Il contrario di Keynes

Io dico il contrario di Keynes: nel breve periodo saremo tutti morti. Perché sarà il tempo in cui i sintomi della malattia esploderanno, e ci stenderanno al suolo. Saranno gli anni che abbiamo tanto aspettato. E saranno orribili. I lolcats diventeranno pillole di propaganda politica virale imposta dai comunicatori di partito; i vecchi, noiosissimi comizi serie di luccicanti tweet da riprendere a tutta pagina; i programmi elettorali thread di discussione su una qualche piattaforma liquida. Scambieremo la partecipazione col click, il voto con una dichiarazione di voto su Facebook, la credibilità con l’influenza. Oggi ne abbiamo gli assaggi, ma è la retorica incantata dei futuristi che vogliono farsi riconoscere, e glorificare, come tali. Domani, invece, sarà proprio così: il trionfo della retorica, il wishful thinking che diviene realtà, la profezia finto-progressista (dove sta il progresso se stiamo peggio) che si autoavvera.

E non lo sapremo neanche raccontare. Il fact-checking si confonderà con il retweet-istantaneo-a-scopo-di-verifica. I quotidiani perderanno sempre più rilevanza e cercheranno di chiudersi dietro a un paywall, sperando basti confondere giornalista e lettore o fare squadra, serrare i ranghi per ritornare a fasti economici e morali che non potranno raggiungere, non senza rivoluzionare l’offerta. Ma non lo faranno, perché avremo sempre più occasioni per cliccare, interagire, esserci. Giungeremo allo stato in cui avremo le mani libere e il cervello connesso, lo sguardo fisso nel cielo e su Twitter, il pensiero intrappolato tra desideri che, in un istante, si tramuteranno in pubblicità consigliate dai nostri amici. E chi avrà più tempo o modo di stare appeso ai mille dettagli e alle tante diramazioni fattuali di un’inchiesta o di un approfondimento. A chi mai potrà interessare addirittura aprire il portafogli per fermarsi e scendere sulla riva del fiume da cui il resto del mondo, incessante e sempre diverso, scorre. Vorremo tutto, subito, e solo per avere di nuovo tutto, e subito. Ci scoppierà quasi il cuore: a noi che della politica e dell’informazione interessa, per la propaganda e le notizie; agli indifferenti, lo stesso, ma per il decuplicarsi degli stimoli.

Poi, a un certo punto, moriremo. E sarà bellissimo, perché avremo il tempo di capirci. E capire che saremo stufi delle maree di conformismo da social media come di quelle tutte incessantemente anticonformiste, ma allo stesso modo. Che non ne potremo più di morderci la lingua per non rischiare che una parola di troppo ci costi il posto di lavoro oggi o tra trent’anni. Che ciò che stiamo rincorrendo, sia la fama o l’autocelebrazione, è in realtà raggiungibile quanto la vena che apre le porte della percezione all’eroinomane. Come le mura di casa sembrano un’oasi di ristoro dopo una lunga assenza, torneremo a immaginare la solitudine, il distacco, la concentrazione, la bestemmia, il rigetto, la sporcizia come qualcosa di desiderabile.

Alla retorica del social si sostituirà quella dell’anti-social, alla corsa la lentezza, all’immagine levigata, ritoccata, abbellita, stereotipata di noi stessi quella preziosa, preziosissima schifezza che restituisce lo specchio al mattino, gli occhi pesti dopo una notte a guardare la notte sparire, la gola arsa per le sigarette che hai fumato da solo, il cuore gonfio per le emozioni che hai provato tu e tu solamente, e che sei orgoglioso di non poter condividere con nessuno. Cose di cui sei geloso e che ti definiscono perché solamente tue, e non perché messe in piazza. Cose che sanno di passato ma anche di futuro remoto. Tanto remoto da poter esistere solo dopo l’apocalisse, e quindi mai. Ma che forse sono la vera catastrofe, la vera predizione planetaria di cui noi, i contemporanei, dovremmo avere un terrore assoluto.

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5 pensieri su “Il contrario di Keynes

  1. Interessante analisi… pensiero antisocial espresso in un blog (seppur che non conta un cazzo).
    gioco di specchi che conferma e nega la tesi allo stesso tempo.

  2. mi piace il modo di scrivere.
    un’analisi quasi giusta nel breve periodo. ma nel lungo periodo cambieranno costi fissi e capitale e non sara’ piu’ valida la legge dei rendimenti marginali decrescenti. quindi la speranza che si ritorni ad un fututo che sa di passato e’ possibile. tra pessimismo e ottimismo vince il secondo perchè, in ogni caso, crediamo e aspiriamo tutti a qualcosa di migliore.

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