Topi e pifferai

Usura, voto di scambio, tentativi – «simpatici» – di corruzione (Monti, a Berlusconi), estorsione (Biancofiore, a Monti), regime (Di Pietro, a Napolitano), golpe (Berlusconi, rispetto alle sue dimissioni), «autentico» crimine (Lauro, ex Pdl, a Berlusconi sul rimborso Imu). Poi Libero che invita i suoi lettori a scegliere come insultare Monti («zerbino della Merkel», «ammazza-lavoro», «tartassatore», «adulatore dello spred» – sic), il Giornale che ritrae Berlusconi con un cane in braccio, in posa da Ventennio in prima pagina. La proposta «choc» (Perché un giornalista dovrebbe comprare la retorica dello «choc»? Non ne è complice, se lo fa a scatola chiusa?) che in realtà è una compravendita di elettori (mancava, dopo quella dei parlamentari), il condono tombale (lo vuole Berlusconi, alleato di Tremonti – candidato premier della Lega – che soltanto il 30 gennaio diceva: «Mai più condoni»), il comico che promette mille euro a giovani disoccupati per tre anni (l’ufficio di collocamento sarà «la rete»), le tasse che per tutti (improvvisamente) devono abbassarsi. La sinistra che, unica al mondo, in mezzo a questo sfacelo di propositi rivoluzionari della domenica non fa che guardarsi le scarpe, o farsele per una tonalità di rosso (non è mai abbastanza acceso). E tutte le idiozie che abbiamo letto nelle scorse settimane, che non lasciano nessuno dei contendenti intatto.

Certo, non è lo stesso chi denuncia la follia e chi è folle. Ma il messaggio che passa è che l’idea del Paese continuamente sfumi in una lotta a chi la spara più grossa, in una guerriglia permanente in cui a dettare l’agenda è la comunicazione continua del nulla. In cui a obbedire non è il paziente (alle cure), ma il medico (alle turbe). Come non bastasse, ricorrendo a un linguaggio in cui l’eversione e il disfacimento delle regole fondamentali della convivenza civile (il rispetto, la logica, la legge, l’empatia) diventano la norma. E poi tutti a glorificare la società civile, gli italiani che nonostante questo tsunami senza fine di volgarità e menzogne dovrebbero ancora poter essere (o volere, anche questo è in dubbio) un’oasi di rinnovamento e invece hanno finito per abituarsi, rifiutare senza farlo davvero, travolti e complici, topi di pifferai che odiano e amano (questioni di interesse) in una campagna elettorale che non solo non ha nulla di buono, ma non lascia addosso che un profondo senso di vergogna, da cui non si vede scampo.

4 pensieri su “Topi e pifferai

  1. Allora, “me topina”, invece di frantumare il televisore in mille pezzi, ho chiuso le finestre, serrato la porta, staccato telefonini, acceso musica classica e ho ricominciato a dipingere dopo trent’anni. Io non ce la faccio più degli italioti. Perché se esistono persone del genere che gravano sulle nostre teste, vuol dire che le abbiamo volute noi.
    Ahhhh il proporzionale!!!!

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