Trolling is dead

Se a scrivere questo post fosse la parte di me che si è lasciata sedurre dai suoi vocalizzi, direi che la morte di Eduard Khil rappresenta per il trolling ciò che la fine di Kurt Cobain ha rappresentato per il grunge: continuerà a esistere, ma solo al passato. Perché il meme del ‘Trololo Guy’ era l’incarnazione dell’essenza del trollaggio: ridere in faccia, parlare a casaccio divertendosi, sfottere in giacca e cravatta, passeggiare nelle lande dell’insensatezza con il piglio leggero dell’irrazionalista. Perché il trolling è un’arma deleteria solo per chi lo ignora o, non comprendendolo, lo prenda sul serio. Chi ne abbia fatto un’arma dialettica sa che è il modo migliore per annacquare i flame, fustigare i moralisti della domenica e trasformare il troll che attacca in troll che si difende. Ma il nostro gorgheggiatore è riuscito comunque nell’opera di trollare chi ha scritto della sua morte: le decine e decine di giornalisti che, costretti a monetizzare il potenziale di click della vicenda, hanno sparato in homepage la notizia del suo decesso. Senza nemmeno prendersi la briga – e assaporarne il gusto – di capire che se uno sconosciuto crooner russo anni 70 è diventato una presenza virale in Rete è anche perché ne ha incarnato con tanta naturalezza un aspetto vitale, potentissimo: la derisione. Lui, Khil, da quando negli ultimi due anni era diventato un Internet meme non si era mai risentito, mai lamentato del fatto di essere immediatamente identificato con il ‘Trololo guy’. Anzi, a chi glielo domandava rispondeva: «è solo una parodia, unisce le persone». E invece di scervellarsi su quale legislazione adottare per contrastare la marea incessante dei remake che lo vedevano protagonista, fino all’ultimo ha invitato i fan a creare loro versioni del pezzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo: segno che si può vivere una celebrità ossessiva in rete anche con lo stile di un vero signore del lulz. Chissà, forse hanno ragione i copia-incollatori a limitarsi ai fatti, a dire semplicemente «era diventato l’idolo di YouTube» e altre banalità simili. Ma in un mondo migliore Khil, come un Perozzi del Baltico, avrebbe prodotto la trollata estrema: irridere i giornalisti di tutto il mondo inscenando il suo decesso. Il troll che c’è in me non smetterà mai di crederlo.

2 pensieri su “Trolling is dead

  1. Pingback: E se la morte fosse la trollata estrema di Eduard Khil? | THE MONITOR

  2. Pingback: Trolling is dead | Tg Online

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