Il prossimo Adam Lanza

 «The only thing that stops a bad guy with a gun
is a good guy with a gun»

Wayne LaPierre,
vicepresidente National Rifle Association,
21 dicembre 2012

Il bambino esce dalla vettura con circospezione, rapido come gli hanno insegnato i genitori. Un ultimo sguardo al padre, la mano che ancora lo cerca mentre lui, l’adulto, con gli occhi gli dice «va’». La portiera si è appena aperta, ma il bambino ha già paura. Dicono che le vendite di Grand Theft Auto 5, sugli scaffali da qualche giorno, abbiano già polverizzato ogni record. E l’ondata di violenza non tarderà a venire.

Eccolo, il bambino, nel mezzo della strada che lo separa dall’ingresso della scuola. Ogni movimento va studiato con cura: lo scatto della maniglia, il bip del sistema di geolocalizzazione che segnala che nelle vicinanze è tutto a posto, il giubbotto antiproiettile saldato bene ai fianchi. Le parole, quasi un rito scaramantico, pronunciate sottovoce prima di lasciare il sedile, accarezzando mentalmente la Glock di papà: «L’unica cosa che può fermare un uomo cattivo con la pistola, è un uomo buono con la pistola». Papà è buono, pensa uscendo; se c’è un uomo – o un bambino – cattivo, gli sparerà prima che possa farmi del male.

Se non lo farà il padre, del resto, lo faranno le guardie messe a disposizione della scuola dal servizio nazionale. Uomini valorosi, che fanno parte di quelle migliaia di poliziotti e militari riservisti o in pensione che il Presidente avrebbe voluto tenere a casa, a impazzire di memorie e miseria. E che invece ora sono nelle scuole di tutto il Paese. Paga lo Stato: perché è vero, il budget è in rosso, ma la sicurezza dei nostri figli viene prima, avevano detto in televisione. E non possiamo stare ad aspettare il prossimo massacro, aveva continuato la voce di un politico o rappresentante di una qualche organizzazione che ora il bambino non ricorda. «Persone possedute da voci e guidate dal demonio», questo aveva detto la televisione, quella scatola strana che nelle ore proibite trasmetteva film deviati come American Psycho o Natural Born Killers. Pornografia, gli diceva suo padre, e lui a furia di sentirselo ripetere aveva finito per crederci. Pornografia che avrebbe portato ad altre dozzine di morti, altre centinaia di morti, una partita a Mortal Kombat e una sparatoria, una messa in scena della strage che diventa, continuamente, un bagno di sangue.

Ora il bambino è sul viottolo, appeso tra lo sguardo del padre e quello della guardia. Una macchina, all’improvviso, parcheggia proprio lì davanti. E’ una di quelle che si vedono in quel dannato videogioco, mormora il padre mentre con la mano destra cerca la Glock nella fondina. La tensione è alle stelle: la guardia osserva il bambino, il bambino il padre, il padre la macchina tutta ammaccata da cui l’assassino – perché non dovrebbe esserlo – sta per uscire e compiere il suo destino di morte e violenza, teleguidato dal tubo catodico che gli è entrato nel cervello, manipolato come da un joypad grande quanto il mondo.

Per un attimo tutto sembra fermarsi. «Camminano tra di noi ogni singolo giorno», è la voce che ritorna nella mente del bambino, «e c’è davvero qualcuno che possa credere che il prossimo Adam Lanza non stia pianificando il suo attacco a una scuola, che non abbia già identificato il prossimo bersaglio in questo preciso momento?». Sono le parole di quel signore, alla televisione. E gli gelano il sangue nelle vene. All’improvviso, il fanciullo decide di averne abbastanza, che sia il caso di mettersi a correre verso l’ingresso della scuola. La guardia impugna il fucile e prende la mira, il padre ha il dito sul grilletto, il figlio continua a ripetere le parole di quell’uomo in televisione: «da quando la parola ‘pistola’ è diventata una parolaccia?», sembra chiedergli quella voce lontana e al contempo vicina, estranea e nello stesso istante affondata nel profondo della sua coscienza.

«Colpa del Presidente», «colpa del Presidente», «colpa del Presidente», ripete, inciampando proprio mentre dall’automobile appena giunta di fronte alla scuola esce un ragazzo sui sedici anni con tra le braccia uno strano oggetto nero. Il padre guarda il figlio a terra e poi il ragazzo, la guardia – che si era distratta un istante – vede il padre estrarre la Glock e puntarla sul giovane e gli intima di fermarsi. Ma è troppo tardi: la pallottola sfonda il cruscotto e si infila nel torace del sedicenne, la guardia fa fuoco e sfonda il torace del padre. Il bambino si alza in piedi correndo mentre al rumore dei colpi segue quello di un oggetto che si rompe sul marciapiede. Era una Playstation 3. «Poco male», penserà in seguito la scientifica, ricostruendo l’accaduto. «Avrebbe potuto ammazzare qualcuno, con quella».

(Questo breve racconto, chiaramente di fantasia, riprende – in modo satirico – argomentazioni che la NRA ha realmente avanzato durante il discorso del 21 dicembre 2012 sul massacro di Sandy Hook, nel Connecticut)

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3 pensieri su “Il prossimo Adam Lanza

  1. Ah, era un racconto di fantasia?

    Potevi lasciarlo in frigo per un po’ e fra un paio d’anni pubblicarlo come cronaca 😦

    Forse il mondo non è finito, ma continua dannatamente in peggio.

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