Caro Twitter, respiro anche se non funzioni

Due cose colpiscono del post sul blog ufficiale dell’azienda con cui Twitter ha spiegato la ragione del breve blackout globale di ieri. La prima è l’idea, alimentata da media, analisti e governi di tutto il mondo, che Twitter abbia una missione salvifica, che sia inestricabilmente connesso – necessario, quasi – all’esercizio delle nostre libertà individuali. «Sappiamo quanto Twitter sia diventato cruciale per voi – per molti di noi», si legge nel post. «Ogni giorno avviciniamo le persone ai loro eroi, alle loro cause, ai movimenti politici e molto altro». Come Twitter fosse principalmente un covo di rivoluzionari, idealisti e attivisti animati dall’intento di riformare la società a colpi di 140 caratteri. La scelta della parola «eroi», che mal si applica alle ben più adorate celebrità dello spettacolo, dice tutto. La seconda cosa che colpisce viene immediatamente dopo, quando il post conclude prima proseguendo sulla scia del messianico, e poi – citando un tweet di Arghya Roychowdhury, «un utente» – avallando l’idea che a restare senza Twitter manchi letteralmente l’ossigeno. «E’ indispensabile (imperative) che Twitter rimanga accessibile nel mondo, e oggi abbiamo fatto un passo falso», si legge, «Per questo diamo le nostre più sincere scuse e speriamo che possiate respirare più facilmente, ora». Se è ironia, non riesco proprio a trovarla divertente. Sembra piuttosto la concessione di un sovrano ai sudditi. Un sovrano ineludibile (senza, lo avete visto, vi manca l’ossiegeno), indispensabile (senza le vostre libertà sono monche), ma gentile. Perché si scusa. E non vede l’ora di darci qualche altra ora d’aria. Credo sia giunto il momento di ricordare al monarca – per quanto illuminato – che possiamo respirare anche se non funziona, con i nostri polmoni.

(Fonte immagine)

3 pensieri su “Caro Twitter, respiro anche se non funzioni

  1. Credo fosse ironia. Ma sono d’accordo: Twitter è tutt’altro che necessaria alle nostre vite. Facebook è molto più “importante”. Twitter, a mio parere, è largamente sopravvalutato, è più che altro un mezzo per i giornalisti di informarsi sui trend in corso. E molti non sanno neanche sfruttare in modo giusto la limitazione dei 140 caratteri.

  2. Se parlo di una trovata pubblicitaria, mi trovi malpensante? Hai presente quando i trapezisti sbagliano sempre la prima esecuzione del numero mai fatto prima, per poi far esplodere il pubblico in un boato qualche minuto dopo …
    Per tacere del fatto che chi non lo ha mai usato, dopo aver letto una notizia simile, correrà a registrarsi per vedere cosa di così importante si è perso finora.

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