Internet uccide (l’editorialista)

Non appena pubblicata la notizia che Anders Breivik, l’autore della strage di Utoya, si preparava al massacro giocando a Modern Warfare, ho immaginato gli editorialisti leccarsi i baffi, affilare il pennino e prepararsi a mettere per l’ennesima volta nero su bianco la loro profonda, insondabile comprensione dei rischi della violenza nei videogiochi. Dopo solo qualche ora, le previsioni sono già state ampiamente soddisfatte. Perché Andrew Keen, sulla CNN, è andato oltre, identificando le radici del disegno omicida di Breivik non solo nel videogaming, ma addirittura nel complesso della cultura digitale contemporanea:

L’ossessione di Breivik per i videogiochi violenti online, il suo narcisismo, il suo fare affidamento a Wikipedia e Facebook sono avvertimenti di come i media digitali possano corrompere il nostro senso della realtà.

E ancora:

Reti virtuali come Facebook, YouTube, Wikipedia e World of Warcraft sembrano offrire buoni indizi sul perché un uomo di 32 anni debba decidere un giorno di far saltare per aria e uccidere più connazionali norvegesi possibile.

L’accusa?

Facebook «ci rende solitari» (lo scrive anche The Atlantic) e narcisisti, scrive Keen. E Breivik, nota, era sia l’uno che l’altro. La sua «bizzarra visione del mondo» si è formata su Wikipedia, aggiunge: vista l’ossessione narcisista, come escludere abbia contribuito alla voce su se stesso? Da ultimo, World of Warcraft. Quando ne ha parlato al processo, scrive ancora Keen, è stato l’unico attimo in cui ha sorriso. E poi

Data la sua assoluta assenza di rimorso per gli omicidi, non è difficile immaginare che la sua ossessione per i videogiochi violenti gli abbia permesso di visualizzare in qualche modo l’uccisione di persone reali, trasformandole da personaggi in carne e ossa ad astrazioni.

La domanda del titolo, «Internet cresce assassini?» ha finalmente una risposta: sì. Con relativo monito:

Breivik può essere il peggiore dei casi, ma temo che ci saranno più giovani come lui in futuro se la realtà virtuale diventa la nostra sola realtà.

Non varrebbe nemmeno la pena di menzionare una a una le affermazioni di Keen, una sequela francamente ridicola di non sequitur (il legame tra solitudine e narcisismo aumentati da Facebook comporta maggiori probabilità di diventare uno stragista), dettagli inutili (il fatto che Breivik usasse Wikipedia) e generalizzazioni puerili (era violento su World of Warcraft, dunque considerava le persone come non morti di livello 80 che invadono Stormwind), se non fosse che non sono state pubblicate su un quotidiano locale, ma dalla CNN.

Il che ci costringe a una riflessione sul nostro grado di comprensione non della mente di Breivik – le cose, sfortunatamente, sono ben più complesse di un legame tutto da dimostrare con la sua vita online – ma di a chi affidare una riflessione sulla cultura digitale. Possibile che una tale serie di sciocchezze veda la luce su uno dei più importanti network di informazione al mondo? Possibile che a nessun redattore sia venuto in mente di chiedere a Keen di giustificare anche una sola delle sue illazioni?

Non è questione di difendere a tutti i costi il modus vivendi imposto dalla rivoluzione digitale: trovo, anzi, che diversi aspetti preoccupanti – dalla censura online, sempre più sofisticata, ad alcune conseguenze sociali e individuali – vadano trattate con l’attenzione e lo scetticismo razionale che si riserva a ogni fenomeno di massa, specie se così repentino e invasivo. Ma quello di Keen non è giornalismo, è stregoneria. Disegna connessioni e conclusioni a piacimento, genera allarmismo, confonde una tecnologia con l’uso che se ne fa, deresponsabilizza l’individuo e responsabilizza la tecnica e in conclusione riesce a rendere farsesco un editoriale sulla peggiore e più inquietante strage da anni a questa parte.

Non è la prima volta che Keen banalizza e manipola problemi reali, facendone una caricatura, per attirare l’attenzione su di sé: è che non fa più ridere.

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8 pensieri su “Internet uccide (l’editorialista)

  1. Ma più che altro…world of warcraft violento? ma se è un cartone animato? cazzo allora ci sono un sacco di cartoni disney ben più violenti.

  2. credo che non si possano lasciare i ragazzini in balia di certi giochi ( giocavo a wow, adoro lo splatter , diablo, cod & company) prima di una certa età … va bene viverli insieme, almeno all’inizio, e con un ritmo adeguato. A parer mio è il contorno al pc che è molto più importante di quello che passa sul monitor.
    Ad esempio se proibisco a mio figlio di giocare a Diablo o navigare su FB e poi lo lascio sulla paytv per ore davanti al Grande Fratello, oltre che narcisista mi diventa rincoglionito 🙂

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  5. E’ che frega a pochi.
    Diventi un giornalista mediamente famoso con una bella poltrona, e poi chisseneimporta come scrivi il pezzo, basta che lo scrivi e fai discutere.
    Ma sarebbe meglio riflettere.
    Ciao 🙂

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