Lo Zeitgeist in Italia e il futuro dell’informazione.

Ci si lamenta spesso dell’offerta di informazione in Italia. Ci si concentra meno sulla domanda. E si sbaglia. Perché, dice Google Zeitgeist 2011 (l’analisi di miliardi di ricerche effettuate su Google dagli italiani nell’ultimo anno – cioè lo ‘spirito del tempo’ appunto), la domanda è questa:

In Germania, per esempio, nella top ten rientrano argomenti ben più impegnativi: Giappone (1°), Fukushima (5°), Gaddafi (7°), Berlusconi (9°), Strauss-Kahn (10°). In Spagna all’ottavo posto c’è Democracia Real Ya, il movimento ispiratore per gli ‘indignati’ di tutto il mondo. In molti altri paesi l’attualità politica e internazionale fa capolino nelle ricerche più frequenti. In Italia, no.

Ecco forse una delle ragioni principali per cui siamo giunti al punto di equilibrio professionalmente ed economicamente instabile attuale: se l’informazione vuole soddisfare il grosso della domanda (e questo è necessario fino a quando non si trovi un modello di business valido alternativo alla raccolta pubblicitaria a click) è chiamata a concentrarsi sul Grande Fratello, più che sorvegliare attentamente il potere. Certo, non è detto che ciò dispiaccia a tutti, ma credo che se le richieste dei cittadini fossero diverse il buon giornalismo (che pure, naturalmente, già c’è) non potrebbe che trarne giovamento.

16 pensieri su “Lo Zeitgeist in Italia e il futuro dell’informazione.

  1. mai sentito parlare di creazione dei bisogni? è troppo chiedersi il perché di quella classifica? e la scelta è davvero avvenuta con a disposizione lo stesso “paniere” dei tedeschi e degli spagnoli?

  2. stupenda amarissima riflessione. Anche un supporto all’idea che non siamo meglio di chi ci governa, nonostante ci si lamenti sempre del contrario.

  3. Confermo, anzi raddoppio: per la mia piccola esperienza personale le informazioni serie sono spessissimo artefatte o ritardate ad arte per una qualche serie di motivi… la trasparenza… ha da venì… incrociamo le dita e in bocca al lupo!

    Anzi ora che mi viene in mente, negli USA ci sono dei database pubblici relativi agli NSN e in Italia no per i corrispondenti NUC… chissà come mai…..

  4. Pingback: Google Zeitgeist 2011: lo specchio dell’Italia | Jacopo Farina

  5. Pingback: La politica è alla fregna: Scilipoti e il giornalismo italiano. | Mifidopoco

  6. Pingback: Lo Zeitgeist in Italia e il futuro dell’informazione. « My3Place

  7. Sono daccordo.
    Tempo fa avevo curiosato anke io i trend di google e posso assicurarti che la stessa cosa vale per i twit.
    Ieri aspettando il tram dopo aver aperto un wpa (cn l’ovvio consenso del proprietario e lasciandogli tutti i miei dati) via vpn ho controllatto i twittrends di italia giappone germania e usa e irlanda….
    In italia nn si parlava di nulla di che (trasmissioni tv in corso per lo +)
    In giappone nn so….
    In usa di musica.
    In irlanda germania e francia (si! scrivno molto in inglese anke tedeschi e francesi a differenza di italiani e giapponesi) del natale e della crisi economica dell’euro….

    In italia manco del natale si parla…

    Sono d’accordo con la tua riflessione ma mi chiedo come cambierebbero le curiosità degli italiani se l’informazione fornita loro fosse diversa.

    Lo se è un gatto che si morde la coda.

    E’ nato prima l’uovo o la gallina? La disinformazione o l’assenza di curiosità????

  8. La distribuzione della ricerca riguardo la morte (che non è una novità in sé ma solo come ce la farciscono in tv e nei giornali) mi inquieta molto di più dell’ignorare l’esistenza della barra degli indirizzi sul proprio browser.

  9. Non c’è bisogno di non conoscere la barra degli indirizzi per usare google in sua vece, può benissimo essere una questione di comodità/pigrizia, non necessariamente sintomo di deficit cognitivo.

    Riguardo allo Zeitgest, credo che allo stato attuale sia l’immagine di un’immagine. Le ricerche sono dettate dalla televisione, che continua ad essere importantissima nel determinare la scaletta dei pensieri degli italiani.

    In Italia ci saranno 30-35 milioni di persone che guardano la televisione almeno un’ora al giorno e 20-25 milioni di persone che stanno su internet almeno un’ora al giorno. Tra quelli che navigano in internet più della metà saranno gli stessi che guardano la televisione. Considerato che i canali televisivi sono pochi e che quindi non è difficile focalizzare l’attenzione degli spettatori su alcuni temi, considerato inoltre che per moltissime persone la televisione è l’unica fonte di stimoli nuovi, risulta conseguenziale che questa popolazione poi si riversa su internet a cercare cose che stava guardando in televisione.

    • @procellaria: quale è la comodità di scrivere facebook nel campo di ricerca di google, premere invio, andare col mouse sul primo risultato e fare click rispetto a scrivere facebook nella barra degli indirizzi e premere invio?
      Secondo una ricerca, solo una persona su dieci sa che per cercare un testo in una pagina Internet si può usare ctrl+F!

      • credo sia una cosa soggettiva e una questione di abitudini. Se il campo di ricerca di google diventa la porta di accesso principale per ogni sito e se la barra non viene quasi più usata, per una questione di abitudine mentale diventa più rapido continuare a usare lo stesso strumento che si usa di solito anche per fare operazioni che sarebbero più veloci con l’altro strumento. Senza contare che google si mangia qualsiasi cosa e anche se si scrivesse “fcbook, facbook, fbook, facebok, …” ti porterebbe dove vuoi arrivare, mentre la barra degli indirizzi è molto più esigente, l’indirizzo deve essere scritto corretto e con il corretto dominio. E’ vero, non si tratterebbe di una gran prova di memoria e abilità, ma dato che stiamo parlando di una scelta compiuta in millisecondi e che tutta l’operazione porta via un tempo massimo di 10 secondi, si vede che non ci si pone il problema di trovare strade alternative che farebbero risparmiare tempo (magari sbagliando, perché se l’operazione la si fa 100 volte al giorno ci potrebbe essere un risparmio significativo di tempo).

  10. Mi vien da piangere a pensare quanto la maggior parte degli italiani siano rimbecilliti!
    Davvero, sto piangendo, perchè non c’è alcuna speranza che la smettano di parlare a vanvera di ciò che gli viene imposto (dalla massa di cui fanno parte o da giornalisti tra virgolette) o del loro ombelico.
    Forse dobbiamo solo aspettare che la febbre da Grande Fratello scemi, affinchè la gente capisca che il successo della Tv è effimero, illusorio e dannoso, dato che mostra i lati negativi di ognuno di loro, per poi farli ripiombare nell’anonimato.

  11. Pingback: » Google Zeitgeist 2011: cosa c’è nelle ricerche mondiali!

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