Quello che lo spot contro la pirateria non dice

La Federazione Editori Musicali ha arruolato artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri, Gino Paoli e altri (età media 63 anni, nota un commentatore su YouTube) per l’ennesimo spot contro la pirateria digitale. Eccolo:

Diverse affermazioni mi sembrano contestabili, false, incomplete o controproducenti. Provo a spiegare perché, una a una:

«In tutto il mondo si sta discutendo di come regolamentare la diffusione di contenuti su Internet.»
Vero, ma perché interessa alle lobby dell’intrattenimento, che premono da anni per norme più stringenti contro la pirateria online. Non mi risulta che tutto il mondo discuta del fatto che circa un miliardo di cittadini digitali già subisce una qualche forma di filtraggio dei contenuti online. O della possibilità concessa alle aziende occidentali di fare profitti per 5 miliardi di dollari vendendo strumenti di sorveglianza digitale a regimi autoritari che li utilizzano per identificare e uccidere i dissidenti. Sarà questione di punti di vista, ma io trovo siano questioni più pressanti rispetto a riscrivere le leggi sulla tutela diritto d’autore online. Per il semplice fatto che ci sono in gioco (tante) vite umane.

«La pirateria digitale sta distruggendo l’industria culturale.»
Se fosse vero, come si spiegherebbe che «il valore dell’industria dell’intrattenimento a livello globale è cresciuta da 449 miliardi di dollari a 745 miliardi di dollari» tra il 1998 e il 2010? Come che secondo IFPI l’industria musicale è passata da 132 a 168 miliardi di dollari? (fonte) Se non si è d’accordo con questi dati, andrebbe quantomeno spiegato che esistono, esiste una annosa e complicata disputa metodologica sulla loro bontà, e perché non dovrebbero essere considerati validi. 

«Pensate che solo in Italia si calcola siano stati persi 22 mila posti di lavoro, con un danno economico di oltre 1 miliardo di euro.»
Non «si calcola»: lo studio TERA, lo calcola. I dati senza fonte non sono dati. Perché ometterla? Eppure c’è chi solleva più di un dubbio sulla oggettività dei risultati ottenuti. Per esempio obiettando che tra i committenti figurino proprio i diretti interessati, quelli dell’industria dell’intrattenimento. 

«Di fronte a proposte di legge che potrebbero fermare la pirateria […]»
Falso, allo stato attuale non si conoscono proposte di legge che potrebbero «fermare la pirateria». Non senza pagare un prezzo folle in termini di violazione dei diritti degli utenti. Infatti, nemmeno la severissima Hadopi francese ha avuto un effetto apprezzabile nel contrasto della pirateria. E, di converso, strumenti per combattere (giustamente) siti come Megaupload, citato nel corso del video, ci sono già: tanto è vero che è stato chiuso, ed è chiuso.

«I grandi social network e i motori di ricerca si oppongono.»
Veramente ad opporsi, oltre a loro, sono tutte le principali organizzazioni per la difesa dei diritti digitali del mondo, progetti collaborativi non a scopo di lucro come Wikipedia, i massimi esperti di architettura di Rete e – non ultimi – milioni e milioni di utenti. Poi non è che l’industria dell’intrattenimento sia fatta da «piccoli», a quanto mi risulta.

«Dicono che è messa in discussione la libertà di espressione.»
Affermazione cui segue questa faccia:

Impossibile aggiungere altro.

«Ma davvero si può pensare che gli artisti e i produttori di cultura di tutto il mondo abbiano qualche interesse a limitare il diritto di espressione e la circolazione libera delle idee?»
Ma non serve pensarlo: basta pensare che non abbiano valutato i danni collaterali che le norme che chiedono possono produrre. Il sospetto è più che fondato.

La pirateria uccide il mondo della creatività e della fantasia
Boldrin e Levine, due stimati economisti e non due ‘pericolosi pirati’, hanno scritto un intero volume per dimostrare il contrario. E, a mio avviso, hanno buoni argomenti sia dal punto di vista storico che da quello teorico. Questo grafico sembra confermarlo:

A causa delle «strane distorsioni del copyright», scrive The Atlantic, nel magazzino di Amazon c’è il doppio dei libri pubblicati nel 1850 rispetto a quelli pubblicati un secolo dopo. Perché? «Perché a partire dal 1923, la maggior parte dei titoli è protetta dal diritto d’autore.»

«L’intera industria culturale è destinata all’estinzione se non si fermano i siti pirata.»
No, è destinata all’estinzione se non è in grado di adeguarsi agli strumenti attraverso cui si diffonde.

«Chiediamo che non siano derubati gli artisti, gli autori, i produttori, gli editori. E con loro i milioni di lavoratori dell’industria culturale.»
D’accordissimo. E allora perché non incentivare con molta più decisione i trend positivi dei download legali? E poi siamo proprio sicuri che il ‘vecchio’ sistema del diritto d’autore tutelasse gli artisti? Se così fosse, come mai il commissario europeo all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, si è recentemente sentita in dovere di intervenire sostenendo che «dobbiamo ritornare ai principi fondamentali e mettere l’artista al centro non solo della legge sul diritto d’autore, ma della nostra politica di cultura e crescita»?

«Chiediamo che i siti che distribuiscono contenuti siano legali e che rispettino le regole, come tutti.»
Il punto è proprio che non è vero che ‘tutti’ rispettano le regole. E non tutti lo fanno perché bramano di schierarsi dalla parte dei criminali, ma perché le regole non sono più adeguate alla società che devono regolare. E se adeguassimo le regole del gioco a ciò che il gioco è diventato, invece di cercare – inutilmente – di farlo tornare a essere ciò che era vent’anni fa?

«Chiediamo che il web sia gestito da persone oneste.»
Questa frase è semplicemente priva di significato.

«Difendiamo la libertà di fare cultura.»
Sono d’accordo. Ed è proprio per questo che la difesa del sistema attuale è sbagliata: non serve a raggiungere quel – nobilissimo – obiettivo. 

71 pensieri su “Quello che lo spot contro la pirateria non dice

  1. Mi basta analizzare la frase di battiato.

    eppure steve jobs aveva indicato la strada
    regolamentando l’utilizzo dei contenuti
    e garantendo la tutela dei diritti
    perché gli altri non possono fare altrettanto?

    Perché quando associ steve jobs alla tutela dei diritti, non ci metti pure gli operai sottopagati della foxconn?

    Siete dei tromboni, solo pronti a battervi per i vostri interessi, ma per il resto del mondo fate men che zero.
    Vogliamo tutelare i diritti, benissimo tuteliamo i diritti di tutti!

    • Che poi il motivo è molto semplice: Apple è d’elite, e non tutti possono permettersi l’elite. E poi a quanto pare non sà che la gente sulle cose apple ci mette musica scaricata da altre parti. Insomma viva l’ignoranza, ma da Battiato non mi aspetto di più.

  2. Non vedo perchè la libertà non possa coincidere con la legalità, abbiamo imparato fin dalle elementari il discorsetto che la nostra libertà finisce dove comincia quella dell’altro e improvvisamente salta tutto lo schema della valorizzazione capitalistica, su Internet la roba ce la prendiamo e non la paghiamo perchè la condivisione rappresenta una libertà superiore a quelle individuali (dei singoli artisti). Certo che gli intellettuali pur di avere un pò di considerazione leccherebbero il culo all’istrice…solo uno come Pasolini riusciva ad essere sgradevole

  3. Interessante questo articolo. Senza analizzare a fondo la pubblicità, anch’io ho sempre pensato che tutto questo discorso fatto dalle discografiche a propria tutela sia in realtà solo un modo per tutelare i propri guadagni difendendoli dal web. ‘Difendendoli’? Mi chiedo molto banalmente una cosa: se qualcuno ascolta un brano alla radio o sul web, prima o poi andrà anche a comperare il disco. Se le canzoni invece non sono ‘pubblicizzate’ e ‘fatte suonare’, allora nessuno le acquisterà.
    Sarà un discorso riduttivo, questo che ho proposto, ma secondo me è così.
    In ogni caso approvo punto per punto il commento allo spot.

    • se qualcuno ascolta un brano alla radio o sul web, prima o poi andrà anche a comperare il disco

      Qualcuno con spirito nobile e onesto forse… ma la maggior parte di quelli che può semplicemente aprire un software P2P per scaricarla gratis non spenderebbe neppure 1 centesimo di euro per quel brano; perché alla gente non frega nulla se dietro c’è stato un lavoro creativo. E poi comunque le radio pagano una licenza per trasmettere le canzoni.

      • Se posso dire, questo è forse vero oggi dove la qualità di quel che ascoltiamo è al 90% scadente.
        Ho riportato sul mio blog un intervento che mi piacque molto. Era su un forum di informatica e riferito alla qualità digitale/vinile, ma è una cosa che vale anche per la scelta di acquistare o meno musica (anche se ultimamente ho acquistato un paio di CD di cui mi sono pentito solo per un paio di canzoni, come volevasi dimostrare…) :

        “Il problema della “musica liquida”, termine tanto di moda, ma che semplicemente significa “senza supporto fisico”, è che il 99% del materiale disponibile, è in mp3 44.1Khz ~160KB/s aka “nnammerda” …

        Considerato poi l’attuale panorama musicale “usa&getta”, niente più album “concept” da sentire inizio/fine, solo robaccia 1 pezzo buono, 10 tracce trash, livello medio tra la suola e il pavimento, eccetera, capisco chi dice “oh no cambiare lp ogni 3 minuti .. non esiste”.

        Siamo nell’era delle compilation su ipod/pc che servono solo a fare rumore di sottofondo e basta.

        La vera alta fedeltà è morta, riservata solo ai nostalgici che amano i gruppi jazz, la classica/lirica, il “vecchio” rock e che amano “ascoltare” la performance, non avere rumore di sottofondo mentre si fa altro, e che in questo ascolto, amano socchiudere gli occhi e entrare in un magico mondo dove Sade canta proprio a 2 metri da te, ne percepisci l’altezza, i movimenti, gli strumenti sono posizionati in modo ben definito, i muri della stanza non ci sono più, sembra enormemente più grande, certi riverberi sembrano arrivare da oltre 10 metri, insomma MAGIA.

        É come leggere un buon libro, se ti “prende”, perdi la cognizione dello spazio e del tempo e vieni trasportato nel racconto, la realtà si perde in lontananza.
        Non puoi leggere un libro e telefonare o fare altro.
        Non puoi “ascoltare” la musica e fare altro, sennò godi solo al cinque per cento.”

      • jackilnero, seguendo il tuo ragionamento (cioè “la qualità non mi piace”) allora un pirata non dovrebbe piratare proprio… sicuramente la roba che uno trova illegalmente ha una qualità al massimo pari a quella comprata, non può certamente essere superiore. Cioè intendo dire: uno che dice che la tal canzone è schifosa oppure si sente male, perché poi se la va a scaricare e la ascolta venti volte al giorno? Questa è incoerenza. 🙂
        In ogni caso mi pare che i CD musicali (fisici) non siano in MP3, ogni canzone occuperà circa una quarantina di MB, in proporzione. Tra l’altro la grande differenza di audio la sentono solo super-professionisti del suono, la maggior parte delle persone non può farci caso; io i CD materiali li compro solo per mia preferenza, ma a volte mi rendo conto che farei molto prima con il download digitale (vviamente quello senza DRM, non per piratare ma per poter mettere i file anche su supporti non evolutissimi).

      • no, non mi sono spiegato forse: tu dici che la gente non comprerebbe un cd se puo’ piratarlo.
        Io ho risposto (riassumo) che è anche perchè la produzione musicale moderna è al 90% sterco sonoro.
        Non PUOI scaricare the wall o Tommy… o se lo fai, dopo DEVI comprarli. E non solo per la qualità del suono.
        Io ho scaricato due cd di Eddi Vedder, ukulele songs e la colonna sonora di Into the Wild. Il primo mi è servito a non comprarlo assolutamente, il secondo invece lo acquisterò ( o forse direttamente il film 🙂 ).
        Certo non sono cosi illuso che tutti siano etici, ma se la gente scarica “hit mania dance” fa solo bene… : /

  4. Se non ci fosse stata la “pirateria” l’hardware elettronico di intrattenimento non avrebbe avuto la diffusione e penetrazione che ha avuto. La sola industria dei videogiochi si è massificata grazie alla “pirateria”. Mi ricordo nel 1995, quando uscì la playstation che era un oggetto per pochi. L’anno successivo si diffuse la modifica del chip che permetteva di giocare con i giochi masterizzati. Bene, la storia la conosciamo tutti, un paio di anni dopo la playstation era in milioni di case. D’altro canto, non lo dico io, esistono fior fiore di studi sull’importanza veicolare della “pirateria”. Vogliamo parlare di napster per quanto riguarda la musica? O di emule in modo più generico?

    • Sai vero che le console sono vendute sottocosto di proposito per poi trarre profitto dai videogiochi venduti? Per quale motivo il fatto che nessuno comprasse giochi originali ma solo console sottocosto avrebbe dovuto portare vantaggi economici alla casa produttrice?

      • Nel breve ha portato svantaggi. Ma nel lungo periodo ha permesso la fidelizzazione di un gran numero di clienti, che ora compra in massa i giochi.

      • Bene, il vantaggio quindi deriva dal fatto che poi la gente i giochi li compra per davvero. La musica ha già pubblicità tra radio e canali Youtube ufficiali. Quelli che continuano a scarseggiare sono i clienti “fidelizzati e paganti”, purtroppo.

  5. Sante parole! L’ipocrisia delle major è rivoltante!
    Con la SIAE stiamo solo pagando tutti un carrozzone pieno di raccomandati, e che dire del continuo allungamento della durata del diritto d’autore (ora a cinquanta anni dalla morte dell’autore!!)?
    Serve forse agli autori? No, serve solo alle aziende e (in parte) agli eredi.
    SI’ a un diritto d’autore, ma che sia breve e che aiuti davvero gli autori, non i carrozzoni!

  6. non bisogna smettere pero’ di proporre sistemi alternativi… è chiaro che i manager non sono interessati, le case discografiche/editrici men che meno, ma perchè gli artisti dovrebbero conoscerli?

    Se poi si tratta di difendere posizioni e diritti ormai acquisiti è un altro discorso (e nemmeno li biasimo, non è scritto da nessuna parte che un artista debba essere anche una bella persona, non più degli altri almeno).

  7. L’equilibrio tra tutela delle libertà e difesa della proprietà è IL tema chiave del nostro mondo digitalizzato, e di questo Fabio Chiusi si occupa da sempre. Nessuno può prevedere come andrà a finire, e ‘se’ andrà a finire. Vedremo. A me premeva fare una piccola notazione rispetto ai signori dello spot e al sistema che rappresentano. Il discorso sulla pirateria ha ovviamente una portata globale, ma in Italia assume un peso particolare. Per motivi di ordine culturale che sarebbe lungo spiegare qui, il mercato italiano della musica è sempre stato un nano. In generale il consumo culturale individuale (dischi, film, libri) è molto ridotto, rispetto anche ad economie più piccole della nostra. E’ chiaro che il downloading sta dando l’ultima mazzata, e i signori della discografia si muovono – in ritardo rispetto ai loro colleghi europei e ammarigani.

  8. Ehm, ho fatto partire il commento per sbaglio, non avevo finito…

    Il problema del diritto d’autore nell’epoca della Rete, che è un problema globale, in Italia è complicato da una situazione del tutto peculiare. In un mercato quasi inesistente come il nostro, la gestione del diritto d’autore è affidata da sempre a quella sorta di potere sovrastatale che è la SIAE. Confrontate le politiche delle varie agenzie sorelle negli altri paesi d’Europa e rendetevi conto di quanto poco, in realtà, i diritti degli autori siano tutelati. Quello che i signori dello spot evitano di raccontare è che la quasi totalità della torta dei diritti se la pappano loro, grazie all’indecente politica della SIAE. Ecco perché, PRIMA di partecipare alla discussione globale sul copyright, i signori Paoli e Battiato e Caselli dovrebbero aprire una discussione pubblica sui regolamenti che li hanno resi milionari. Dubito che lo faranno mai.

  9. La pirateria è invece sempre stata una fonte per la fantasia e per la creatività, si pensi ad esempio a personaggi come Guybrush Treepwood o alla trilogia dei “Pirati dei Caraibi” che ha incassato milioni in tutto il mondo.

    A parte gli scherzi questo video è raccapricciante, la frase su Steve Jobs detta da Battiato è terribile.

    Steve Jobs? il grande Manager che sfruttava i cinesi? o quello che è stato licenziato dalla sua stessa azienda?
    il fatto che ci abbia lasciato le penne non lo rende santo.

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  11. Ossignore questo spot me l’ero perso! O__O
    La sensazione è che abbiano una pistola puntata alla nuca mentre blaterano cose insensate e prive di ogni logico fondamento.
    Ottime riflessioni, complimenti!
    Copio e incollo per diffondere un’idea che trovo corretta e logica, ma se l’autore stesso dell’articolo mi impedisse di farlo avvalendosi del “diritto d’autore”, rimarrebbe confinata in questo blog e avrebbe molte meno possibilità di divenire “cultura”. La natura stessa della rete e della cultura è proprio lo sharing (condivisione) e più libero è meglio è, tutto il resto sono solo interessi personali!

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  13. By the way, qualcuno sa dove posso scaricare illegalmente il libro su Wikileaks pubblicizzato in questo blog? 😄 Ovviamente sto scherzando, ma si fa presto a parlare quando sono in gioco i diritti degli altri.
    PS: non sono autore né di libri, né di film e né di musica, ma rispetto chi fa questo lavoro.

    • Io invece non scherzo. Accertatomi che il precedente libro dell’autore (“Ti odio su Facebook”) è disponibile in biblioteca, è mia ferma intenzione procurarmelo, passarlo nello scanner e condividerlo via p2p.

      E’ tempo che certi nullasapienti, che cianciano tanto di “adeguarsi” ai nuovi mezzi di “diffusione”, provino sulla loro pelle che cosa significa vedersi derubati dei propri legittimi proventi.

      • Nessun problema per quanto mi riguarda, sai mai che abbia una seconda vita – e che sia diffuso in molte più copie. Per quanto riguarda il resto, invece, prova a usare argomenti basati sui fatti o sulla logica, piuttosto che attacchi personali («nullasapienti»).

      • Probabilmente non gli faresti un danno grandissimo, a giudicare dal commento sembra che il libro “vecchio” non gli porterebbe particolari introiti in ogni caso. In ogni caso io dicevo che scherzavo proprio perché è inutile abbassarsi a livello dell’illegalità solo per cercare di “far capire” le cose. Le cose non verrebbero capite lo stesso e ci renderemmo solo peggiori così. 😉

  14. Concordo in parte con questo spot (vedendo il problema dal lato dell’artista) ma condivido comunque il pensiero dell’utente quando deve sborsare tanti soldi per un singolo CD che aumenta di prezzo grazie alle innumerevoli tasse da pagare su ogni singola copia. Credo che gli artisti abbiamo ragionissima quando dicono che il futuro sono le piattaforme digitali: personalmente le uso da qualche anno e non potrei trovarmi meglio.

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  18. La questione è complessa e mi interessa molto. Potrebbe essere un percorso lungo quello dell’adattamento dell’industria e della legge ad un nuovo modo di concepire la musica (che non è il vinile, che però gli esperti dicono che è meglio ecc.; è quello che gli esperti dicono il merdoso mp3 o il merdoso wma, che a me non dispiace per niente).

    Inseguire il passato di una industria che vende cd o vinili, supporti fisici insomma, per me è voler andare contro ad un processo evolutivo. Meglio, direi, cavalcare l’onda e sfruttare un enorme mercato che ora compra a costo zero e che, sfruttando le grandi economie di scala che pure potrebbe garantire, sarebbe magari pronto a trasformarsi in pagante, pur concependo che si tratta di milioni di persone che (giusto o non giusto) sono abituate a non pagare nulla.

    Io vedo positivamente servizi come Spotify o Deezer, che permettono di fruire di musica in streaming pagando un abbonamento, e quindi dando la possibilità di fruire di musica in modo “liquido”. La vedo una proposta più futuribile del ritorno all’alta qualità audio (che non mi è mai interessata, per inciso: sono in fondo figlio del mio tempo) o comunque al ritorno al supporto fisico da mettere sul giradischi.

    Mi piace pensare che progetti come Deezer siano già sulla strada giusta, e per me rappresentano una splendida possibilità di ascoltare molto senza scaricare illegalmente o spendere soldi per levarsi lo sfizio di ascoltarsi Katy Perry.

    Anche Grooveshark (più “anziano”) è un bel servizio, ma non è a pagamento ed è stato denunciato per illegalità, quindi…

    Infine, sì, lo spot è comunque abbastanza bruttino e poco efficace, anche nella parti in cui forse ha ragione.

  19. Se qualcuno è interessato:

    http://inboccaallupoexpress.wordpress.com/2012/03/21/di-nuovo-su-file-sharing-e-diritto-dautore/

    Ché pubblicare tutto punto per punto su un commento è scomodo.

    Aggiungo che sentire tromboni che si sono arricchiti nel corso degli ultimi 40 anni e che si esibiscono per cifre folli anche quando fanno concerti con migliaia di spettatori, è un po’ triste: perché non lo chiediamo a Zola Jesus, Gretchen Parlato o musicisti di questo tipo cosa pensano della faccenda?

    Gente che viene a Roma e fa un concerto di fronte a 200-300 persone al massimo, facendo pagare il biglietto 10-15 euro, e che senza internet in Italia sarebbe del tutto sconosciuta. Zola Jesus pensava veramente che tutti i circa 300 presenti alla data romana avessero il suo materiale originale? Andiamo, su.

    Adeguarsi o morire: e vendere gli mp3 di un cd a 12-15 euro non significa adeguarsi, significa combattere strenuamente contro il download.

  20. E il solo Lucio Dalla è morto lasciando un patrimonio di circa 100 milioni di euro.. Mi spiace solo vedere la faccia di Pagani in questo spot, che del resto è uno spot e già dice tutto. Non scarico musica, ma mi da fastidio questo tipo d’ipocrisia e mi sta sui coglioni Battiato. Non preoccuparti Franco, non ti scarico, io non ti vedo proprio, frequento altre quote. Servi?

  21. C’è poi da dire che quando si paga la siae, a quanto ne sò, la grossa fetta dei dindi se la spartiscono proprio i soliti dinosauri di cui sopra. Il cantante emergente o la band che fino all’altro giorno suonava in garage e finalmente vede un proprio lavoro pubblicato….non becca un quattrino per un bel po’.
    E….”se mi sbaglio mi corrigerete”.

  22. Ritengo che si venderebbero più registrazioni musicali se le radio annunciassero dopo ogni brano dond’è tratto.
    I centralini telefonici senza copyright potrebbero trasmettere componimenti interi e indicare automaticamente dati identificativi.

  23. Pingback: Le follie primaverili della MPAA « A tutto Tondi

  24. genio, talento e creatività DEVONO avere un riconoscimento economico, non so fino a che punto sia giusto chiamare “libertà” un reato. Mi domando anche in nome di quale valore milioni di persone debbano “vedere”, “ascoltare” e “leggere” gratuitamente ciò che altri milioni di persone pagano.

    TADS

  25. So che la mia affermazione potrebbe suonare scontata, ma se causa della pirateria fosse la sempre più scadente qualità della musica (e del cinema) odierni? Insomma, se ne valesse davvero la pena, i soldi (anche se troppi) si potrebbero anche spendere. Probabilmente (e non me ne vogliano gli eventuali fan dei signori dello spot) il diritto d’autore, in gran parte, serve a salvare chi campa ancora su lavori di 30/40 anni fa.

    Ottimo articolo, ottima analisi.

  26. Pingback: Spot contro la pirateria « Unusual Rock

  27. Questo spot trasmette un’idea di vecchiezza sotto tutti i punti di vista. Come fanno a pensare che possa fare presa, non dico sugli adolescenti, ma sugli under 40 (che penso costituiscano la stragrande maggiornaza dei pirati)?

  28. Mah, a me smbra che coi diritti d’autore non si tuteli la cultura, ma il capitale. Poi insomma, il panettiere non è che faccia il pane una volta per tutte e lo rivenda sempre allo stesso prezzo come fosse nuovo; il panettiere ogni giorno si alza e va a lavorare. Non dico sia la stessa cosa, ma forse se i cantanti facessero più concerti potrebbero guadagnare di più; in fondo un cd mi ripete sempre le stesse identiche canzoni ogni volta e non vedo perchè dovrei spenderci più di 50 centesimi. Un’altra cosa, la pirateria non uccide l’industria della musica, ma il contrario: porta avanti pochi nomi, e sempre i soliti (tipo quelli nello spot) e uccide una miriade di nuovi talenti di ogni campo per preservare cariatidi che non si fila più nessuno. In nome di cosa? La canzone italiana? Maddai.

  29. Sviare il discorso dalla musica alle dittature è buttare sabbia negli occhi. Quando andrai alla polizia perché ti hanno svaligiato casa e loro ti rideranno in faccia dicendo che “in Sudan c’è la guerra civile, quindi lei sta benissimo in Italia e non si deve lamentare” voglio vedere la tua reazione, perché è l’esatto discorso che fai tu…

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