La triplice alleanza trollesca: il caso dell’invidia penis

«Non sto dicendo che i membri dei media siano troll», argomenta su The Atlantic Whitney Phillips, della New York University. «Suggerisco tuttavia che troll e media sensazionalisti abbiano più cose in comune di quanto vorrebbero ammettere». Un concetto tutto sommato semplice (entrambi fanno leva su reazioni emotive fondamentali per attirare l’attenzione, per esempio), che avevo provato a esprimere con Simone Spetia a Radio24 soltanto qualche giorno fa. Ma che si può e si deve a mio avviso comprendere in relazione al modo in cui la comunicazione politica abbia preso a sfruttare sistematicamente dinamiche tipiche del trolling.

Si prenda la giornata odierna, caratterizzata dalla polemica Grillo-Pd sull’invidia del pene. A iniziare è il comico, con un post sul suo blog che su Facebook aveva riassunto a questo modo:

Ecco l’esca, la chiave per cercare di attirare su di sé l’attenzione – possibilmente provocando e irritando il bersaglio, meglio se con argomenti non convenzionali («piccolo così…»). Insomma, nell’esempio Grillo è il troll. Ma i media che abboccano immediatamente – mettendo la «notizia» (ormai bisogna usare le virgolette per ogni cosa) in grande risalto – non sono meno troll di Grillo. Non ci sono «cascati», non hanno «abboccato». Sanno perfettamente che è una polemica sul nulla. Ma ne hanno bisogno per fare click, attirare contatti. E quindi la riprendono all’istante. Mentre sui social network gli utenti commentano, discutono, ironizzano, la «notizia» diventa insomma una notizia, senza virgolette. Il trolling è compiuto: il secondo attore diventa identico al primo.

Ma ce n’è un terzo, a sua volta identico al primo: la politica. Perché Grillo è un comico, ma è in quanto politico che propone questa operazione di trollaggio. E perché, una volta che i media sono stati al gioco, è il Partito Democratico a rilanciare la polemica sul suo sito con un post (dalla riuscita molto, molto discutibile) che fa il verso a Grillo:

ll risultato è stupefacente: il primo e il secondo partito in Italia sono invischiati – insieme ai loro elettori e a molti altri più o meno divertiti partecipanti in Rete – in un dibattito completamente privo di significato che ha pure la conseguenza, deprimente, di fare dell’invidia del pene un argomento politico.  Chi ci ha guadagnato? Beh, il troll-troll, che ha portato il discorso nella direzione che gli faceva più comodo (la polemica con Renzi su chi debba intestarsi la leadership dell’immagine del rinnovamento nel Paese); i media-troll, che possono beneficiare di un bel gruzzolo di contatti a fatica e tempo zero; e i politici-troll, anche se in questo caso credo ciò valga solo per Grillo – data la figura meschina rimediata dal Partito Democratico nell’abboccare alla trollata del comico, che avrebbe potuto tranquillamente ignorare con un’alzata di spalle.

Chi ci rimette, invece? Gli elettori, che si suppone vogliano risposte da chi si candida a rappresentarli su ben altro che le dimensioni del pene di Renzi, e i lettori, che forse meriterebbero un’informazione diversa. Anche se qui, naturalmente, non si vuole dimenticare che il tutto si regge sul fatto che sia agli elettori sia ai lettori tutto sommato, anche se magari non lo vogliono ammettere, abboccare a questa triplice alleanza trollesca piace eccome. Se non cliccassero, i troll sarebbero immediatamente sconfitti. Invece cliccano, eccome se cliccano.

Morale: deragliare il discorso, complice la viralità e la rapidità dei mezzi su cui discutiamo, non è forse mai stato così semplice. Ma c’è una soluzione: ignorare, ignorare, ignorare. Sì, si perde qualche risata e qualche indignazione a buon mercato. Ma forse, nel medio-lungo periodo, saremo in grado di riconsegnare il trolling alla sua natura giocosa, irriverente, eccessiva e non a questo squallido meccanismo di manipolazione dell’attenzione delle masse a scopi politico-economici.

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6 pensieri su “La triplice alleanza trollesca: il caso dell’invidia penis

  1. Pingback: L’insostenibile leggerezza del Grillismo Politico « Yes, political!

  2. Trovo eccellente la sua analisi e molto felice la forma in cui la esprime. Sono anche essenzialmente d’accordo sulla terapia: “ignorare, ignorare, ignorare” ma il suo riuscitissimo post (ed anche il mio breve commento) sono la dimostrazione che la terapia così come lei la propone è impraticabile. Il contagio emotivo – che è una delle premesse del trollismo – è così immediato e coinvolgente da non poter essere ignorato http://www.umanamenteonline.it/paragoni-di-chissachie-neuroni-specchio-e-social-media/ È tuttavia possibile superare il contagio emotivo, come fa meravigliosamente lei nel suo post, svelandone le trappole e ponendosi in una condizione di comprensione critica (vera empatia, intesa come capacità di immedesimazione ma anche di distanziamento critico). Solo tramite questo paziente e faticoso lavoro – che rifiuta i cortocircuiti emotivi sia positivi che negativi- si può secondo me mettere le basi per vincere alla lunga i vari trollismi.

  3. E, last but not least, arrivano anche le (peraltro corrette) riflessioni del buon Fabio Chiusi, che completano e certificano la trasformazione di una cazzata in notizia. Non credo abbia portato gruzzoli di contatti, ma, seppur in minima misura, questo post concorre nel costruire ciò che depreca. Ironico, no?

  4. ignorare la coprolalia di Bossi o di Berlusconi non mi pare abbia portato grandi risultati…. Secondo me invece su queste cose si dovrebbe martellare come fabbri, dicendo chiaramente che chi usa tali metafore, e nomignoli ecc. ecc. on e’ in grado di governare un paese

  5. Pingback: Anche il Brasile ci prova (per fallire): via Google News dal mercato editoriale | Libertiamo.it

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