Morozov e il Grande Fratello digitale: «Sorvegliare l’industria della sorveglianza».

Nel keynote speech al Chaos Communication Congress in corso a Berlino dal 27 al 30 dicembre, Evgeny Morozov affronta un problema non nuovo, ma di grande attualità: la sorveglianza digitale compiuta dai dittatori attraverso la tecnologia ottenuta da aziende occidentali. E’ un vero e proprio mercato, dice Morozov, che conduce (in molti casi consapevolmente) alla violazione di diritti umani, e si traduce in monitoraggio e manipolazione di email e sms, filtraggio dei contenuti online, videosorveglianza ‘intelligente’, atti di spionaggio delle attività online dei cittadini digitali.

Sul tema, Morozov ricorda l’ottima inchiesta di Bloomberg, Wired for Repression, e Censorship Inc. del Wall Street Journal. Ma si spinge oltre, ponendosi una domanda finora poco affrontata: da dove nasce questo mercato? Non dalle richieste dei dittatori, afferma Morozov, ma da quelle delle democrazie occidentali. Su tutte, degli Stati Uniti – che hanno dato incentivi (anche e soprattutto economici) alle aziende dedicate allo sviluppo degli strumenti di sorveglianza. La ragione è sempre la stessa: combattere il terrorismo, lo spionaggio e la criminalità organizzata domestica. In altre parole, siamo di fronte a un’altra delle numerose controindicazioni della ‘guerra al terrore’: più sicurezza, anche se al prezzo di un vero e proprio Grande Fratello digitale.

Che fare? Le sanzioni (per esempio, il divieto di esportare queste tecnologie) funzioneranno unicamente se globali, spiega Morozov: implementarle solo in Europa e negli Stati Uniti non farà altro che incrementare le vendite di aziende concorrenti in Cina, India, Brasile. Quello che si può e si deve fare, dunque, è «sorvegliare l’industria della sorveglianza». E’ un compito che spetta ai giornalisti, certo, ma anche agli attivisti e a qualunque cittadino digitale consapevole. Perché, sostiene, le aziende hanno operato in modo spregiudicato, finora, alla completa luce del sole.

Soprattutto, è tempo di ricollegare il fenomeno alla sua origine domestica, interna alle democrazie occidentali. Ricostruendo i rapporti economici e di potere che hanno permesso l’instaurarsi degli affari di cui siamo venuti a conoscenza. Inserendoli inoltre nel più ampio contesto della politica estera dei paesi coinvolti. Morozov cita il caso di Cisco in Siria, i cui affari sono stati prima incentivati dagli Usa e poi deprecati, a seconda dei rapporti di Assad con gli Stati Uniti. Ma anche quello di Sarkozy, intento a garantire – era solo il 2007 – tecnologie di sorveglianza a Gheddafi.

Usare i rapporti tra aziende occidentali e dittatori scoperti, dunque, come un grimaldello per scardinare quelli – anche più profondi, perché originari – tra quelle aziende e le richieste delle democrazie in cui operano. Solo a questo modo, conclude Morozov, si potranno troncare anche tutte le intermediazioni e le ipocrisie che consentono questo orrendo traffico di morte alla dissidenza.

L’intervento integrale di Morozov (video).

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