Malinconico e il ‘Paese normale’.

E se le dimissioni di Carlo Malinconico dimostrassero, più che siamo finalmente in un «Paese normale», che siamo lo stesso Paese di prima? La domanda si pone dopo aver letto la prima ipotesi in svariati post in rete e, soprattutto, sulle colonne dei principali quotidiani italiani. Le dimissioni? Un gesto che «potrebbe farci sperare di essere finalmente in un Paese normale. Un Paese nel quale anche i potenti traggono le inevitabili conseguenze dei propri comportamenti, senza considerarsi intoccabili», scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. «Una scelta che costituisce una cesura rispetto al passato», aggiunge Claudio Tito su Repubblica. E anche il Fatto, autore dello scoop che ha portato alle dimissioni, esala un mezzo sospiro di sollievo: «Uno straniero atterrato a Roma cinque giorni fa potrebbe persino avere la sensazione di trovarsi in un paese normale».

Non che si tratti di analisi sballate: con gli infiniti casi di resistenza a ogni costo testimoniati durante il governo Berlusconi, dimissioni così rapide sono certamente una novità. Anche se, per fare un esempio, anche Claudio Scajola si dimise da ministro per l’incapacità di spiegare favori ricevuti a sua insaputa. Furono più travagliate, ma anche le sue dimissioni giunsero. E anche allora la stampa fece il tipico lavoro che svolge in un Paese libero: incalzare il potente di turno con domande precise e sottolineare le incongruenze e le mancanze nelle risposte. Con qualche ritardo ora a destra ora a sinistra nei rispettivi casi, s’intende – ma anche questo è il gioco del pluralismo.

Eppure c’è tutto un contorno che fa capire quanto sia lontana la strada del cambiamento. Oggi come nell’era berlusconiana, infatti, si leggono commenti di solidarietà al potente che, incapace di dare conto in modo trasparente e immediato dei favori ricevuti, lascia il suo incarico. «Un segno di stile», dice il sindaco Alemanno, riferendosi evidentemente alle dimissioni – e non alle mancate risposte che le hanno rese necessarie. «Un gesto di responsabilità e sacrificio personale», secondo Mariastella Gelmini. «Malinconico è persona trasparente e lo ha dimostrato anteponendo le istituzioni a se stesso», aggiunge Francesco Boccia. Un comportamento «da signore, ineccepibile», avrebbe detto – stando al Corriere – il presidente del Consiglio, Mario Monti. Non che si voglia emettere una sentenza di condanna nei confronti dell’ex sottosegretario. E’ che, oggi come ieri, va in scena la santificazione del dimissionario, quasi che non essere in grado di fornire risposte convincenti all’opinione pubblica sia un dettaglio secondario.

Ancora: con lo scandalo ormai sulla bocca di tutti, la politica ha taciuto. Il solo Bersani si era spinto a chiedere a Malinconico di dare spiegazioni – troppo poco, considerate le incongruenze che già si potevano leggere nero su bianco sui giornali. Certo, ci sono equilibri precari da conservare, e c’è la crisi che ci sta divorando. Però non mi sembra che in altre circostanze si siano risparmiati fendenti, a destra e a manca, a Monti e ai suoi.

Insomma, non è questione di mettere tutti sullo stesso piano. Di dire, come sta cercando ipocritamente di fare la stampa berlusconiana, che dal governo dei politici a quello dei tecnici nulla è cambiato, perché così fan tutti. Tanto che oggi il Giornale titola: «Fuori uno, ma non basta». Il punto semmai è chiedersi cosa significhi un Paese che gioisce delle dimissioni di un membro dell’esecutivo. Che, assuefatto da anni di forzature delle istituzioni e del buonsenso, fatica a chiedersi (anche molti giornali lo stanno facendo solo ora) se bastino le già inflazionate sobrietà, serietà e correttezza a farci dimenticare le domande sul perché Malinconico abbia assunto quel ruolo, nonostante alcune ombre fossero già note. E a farci esclamare che, ora che ha lasciato, «siamo in un Paese normale», o giù di lì. La mia sensazione è che se lo eravamo prima, lo siamo ancora. E che se non lo eravamo, non lo siamo nemmeno ora.

Più di ogni ragionamento, del resto, lo dimostra la fiducia nelle istituzioni, inchiodata – dice Demosall’8,9% per il Parlamento e al 3,9% per i partiti. Difficile che l’ennesimo caso di favori e privilegi contribuisca a risollevare le percentuali.

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4 pensieri su “Malinconico e il ‘Paese normale’.

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  2. Perchè si è dimesso ?
    Non era tenuto a farlo ?

    Questo mi fa pensare e io sn pessimista.

    Sa tanto di propaganda Montiana cm l’operazione Cortina.
    Per dare teatricamente una facciata di normalità all’Italia.
    Cosa nobile non lo dubito (se vero) ma… “insipida”, finta, che da false speranze…
    Inoltre non credo che un singolo caso isolato possa fare la regola semmai l’eccezione.

    All’estero se fai qualke porkeria ti dimetti perkè sennò ti linciano o non riesci più a trovare un partito che ti vuole (poikè all’estero temono l’opinione pubblica, in Italia invece ogni porcheria viene dimenticata o ignorata)

    Da noi tanto più un “tecnico” nn dovrebbe avere questi problemi …

    Quindi sn pessimista, penso a una scenetta di teatro. Bella ma finta.
    Spero che porti a qualcos’altro perchè quelli che riattendono il loro turno in parlamento (pd pdl lega & Co.) dubito abbiano fatto tesoro dell’esempio…

    Mi piacerebbe vedere la risposta di Monti alla lettera di Beppe Grillo visto che mi sembra così disposto al dialogo (vedi la risposta sul caso #cotechinolenticchie)

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