Lusi, cinque modi per non spiegarsi

Le argomentazioni con cui gli ex dirigenti della Margherita stanno difendendo la loro completa estraneità al caso Lusi sono pessime. Premessa: ciò non significa che non siano davvero completamente estranei alla vicenda dell’ex tesoriere della Margherita, ora senatore Pd, che ha sottratto con 90 bonifici 13 milioni di euro alle casse del partito per ingrassare i propri conti personali, abitazioni incluse. Questo lo stabilirà la giustizia. Significa tuttavia semplicemente che, se davvero lo sono, avrebbero potuto spiegarcelo meglio.

Le argomentazioni addotte sono state infatti essenzialmente di cinque tipi:

1. «Non parlo». E’ la strategia adottata dall’ex tesoriere Ds Ugo Sposetti, ma non solo. Non particolarmente efficace: di fronte a uno scandalo di simili proporzioni, l’opinione pubblica vorrebbe sentire ragioni, non trovarsi di fronte a bocche cucite.

2. «Non parlo, anzi sì». E’ il metodo-Bindi, intenta a dichiarare il giorno prima (al Riformista) «non commento la storia di uno che ha già ammesso di essersi preso i soldi per farsi la casetta piccolina in Canadà», e il giorno seguente a rilasciare una intervista nientemeno che a Repubblica esclusivamente a tema quello che ha già ammesso di essersi preso i soldi per farsi la casetta piccolina in Canadà. Un simile cambio di atteggiamento nel giro di 24 ore non aiuta a dare credibilità alle proprie affermazioni.

3. «Chi doveva controllare non lo ha fatto». Qui le versioni cambiano a seconda dell’interprete, non senza evidenti contraddizioni. Sempre Bindi dice al quotidiano di Ezio Mauro: «Personalmente non avevo strumenti per verificare». Debole. E anche se fosse vero: non la inquietava non poter controllare in alcun modo i flussi di denaro in entrata e in uscita dalle casse del suo ex partito? Poi ancora Bindi rincara: «Chi doveva controllare – il collegio dei revisori dei conti e la commissione di garanzia – non era evidentemente nelle condizioni di farlo». Evidentemente per chi? Ora, allora o sempre? Bindi non precisa. Ma in compenso conclude: «Sono mancati gli strumenti di controllo». Sulla stessa linea Gianni Vernetti: «Mancavano i controlli». Strano, allora, che l’ex presidente della Margherita, Francesco Rutelli, dica al contrario: «C’erano quattro livelli di controlli diversi (il che già mostra che Bindi ne ha persi due per strada, ndr): revisori dei conti, comitato di tesoreria, assemblea federale, Camera dei deputati. Tutti elusi». Quindi gli strumenti c’erano, e questo tutto sommato lo sapevamo. Quello che manca, e l’opinione pubblica vorrebbe sentirsi dire, è come e perché questi controlli sono stati «tutti elusi» anche di fronte ai dubbi già peraltro sollevati da Arturo Parisi e non solo. E, soprattutto, come sia possibile che nessuno se ne sia accorto finora, con i bilanci approvati all’unanimità nonostante le voci sospette (dalla lievitazione di collaborazioni e consulenze da 792 mila euro nel 2008 a 1,6 milioni nel 2010, a quella del sito – peraltro privo di contenuti – fino a oltre 500 mila euro e non solo). Ma su questo, si torna al punto uno: silenzio.

4. «Lusi non è più Lusi». Questa è l’argomentazione più sottile: psicoanalitica per certi versi, psichiatrica per altri. «Come il boy scout sia diventato uno che prende soldi per sé per comprare delle case è per me una cosa inspiegabile», ha affermato Rutelli. «Lui dev’essere impazzito. Io ho conosciuto un cerbero che non faceva debiti e teneva le finanze del partito in ordine», ha sentenziato Giuseppe Fioroni. O ancora, l’amico di vecchia data Roberto Giachetti ha prima detto: «Mi sembra che si stia parlando di una persona diversa da quella che conosco». E poi aggiunto, al Corriere, che Lusi è «Dottor Jekyll e Mister Hide». Ma se l’improvviso mutamento, quasi letterario, risulta incomprensibile ai suoi conoscenti, figurarsi al grande pubblico, che di Lusi non aveva nemmeno mai sentito parlare. Ergo: nemmeno questa è una buona spiegazione. Certo, è affascinante, perché tinge lo scandalo di una qualche farsesca dose di mistero. Ma non convince.

5. «Non so spiegarlo, ma non sapevo nulla – e uso argomentazioni strampalate per dimostrarlo». La categoria è tutta rutelliana. Da «Ci sono partiti padronali dove il leader controlla la cassa. Io ho un’altra cultura» (cioè nei partiti non padronali il leader se ne disinteressa, si fida?) all’altrettanto sorprendente «Mi batterò per poter guardare in faccia le persone per strada» (beh, se sei innocente lo puoi già fare, no?). Non penso serva rimarcare che questo tipo di affermazioni non soddisfano l’opinione pubblica.

Naturalmente si tratta di cinque varianti dell’argomento principe: «Dei bilanci truccati nessuno si è accorto, non sapevamo nulla». Truccati a loro insaputa, insomma. I vertici ex Margherita chiedano a Scajola e Malinconico se si tratti o meno di una buona argomentazione per uscire dall’occhio del ciclone.

Annunci

3 pensieri su “Lusi, cinque modi per non spiegarsi

  1. Ma che ci importa anoi di sti 13 milioni di € ???

    Tanto erano soldi rubati anche prima!
    Soldi persi! Sprecati! Cmq bruciati!

    Se si rubano il malloppo tra di loro invece che spartirselo equamente a noi cittadini cosa importa ?

    Non mi indigno del furto quello ke mi fa rabbia (e mela fa tutti i giorni) e che quei soldi non dovevano proprio essere li, ne per essere rubati da Lusi ne per essere “usati” da altri.

    Sono soldi che un referendum ha ORDINATO nn venissero più dati ai partiti (referendum del 1993 passato col 90% e passa).
    Referendum prontamente ignorato già nel 1994 !! (e non ridiscusso 20 anni dopo come ipotizzava ieri Bocchino a PiazzaPulita su La7)

    Che sia giusto o no finanziare i partiti (l’alternativa a finanziamento pubblico sarebbe quello privato ed entrambi i casi hanno sia pro che contro) cmq un referendum si era espresso contro e in una sedicente democrazia è una troiata che ciò venga ignorato.

    La cosa ancora peggiore è la facilità cn cui è stato (ed è) ignorato (tutti i giorni) sostenuto dall’inerzia e menefreghismo anche di MILIONI DI ITALIANI (tra cui quelli del 90% e i “nuovi arrivati”) che al massimo sene lamentano un pochino.

  2. Uno schifo, è tutto uno schifo !

    Che bello!?!?, la macchina del fango è sempre attiva, ahahahah; e già ora che il maialone si è messo da parte( si fa per dire) : SOTTO A CHI TOCCA.

    Ma NO???, tutto fa parte del gioco delle parti: ieri a me, oggi a te: oggi al PD e a quello del PDL che in un girno ha comprato a basso costo una palazzina a Roma, e lo stesso giorno si è rifatto, rivendendo a 18milioni di euro di plusvalore( TGla7,lo hanno sputtanato loro,ahahah)

    A proposito e gli investimenti nei paesi africani della LEGA Lumbard di Bossi e soci? a che punto sono i guadagni?

    A proposiuto e i tagli agli spipendi della CASTA (€ 1300 in meno… che non intaccano un cazzo) come la mettiamo? visto che 15 parlamentare leghisti+ altri25 sparsi tra i castisti, hanno fatto ricorso?

    E Monti col suo managment governativo che FA? si diletta a prendere per il culo i giovani disoccupati,gli studenti universitari e non, i lavoratori ed i sindacati conservatori per l’articolo 18…insomma, impara presto il professore
    a menare mazzate a tutti.

    Coraggio !!! se si andrà a votare: QUANDO E COME NON SI SA ANCORA…confido nella disinvoltura degli Italioti, che immagino, al grido: MENO MALE CHE LA CASTA C’E’, TUTTI A VOTARE : madri,padri,figli,cani,gatti e porci (questi, per chi li possiede…)

  3. Pingback: Il LUSItania della politica « www.TANTOPREMESSO.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...