in tv e in rete ripetendo come automi (e raramente incalzati) la loro propaganda elettorale, ci sfugge che c’è un partito, che potrebbe essere il primo nel Paese, che è accreditato del 20% e oltre dei consensi senza aver mai ricevuto una domanda vera, senza essersi mai sottoposto a un reale contraddittorio. Così che il suo «capo politico» può fissare un’intervista, giocarsi la carta mediatica del ritorno televisivo, e poi annullarla all’ultimo momento (giocandosi pure quella carta mediatica) senza alcuna spiegazione e in un tweet. E pazienza se si manca di rispetto al lavoro di una intera redazione, oltre che a uno dei principi fondamentali della democrazia.

Ancora, c’è un altro partito che sono vent’anni che domande non ne riceve. O ne riceve da chi non è ascoltato pregiudizialmente dal suo elettorato, o da chi poi – nel confronto diretto – si squaglia come neve al sole, mentre il leader pulisce amabilmente la sedia dove poggiava il deretano del giornalista che aveva osato porre delle domande. Anche qui, con sommo tripudio dei comunicatori e degli elettori tutti. Poi c’è il faccia a faccia televisivo, saltato dopo un dibattito estenuante e rimpiazzato da sedie vuote («SkyTg24, il confronto – virtuale»). Le norme deliranti sulla par condicio, che si vorrebbe estesa al web (con chissà quali ulteriori contraccolpi in termini del significato di ‘intervista’: ‘x tweet a te, x tweet al tuo avversario’?). E i sondaggi fantasma. Così, mentre svariati siti usano metafore ippiche o papali per scriverne, nelle interviste non si possono nemmeno menzionare, come se i ragionamenti stessi dovessero sottostare a questa insulsa parità delle idee.

Da ultimo, c’è la caccia al giornalista promossa quotidianamente da Grillo (e non solo), che potrebbe iniziare a produrre i suoi effetti. Si prendano le ‘domande’ di questa ‘intervista’ (le virgolette sono d’obbligo) dell’Huffington Post Italia al sindaco di Parma, il cinque stelle Federico Pizzarotti: 1. «E’ intimidito da una piazza così simbolica?»; 2. «E’ stata una campagna importante»; 3. «Si stimano un centinaio di parlamentari del M5s…»; 4. «Preoccupato per l’impatto con Roma, con i suoi Palazzi del potere?». Chissà se anche questo articolo sarà sommerso dalle richieste di un nuovo e migliore giornalismo da parte degli attivisti e i simpatizzanti del M5S. Io ne dubito. Nel frattempo i toni verso chi alza la voce e intimidisce si ammorbidiscono, da più parti. E anche questa è un’eredità dell’oscena campagna elettorale appena conclusa (oltre che il frutto di vent’anni di intimidazioni), con cui dovremo misurarci negli anni a venire, indipendentemente da chi sarà il vincitore.

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2 pensieri su “Il problema interviste

  1. Io, più che altro, vedo la vischiosità del giornalista italiano ( non lui ma il giornale) che – facendo i suoi calcoli – preferisce zittirsi piuttosto che fare domande scomode. Questo da sempre.
    Un saluto.
    Dario
    EXPAPA.COM

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