Cinque cattive notizie per il libero web

Mentre in Italia si torna a discutere di leggi che minacciano la libera Rete (questa volta è il turno del ddl Butti), segnalo cinque notizie anche più preoccupanti provenienti dal resto del mondo:

1. Con il pretesto della sicurezza nazionale, il governo indiano sta predisponendo una «agenzia per il monitoraggio di Internet» che cercherà di controllare l’intero traffico web generato nel Paese, compresi tutti i tweet, gli status update e la mail scambiate – perfino in bozza.

2. Il Pakistan sta per adottare un sistema di filtraggio dei contenuti online che, con la scusa di contrastare lo scambio di contenuti pornografici, rischia di comportare la censura di circa 50 milioni di siti. Il filtro ricorda il terribile Great Firewall cinese, scrive l’Express Tribune.

3. Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato nelle scorse ore, la repressione del dissenso in Iran è sempre più severa – non ultimo a causa dell’attività di sorveglianza della ‘cyber-polizia’ entrata in funzione a gennaio 2012, che svolge il compito di «contrastare i crimini su Internet e combattere i social network che diffondono spionaggio e rivolte.»

4. Twitter ha inaugurato una partnership con l’impresa britannica Datasift che consente alle aziende interessate di immagazzinare i tweet prodotti dagli utenti negli ultimi due anni e analizzarli a scopi di marketing. Precedentemente il limite era di 30 giorni. Le organizzazioni per i diritti dei netizen Electronic Frontier Foundation e Privacy International hanno espresso preoccupazione per quello che viene definito «un cambio radicale nella direzione sbagliata.»

5. Dai Global Intelligence Files pubblicati da WikiLeaks si è appreso che vi sarebbe già un «atto di incriminazione coperto da segreto istruttorio» negli Stati Uniti per Julian Assange. A rivelarlo è una mail sottratta agli analisti di Stratfor.

Il tutto solo nelle ultime dodici ore.

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6 pensieri su “Cinque cattive notizie per il libero web

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  2. L’Iran avrà pure qualche problema, ma di sicuro Ahmadinejad non è uno stupido sprovveduto e non si farà rivoltare come un calzino dagli americani, com’è successo in tunisia, libia, egitto ed ora anche in siria. Aprite gli occhi e studiate un pò di storia, le “rivoluzioni colorate” hanno tutte il simbolo di un pugno alzato, questo pugno è di un azienda nei balcani che si chiama “Opfor” fondata dalla cia che architetta e cerca di mettere in atto rivolte popolari, il loro scopo è destabilizzare paesi e muovere sommosse per ribaltare il governo legittimo e mettere al suo posto un governo burattino al comando degli usa. Oltre a fottersene altamente della libertà della popolazione e della democrazia, gli americani usano questo stratagemma per indebitare di miliardi di dollari le nazioni “liberate” attraverso contratti con aziende americane per costruire infrastrutture inutili che nei migliori dei casi non tengono conto della popolazione che muore di stenti, nei peggiori inquinano falde acquifere e distruggono case o habitat di popolazioni indigene come in equador. Cercate cosa è successo per esempio negli anni 80 a Panama a Omar Trugjillo oppure in Equador a Jaime Roldós Aguilera, entrambi lottavano contro la corporatocrazia degli stati uniti che minacciava le proprie popolazioni e distruggeva l’ambiente con impianti petroliferi. Basta con questa idiozia delle rivolte colorate, dobbiamo svegliarci perchè se cade anche la Siria è molto probabile che scoppierà la terza guerra mondiale e sta volta Russia e Cina non staranno a guardare senza far niente gli sciacalli della NATO all’opera!

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