BigBumBam

Non credo il discorso di Matteo Renzi a Big Bang volesse dimostrare che per parlare agli elettori di centrodestra bisogna ricorrere a un loro stereotipo di trent’anni fa, o che per fare politica in modo nuovo sia necessario – anche a sinistra – trasformare un comizio in uno show. Eppure mi ha lasciato la sensazione, netta, che abbia incarnato entrambe le cose. Il ricorso ai Righeira, agli Europe, alle Polaroid pesca a piene mani nell’immaginario del Drive In, di quegli anni 80 che la sinistra non ha mai digerito e che forse non ha mai nemmeno compreso. Un caso? Difficile: sembra piuttosto il tentativo, cosciente, di rovesciare la tradizione del partito a cui appartiene. E farlo diventare appetibile agli elettori di centrodestra (o all’immagine che ne ha Renzi), senza il supporto dei quali – come ha detto lo stesso sindaco in quello che ho trovato l’unico passaggio davvero condivisibile – il Pd è destinato a perdere nuovamente le elezioni. La trasformazione del comizio in show mi sembra non sia che la conseguenza di questa fondamentale ridefinizione dei valori in campo. E dell’affidamento a quello stereotipo. Che prevede, necessariamente, ampie concessioni al populismo. Come quando Renzi contrappone problemi filosofici e problemi reali, portando i primi sul piano delle chiacchiere da bar ed elevando i secondi a vero oggetto della politica – salvo poi contraddirsi platealmente quando, nella lista delle cose da fare, mette al primo posto le «idee nuove». O come quando lancia qualche messaggio su filoni attualmente berlusconiani (ridiscutere il concetto di Europa) e grillini (no ai professionisti della politica). Poi c’è Fabio Volo, la dance da spiaggia, quel clima eccitato e al contempo sereno da politica americana, in cui sembra che da un momento all’altro debba uscire un telepredicatore, l’attenzione si sposta continuamente da chi parla allo schermo che lo sovrasta, dalle parole alle immagini. La sensazione è che per Renzi sia il modo per incarnare, anche visivamente, il cambiamento. Eppure a me sembra – a prescindere dai contenuti, peraltro scarsi – un modello comunicativo logoro, più che una novità. Che sostituisce la staticità della burocrazia di partito con il falso dinamismo dello spettacolo. Che si scaglia – giustamente – contro un insieme di valori e prassi che hanno ingessato il centrosinistra al punto di renderlo indistinguibile dalle forze conservatrici del Paese ma solo per assumerne un altro altrettanto vecchio, superficiale e antiprogressista. Soprattutto, che accetta e propone che tutto questo sia indispensabile per concepire o rappresentare il futuro. Invece dal Big Bang a Bim Bum Bam il passo è più corto di quanto sembri. Ed è tutto da dimostrare che, per ritornare a sedurre i propri elettori e non solo quelli di centrodestra, il Pd debba abdicare alla sua tradizione per assumerne un’altra la cui radice ultima sta in un pupazzo rosa, un giovane Paolo Bonolis e L’estate sta finendo. «Libertà, generosità, onore»: a pensarci bene, sembrano uscite dalla bocca di Oliver Hutton.

12 pensieri su “BigBumBam

  1. Hai ragione su tutto.

    Resta il fatto però che Renzi potrebbe essere l’unico cavallo vincente su cui puntare per uscire da quel centrosinistra ingessato e conservatrice di cui tu stesso parli.

  2. A me dà da pensare che, dopo la sconfitta di Veltroni, la critica più feroce che abbia ricevuto, sia stata alla sua incapacità di essere come Berlusconi (a livello comunicativo). Ovvio che, adesso, chi vuole vincere di adegui alle aspettative degli elettori. D’altronde, le decisioni le prende chi è dietro le quinte: Berlusconi, Renzi, Grillo, sono solo degli attori (incredibile, vero?)

  3. Hai ragionissima. Il punto è che questo è esattamente il modo di fare all’italiana: negli anni ’90 guardavamo cartoni animati e telefilm americani degli anni ’70 e ’80. Ancora adesso su Italia 1 passa Dragonball, e il Principe di Bel Air ha ancora il suo picco di share mentre Will Smith ormai ha i capelli bianchi, per dire.
    Per le tecnologie il discorso non cambia, si vedano le rotonde costruite nello scorso decennio mentre nel resto del mondo venivano tolte, e il fatto che volevamo avviare i progetti per avere, fra un ventennio, centrali nucleari in tutto il Paese, l’ADSL ha una velocità e diffusione degna del 1996…

    Renzi non saprei dire se l’abbia capito, e si stia conformando per toccare il cuore della gente facendo vedere quanto è italiano, o se sia semplicemente intrappolato nel discorso.

  4. Uhm…. quindi il PD per vincere deve inseguire il centro. Praticamente la stessa cosa che pensano D’alema e Bersani. Il nuovo che avanza.

  5. Pingback: Primarie del PD, diario di viaggio. #2 « NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

  6. Non mi convince molto questo post. Ora, a parte il fatto che il riferimento ai Righeira e agli Europe serviva solo a contestualizzare l’epoca in cui i vari Veltroni e D’Alema erano già in Parlamento, ed aveva quindi un carattere sarcastico che in questo post non si considera [ma davvero crede che Renzi citava i Righeira per “il tentativo, cosciente, di rovesciare la tradizione del partito a cui appartiene. E farlo diventare appetibile agli elettori di centrodestra (o all’immagine che ne ha Renzi)”?]. Ma poi, mi scusi, il federalismo europeo è un tema berlusconiano? Le è sfuggito che Berlusconi ha proposto di uscire dall’euro pochi giorni or sono? E’ populismo chiedere meno perdite di tempo su alleanze, tattiche parlamentari, frasi retoriche e maggior attenzione ai problemi concreti [riforma della giustizia ecc.]?
    Insomma, le critiche a Renzi potevano essere più ragionate secondo me.

    • Potevano senza dubbio essere più ragionate, ma questo è un post basato su sensazioni – come è scritto, del resto. E voleva restituire il senso di una intuizione – magari sbagliata, sia chiaro – che ho avuto mentre Renzi parlava. Per me resta valida, a prescindere dalle critiche a Renzi. Che si potrebbero muovere più in profondità, certo, ma non era questo l’intento del post.

  7. Ancora il niente. Eppure su quel niente sparano a palle incatenate. La potenza del nulla.
    E’un pò come la Geppi Cucciari: non un tweet, ma 8.000 follower.
    Speriamo non si trovi il niente anche quando ci saranno i gesti forti del tipo ” o le deroghe o me”
    angelo d’anna-Bologna

  8. Pingback: Tre cose sul rinnovamento « ilNichilista

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