Modi per far rispettare la par condicio 2.0

La par condicio anche sui social network? «Occorre prima una valutazione quantitativa da parte del Parlamento, ma penso che prima o poi sarà inevitabile intervenire sul tema», ha risposto secondo l’Ansa il presidente Agcom, Marcello Cardani, a margine della celebrazione dei dieci anni del Corecom. Alessio Butti, ex Pdl ora Fratelli d’Italia e già noto per la geniale proposta di istituire il principio ‘un’idea un conduttore‘, «accoglie con soddisfazione». E rilancia: «Da tempo sottolineiamo l’importanza di un tempestivo intervento da parte dell’Agcom» sul tema social network. Del resto, secondo Cardani «da un punto di vista intuitivo è possibile». Il problema è che «non abbiamo gli strumenti per ora per intervenire».

Ecco qualche suggerimento all’Agcom per trasformare l’Italia in un Paese i cui social media siano in perfetta parità politica:

1. Istituire una commissione che controlli che per ogni commento in favore di x ci sia un amico (costretto o meno) a postare un commento contro x. Alla terza violazione (non si trova l’amico in questione), costringere il gestore della piattaforma (Facebook, Twitter, YouTube) a chiudere la pagina che ospita i commenti.

2. Monitorare tramite apposito team di sorveglianti digitali il tempo di permanenza sul sito del partito x, e costringere l’utente a trascorrere altrettanto tempo sul sito del partito rivale y. In caso di violazione, sconnetterlo da Internet (il sito o l’utente, oppure entrambi). Fare altrettanto con le tempistiche dei videomessaggi postati su YouTube dai diversi candidati (devono dare la stessa somma) e, se necessario, con le righe dei post su Facebook (Twitter è già in par condicio, da questo punto di vista: per tutti vale il limite dei 140 caratteri).

3. Stabilire un numero massimo di tweet a contenuto propagandistico per ogni politico. Chi sgarra sarà costretto a scrivere tweet contro se stesso e il suo partito, per riequilibrare (una sorta di tweet-rettifica). Lo stesso si dica per il numero di post e commenti su Facebook e ogni altra piattaforma social, anche disabitata.

4. Limitare la visibilità di ogni post a contenuto propagandistico a un numero x di visualizzazioni, dopo di che al suo posto appare una schermata con una scritta tipo: «Questa pagina è inaccessibile perché è già stata visualizzata un numero di volte pari al numero di volte in cui è stata visualizzata ogni altra pagina a contenuto propagandistico».

5. Vietare non solo ogni tweet, status, videomessaggio, link o menzione di contenuti politici da parte degli staff digitali dei contendenti in periodo di par condicio, ma anche ogni retweet, tag di utenti altrui (potrebbe apparire sulle bacheche degli iscritti!), link e menzioni a contenuti politici da parte di commentatori e semplici utenti (potrebbero condurre a contenuti politici in modi, tempi e quantità difformi alla par condicio!).

Significa trasformare il libero web in una sorta di riedizione grottesca della rete cinese, dove invece di un unico e solo messaggio (quello del regime) devono per forza passare tutti con la stessa importanza? Certo. Ma che importa: all’Agcom garantiscono le comunicazioni, mica la democrazia.

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13 pensieri su “Modi per far rispettare la par condicio 2.0

  1. Pingback: Ruzzlefication « ilNichilista

  2. A quando la par condicio tra una boiata e una questione intelligente ?
    Cioé se uno dice una cazzata ,poi bisogna chiuderlo in uno scantinato affinchè non partorisce una perla.
    Magari senza essere cattivi,visto che scorrerà del tempo,con dei viveri e dell’acqua.

  3. Questo spiega tutto. O no. 🙂

    Da Wikipedia:

    Angelo Marcello Cardani

    Note biografiche
    Nato il 26 luglio 1949. Laureato in Economia e commercio presso l’Università Bocconi. M.Sc. (Econ), London School of Economics and Political Science.

    Curriculum Accademico
    Professore associato di Economia politica e Direttore del BIEMF (Bachelor degree in International Economics, Management and Finance). Dal 1995 al 1999, in aspettativa, è stato Membro del Gabinetto del Commissario europeo Mario Monti responsabile per il mercato interno, i servizi finanziari e la tassazione e dal 1999 al 2004, sempre in aspettativa, Capo di Gabinetto aggiunto del Commissario Monti responsabile per la politica della concorrenza. E’ stato direttore generale e membro del Consiglio di Amministrazione dell’International Management Institute of St. Petersburg (IMISP), docente di Economia politica presso la SDA Bocconi, Visiting fellow, National Bureau of Economic Research, New York e Visiting assistant professor of Economics, New York University, NY. Dal 1992 al 1995 stato consulente dell’United Nations Development Programme per lo sviluppo manageriale dell’Est Europa.

  4. Trovo strano che al presidente dell’AgCom non sia ancora venuto in mente di applicare la par condicio anche alle chiaccherate in famiglia, alle discussioni al bar, agli scambi d’opinione davanti alla macchinetta del bar in ufficio. Forse è l’arma letale che volpinamente tiene di riserva per assestare il colpo finale.
    Sorgono domande. Chi è veramente Marcello Cardani? Da dove viene? Perchè non ha capito la natura e la filosofia della Rete? E, soprattutto, chi ha creduto che avesse le competenze per reggere quella responsabilità?

  5. sottoscrivo tutto. Ma mi chiedo perché abbiamo un garante pagato per rispondere male alle inutili domande dei giornalisti, colpevoli anch’essi di aver considerato tutto sommato normale e non scandalosa tale profondità di pensiero…

  6. Pingback: Contrappunti/ L’errore di Cardani | infropy - information entropy

  7. Pingback: Il problema interviste | ilNichilista

  8. Pingback: Blog Svic » Una storiella tipicamente italiana e il desiderio di fermare il web

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