Il blackout del blackout di Internet in Siria

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Una menzione in fondo alla prima pagina sul Foglio. Un taglio basso su Avvenire. Un trafiletto su Fatto e Corsera. Una breve su Libero. Niente su Stampa, Repubblica, Unità, Manifesto, Pubblico, Giornale. Nessuna riflessione. Nessun approfondimento. Nessuna contestualizzazione rispetto a un fenomeno che inizia a essere tristemente ricorrente, ma non per questo meno grave. Questo è il modo in cui la carta stampata (non oso immaginare i telegiornali) racconta oggi, ai suoi lettori, il blackout pressocché totale di Internet in Siria.

Un evento non unico, ma raro (è accaduto in precedenza in Egitto e Libia, per limitarsi alla storia recente, e sporadicamente nella stessa Siria), con conseguenze concretissime per la popolazione (totalmente isolata dal mondo esterno), l’informazione (per quale motivo Assad ha girato l’interruttore e spento la Rete?) e l’economia del Paese. Ma raccontato poco e male, specie sulla carta (sulle versioni online di quasi tutti questi quotidiani la notizia, invece, c’è). E questo nonostante il tempo per versare l’inchiostro ci fosse (la conferma delle indiscrezioni è giunta nel primo pomeriggio di ieri), e le fonti fossero affidabili (Renesys, Akamai e Arbor Networks su tutte).

Perché?

Perché la stessa notizia è degna della propria homepage ma non di una pagina di carta?

Questione di concorrenza (gli esteri oggi erano divisi già tra il riconoscimento della Palestina come «Stato osservatore» e il peso della sharia nell’Egitto di Morsi)?

La notizia non è ritenuta abbastanza notizia per finire in pagina?

E’ perché le cose che riguardano Internet devono stare su Internet?

Il tema non è ritenuto abbastanza interessante/comprensibile per il lettore medio?

E’ una questione ideologica (il bello del web si dice tutto e a tutta pagina, il brutto no)?

Un caso?

E’ per altri, imperscrutabili motivi?

Sono domande che mi faccio da tempo, e a cui mi piacerebbe – senza polemica – avere risposta.

(L’elenco di link e risorse utili – costantemente aggiornato – sul blackout di Internet in Siria su Digital Dissidence)

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9 pensieri su “Il blackout del blackout di Internet in Siria

  1. I giornali cartacei scrivono di internet solamente quando c’è da crocifiggere qualcuno, tanto per tenere viva una crociata tendente a far apparire la rete un non-luogo dove regna la fantasia malata, la mistificazione, il non senso, mentre la verità si può trovare solo tra pagine di un paludato giornale.
    Emblematiche le parole espresse su Internet e gli internauti da Francesco Merlo “emerito” editorialista di La Repubblica:
    “sono degli sfaccendati come quasi tutti gli internauti”
    “gli internauti sono persone che in qualche maniera cercano anche dei … bisogni psicologici” (?)
    “meno male che c’è internet così tutti i pervertiti almeno stanno seduti a tavolino invece di minacciare le persone per strada”
    “se uno è un cane sciolto non va su Facebook, va lì dove vanno i cani sciolti cioè nelle strade libere”.

    Cosa vuoi sperare da uno così?

  2. Pingback: La Siria scompare (di nuovo) da Internet » Chiusi nella rete - Blog - Repubblica.it

  3. Pingback: Siria, secondo blackout di Internet in due settimane » Chiusi nella rete - Blog - Repubblica.it

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