Contro il modello Huffington Post

Trovo che in Italia non ci sia bisogno, per blogger e precari del giornalismo, di inseguire il modello Huffington Post. E non è questione che a dirigerlo ci sia Lucia Annunziata. Il punto è che è un modello che non funziona. Pensare che la visibilità sia moneta può avere senso se si scrive per un pubblico vasto come quello dei cittadini digitali che leggono in lingua inglese. Ma se si parla ai soli italiani, le possibilità che quella visibilità si traduca in valore si riducono sostanzialmente. Andando più in profondità, poi, si potrebbe contestare che sia accettabile anche solo l’equazione di visibilità e moneta. Il contenuto è moneta. Se i contenuti sono buoni, prima o poi si traducono in visibilità. E se quella visibilità è basata sui contenuti, è più probabile che qualcuno che considera il denaro moneta – o più prosaicamente, remunera il lavoro – si accorga che vale la pena tradurla in un salario, o in un compenso: perché produce valore anche per lui. Ma il problema, nella sua essenza, è che remunerare il lavoro con la visibilità è una sconfitta civile, prima che economica, per una società. E’ un segno che l’asticella del rispetto si è abbassata di una tacca di troppo. E sarebbe il caso che blogger e precari del giornalismo se ne accorgano.

8 pensieri su “Contro il modello Huffington Post

  1. bellissimo articolo, l’unico peccato è che non si capisce un c*zzo. Spero che il modello huffington post, qualunque cosa sia, non sia come questo articolo contro il modello huffington post.

  2. http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/09/news/lucia_annunziata_huffington_post-34771827/

    “Lucia Annunziata sarà il direttore di Huffington Post Italia 1. Lo annunciano Huffington Post Mediagroup e Gruppo Espresso.”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Huffington_Post

    “The Huffington Post (noto anche come HuffPo) è un blog statunitense fondato nel 2005 da Arianna Huffington, Kenneth Lerer e Jonah Peretti, ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo, numero uno della classifica Technorati[1]. Il sito è un aggregatore di notizie, e spazia dalla politica alla tecnologia, dall’attualità all’intrattenimento.”

    “Nel mese di aprile 2011 Huffington Post è stato citato in giudizio per milioni di dollari di danni presso la corte di giustizia statunitense, distretto di New York, da parte di migliaia di blogger non retribuiti per i loro contributi.”

    Per chi vuole sempre la pappa pronta………

  3. Pingback: Il modello Huffington Post

  4. Giusto puntare sulla parola “modello”. Il problema è che già molti stanno tentando di imitarlo, spesso con scarso successo. L’HuffPo non farebbe del male a nessuno, se rimanesse l’unico. Invece l’idea che passa è “hey, posso chiedere ad un blogger di lavorare gratis (alle mie condizioni, ovviamente) e dirgli che avrà in cambio la visibilità, avrò dei contenuti senza scucire un soldo!” e la cosa bella è che tantissime persone scelgono di adattarsi a questo sistema. Il blogger è libero di dire “no grazie” dato che sa benissimo che con la visibilità non potrà pagarsi nemmeno una pizzetta così come è libero di scrivere gratis su piattaforme diverse dal proprio blog personale, se ritiene per lui sia meglio così. Il problema si presenta nel momento in cui siccome esiste “il modello dell’Huffington Post” allora significa che non è lecito esigere una retribuzione per il proprio lavoro.

    Altra piccola domanda, dato che si parla di precariato giornalistico: l’Huffington Post ha una redazione, oltre che una numerosa squadra di bloggers. Ed i redattori, suppongo, vengono pagati, no? Ora, io credo che (magari è una visione ingenua) se è vero che molti vengono “costretti” a lavorare gratis perché se lo fanno gli altri allora devi farlo anche tu, può essere vero anche il contrario. Se si ribaltasse questo gioco-forza, se nessuno offrisse gratis le proprie prestazioni lavorative, gli editori sarebbero costretti a pagare per riempire le proprie pagine. O no?

  5. Il fatto che i blogger non siano pagati è l’elemento negativo. Però c’è anche un elemento positivo. In Italia, un giornalista freelance per essere assunto e retribuito in una testata cartacea o elettronica ha bisogno di farsi notare, e il blog personale offre poche possibilità di essere notati. Ora immaginiamo che il nostro ignoto giornalista freelance riesca invece ad ottenere una certa visibilità sull’Huffington Post: non sarà retribuito, ma diventerà finalmente visibile ad editori che potrebbero decidere di assumerlo e stipendiarlo in un’altra testata. Bisogna anche considerare i vantaggi e non solo gli svantaggi del fenomeno Huffington.

  6. Pingback: Nasce El Huffington Post | Il Giornalaio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...