Editoriale per quotidiani nichilisti

Bisogna intendere la politica come pura retorica, per osservarla in modo oggettivo. Bisogna assumere che, qualunque parte vinca e governi, non cambierà assolutamente nulla. Se le parole possono trasformarsi in atti, il loro contenuto può essere infatti ritenuto più importante della forma con cui sono espresse. La semantica, cioè, può venire prima della logica. E ci possiamo convincere che alcune idee siano migliori, più efficaci di altre. Che vadano supportate, a discapito di altre. E che vadano supportate, e votate, le persone che le incarnano. Ma se le parole non restano che parole, e il contenuto non conta fattualmente nulla, allora non resta che il metodo, l’argomentazione, la logica con cui sono espresse. Le persone, e il segno del valore associato a ogni idea (ma non il valore in sé, è questo il punto), scompaiono. Ed è allora che ogni parte politica diventa uguale: nient’altro che un parlante, che deve obbedire a delle regole. Un parlante che, improvvisamente, è privo del suo potere. Che deriva dal convincerci, noi elettori ma anche e soprattutto giornalisti, che le sue parole sono pietre, non aria che esce dalla bocca. Siamo noi, convincendoci della potenza della politica, che non riusciamo a guardarla come una figura geometrica, ineccepibile. Ma la soggettività della politica non sta nella politica né in chi la osserva: sta nell’illusione, della politica e di chi la osserva, che abbia una facoltà aggiuntiva rispetto alla parola, e cioè intervenire sul mondo, cambiarlo. Per guardare alla politica come a una scienza esatta, per lasciare perfino se stessi fuori dalla porta, bisogna essere nichilisti rispetto alla sua stessa funzione. Equipararla alla capacità della parola di afferrare un oggetto: nulla. Il che significa che per raccontare la politica, per comprenderla, la si deve distruggere, ogni giorno, a ogni dichiarazione. E quando l’avremo compresa, raccontata, allora potremo tornare nell’arena, a tifare, illudendoci che conti qualcosa.

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2 pensieri su “Editoriale per quotidiani nichilisti

  1. Oooh, caro nichilista, ben tornato 🙂

    Rimane solo un dubbio:

    “Ed è allora che ogni parte politica diventa uguale: nient’altro che un parlante, che deve obbedire a delle regole. Un parlante che, improvvisamente, è privo del suo potere. Che deriva dal convincerci, noi elettori ma anche e soprattutto giornalisti, che le sue parole sono pietre, non aria che esce dalla bocca.”

    Mi sfugge perché di quel “soprattutto giornalisti”, ma lo intendo come un “soprattutto a noi che dobbiamo trasmettere i messaggi all’opinione pubblica”. Il fatto è che per essere nichilisti la distruzione deve avvenire senza le solite regole o inventandone delle altre, e mi sembra che in questo paese è proprio il giornalismo una delle classi che più si è attenuta alle regole per un bel po’ di anni.

    Di fatto, le prossime elezioni cambierà ben poco, chiunque possa vincere. Tutto ciò aggiunto al fatto che non c’è nessuno che mi rappresenti per ora mi fa ponderare per la “distruzione” base, ossia il rifiuto andare a votare. Per poi proseguire per altri tipi di “distruzioni”.

  2. Pingback: Editoriale per nichilisti | Senape

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