Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli?

«Quando parliamo di eventi come la nascita, la vecchiaia, la famiglia e la sessualità ognuno di noi diventa attore, e non solo spettatore, proiettando a livello collettivo le sue esperienze personali. Ebbene, proprio nel trattare questi temi di tutti, nei quali ognuno si sente in diritto di dire la sua, è importante applicare il metodo scientifico.»

– Dalla Zuanna e Weber, Cose da non credere, p. X

A Camillo Langone, che su Libero con un articolo intitolato

argomenta

vorrei replicare, come è consueto a questo blog, senza l’indifferenza o l’indignazione che pur si meriterebbe. E utilizzare il parere raccolto – dopo una estesa e documentata analisi della letteratura sull’argomento – da Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber nel recente volume Cose da non credere. Che serve proprio a mettere «il senso comune», anche quello di Langone, «alla prova dei fatti».

Scrivono Dalla Zuanna e Weber (pp. 58-59):

Nelle zone ricche del mondo a legami familiari forti (la sponda Nord del Mediterraneo e l’Asia centrale), la bassa fecondità è anche oggi il grimaldello utilizzato dai genitori per garantire ai figli – o all’unico – figlio – una condizione sociale migliore, o almeno non peggiore, rispetto alla propria. Inoltre, la bassa fecondità e la densità dei rapporti fra genitori e figli sono interconnesse alle forme in cui, nel corso del tempo, il sistema fiscale e di sicurezza sociale e il mercato privato dei servizi si sono organizzati in senso poco favorevole alle famiglie con figli. In questi paesi non è vero che le coppie non vogliono avere più figli: all’opposto, molte coppie vivono con sofferenza la rinuncia ad avere un figlio in più. Il fatto è che i bambini con più fratelli sono penalizzati dal punto di vista economico, godendo di opportunità assai inferiori rispetto ai figli unici e a chi ha un solo fratello. Inoltre, spesso le coppie debbono fare salti mortali per conciliare il lavoro con i figli: molte donne sono, in pratica, costrette ad abbandonare il lavoro dopo la prima o le successive maternità. Vedendo quanto accade nei paesi europei ricchi dove nascono più figli (in Svezia, in Francia e perfino nel più liberista Regno Unito) è evidente che in Italia – se si vogliono veramente attenuare queste ineguaglianze e sofferenze, creando condizioni più favorevoli alla genitorialità – sarebbe necessario intervenire sia sul versante monetario sia su quello dei servizi. Le famiglie con più figli a reddito medio-basso andrebbero fiscalmente favorite, con misure continuative ed economicamente rilevanti, e a tutte le coppie andrebbe garantita la possibilità – se lo desiderano – di conciliare un doppio reddito con la gioia di diventare più volte genitori, grazie a servizi economicamente ragionevoli e di buona qualità. Perché nelle società a sviluppo avanzato, solo se entrambi i genitori lavorano i figli possono godere di buone opportunità di avanzamento sociale.

[…]

Anche in Italia nasceranno più figli se il sistema fiscale e dei servizi verrà reindirizzato, per dare pari opportunità ai bambini con più fratelli. Se non ora, quando?

Senza contare che, mentre gli uomini in Italia e nella più prolifica Francia dedicano «lo stesso tempo» ai figli e alla famiglia, per le donne il discorso cambia. E, checché ne dica Langone, quelle italiane dedicano già secondo gli studiosi (p. 50) «molto più tempo alla famiglia» rispetto a quelle francesi. Il che tra l’altro significa che l’istituto della famiglia «ha conservato molti tratti dell’antica struttura patriarcale». Il problema della scarsa natalità non deriva quindi da una improbabile eccessiva parità di genere, magari incoraggiata dalla scolarizzazione. Semplicemente, quella parità è ancora un miraggio e ciononostante nascono meno figli che altrove. Difficile pensare che una dose ancora maggiore di disparità possa aumentare la natalità, per i motivi di ordine economico e affettivo sopra menzionati.

Altro che invitare a «chiudere qualche facoltà», Langone, sulla base di una correlazione reperita in uno studio (il che, non mi stancherò mai di ripeterlo, non implica un rapporto causale – per esempio c’è una correlazione tra numero di portacenere posseduti e probabilità di sviluppare un cancro ai polmoni, ma sfido chiunque a dire che sia il possesso di portacenere a causare la malattia): qui è tempo di usare il cervello.

19 pensieri su “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli?

  1. ma come si fa a concepire simili corbellerie?
    ah ah ah è come dire che quei pochi che sono nati fino adesso è perchè le loro madri nn avevano un libro a portata di mano ?
    ah ah ah forse la mamma di Langone avrebbe fatto meglio a leggersi un libro quindi?
    -i figli nn si fanno perchè nn ci sono soldi e quand’anche ci fossero nn c’è lavoro
    -i figli nn si fanno perchè gli uomini si cagano sotto e rimangono essi stessi figli invece di diventare padri –
    uh uh uh le donne nn fanno figli perchè hanno preso a leggere!?
    ho un certo numero di amici maschi che mi raccontano di essere ossessionati da donne che desiderano un figlio a tutti i costi, ma loro nn sono in grado di accontentarle perchè se no avrebbero troppe responsabilità…e la vita sarebbe troppo dura con dei figli e che preferiscono nn farli, ci si diverte di più…..senza
    questo è il livello mentale del maschio: il joy-stick, il volante,il computer,il viaggetto, il film porno,il……,il……
    la condivisione nn fa più parte del loro mondo…..sono eterni figli UNICI
    poi conosco anche dei mitomani, quelli che fanno una svaria di figli con qualsiasi donna incontrano la sera, figli, figli, e nn sono in grado di essere padri con nessuno di essi….ne lasciano uno qua, uno là, i n d i f f e r e n t e m e n t e…..
    altro che libreria !
    io ho 2 figli, mi piace moltissimo leggere,l’ho fatto prima, dopo e durante le gravidanze….e ho dovuto anche fare attenzione a nn avere qualche figliolo di troppo, tra un libro e l’altro…

  2. Anna capisco la tua indignazione ma attenta a non fare lo sbaglio contrario; non è che esistono solo quel tipo di maschietti. Tuttavia dire che l’istruzione della donna sia inversamente proporzionale con la natalità è una gran fesserìa; molto più fantasiosa della relazione tra l’istruzione dell’uomo e la stessa natalità.

    • bè…nn sono indignata,sono sorpresa, come tutti quanti abbiano letto la teoria di Langone…
      certo, hai ragione, nn tutti i maschi sono come li ho descritti….(eccezioni!)
      nessuno di noi è un santo ed nn disdegno i peccatori….
      realtà è che avere figli oggi, istruzione o meno delle donne, è una grossa responsabilità…soprattutto per quanto riguarda il futuro che li aspetta, il decadimento dei valori, la sparizione della condivisione familiare e la mancanza di strutture atte all’educazione della gioventù – l’assenza di esempi a cui fare riferimento onde ricavarsi un percorso da seguire che nn siano quelli di corruzione o di malavita tanto alla moda oggi – Jobs può essere un esempio? Obama? o Melchiorre? Berlusconi…..Totti?
      ho seguito le istruzioni paterne, ho studiato e vissuto lavorando per rendermi autonoma , nn mi sono sposata x nn dipendere economicamente dal padre dei miei figli, credo la giustizia si trovi dove i diritti di tutti sono rispettati e presi in considerazione
      dal 2007 vivo in “esilio volontario” in una terra d’Italia, la Puglia, dove molte cose oggi funzionano meglio d’altrove in questo Paese, si respira aria d’innovazione, si ha rispetto per il territorio,per l’acqua, per l’olio, il vino , la famiglia bla bla bla e dove comunque serve lucidità e perseveranza per raggiungere degli obbiettivi, quello che i ragazzi oggi non hanno…..i ragazzi di oggi sono i figli che abbiamo fatto ieri tra un libro e l’altro

  3. Ci sono due Italie: una è quella che vuole essere un paese progredito; l’altra è quella che vuole regnare su un paese pecorone. Allora, quindi, ho fatto un po’ confusione perché in realtà ce ne sono tre: quella che vuole essere progredita, quella che vuole regnare su un popolo di pecoroni, e quella composta da chi è d’accordo a fare il pecorone. Di quest’ultima fa parte

  4. l’ essere umano è in continua evoluzione, l’animalità è legata ad un maggiore utilizzo del corpo, e, di contro, ad uno scarso uso dell’ intelletto; e viceversa. I paesi più poveri, nonostante le difficoltà, fanno molti più figli. Nel momento in cui migliora il tenore di vita, in un paese, aumenta la scolarizzazione e scende la natalità ( i paesi ricchi trombano tanto, ma fligli nisba). Si ricorre sempre più all’ utilizzo di tecniche per rimanere gravide
    Il mio parere è che: utilizzare maggiormente la mente, porterà a un evoluzione del cervello e del corpo, e quindi, del suo funzionamento. ( Ovviamente si parla di tempi molto lunghi; si sà, la natura ha i suoi tempi, che dio la benedica!)
    Difficilmente si trova in natura un corpo ben sviluppato e contemporaneamente un intelletto eccelso, o viceversa. In genere i cervelloni sono sempre gracilini, e i palestrati, invece, si ritrovano con un numero di neuroni che è pari ai loro bisogni corporali.
    Anche se dovessero migliorare (speriamo) le condizioni economiche, non cambierà nulla sulla natalità. é dura per
    l’ uomo il dover ammettere di contare poco è nulla in natura. Deciderà l’evoluzione la strada da prendere, non certo il pd o il pdl. Questo articolo della H. Kennedy ha del vero, ma è decisamente troppo per alcuni
    In conclusione: sviluppi ciò che usi, e perdi tutto il resto. Ognuno trovi il suo equilibrio.

    e adesso vado in palestra. saluti

  5. Che l’elevata scolarizzazione delle donne conduca a una minore natalità mi sembra plausibile. Elevata scolarizzazione per le donne significa tante cose, tra cui: maggiore conoscenza e consapevolezza della sessualità, minore propensione ad essere sfruttate in generale e in particolare come incubatrici, etc. Certo la correlazione andrebbe approfondita, ma per il momento la possiamo prendere per buona, il baco nella provocazione di Langone non è qui. Il baco sta ovviamente nel voler veder crescere ancora la popolazione, manco fossimo sull’orlo dell’estinzione. Non ci sono mai stati tanti esseri umani nella storia come in questo momento, stiamo devastando gli habitat di una miriade di specie animali e vegetali per aumentare le zone agricole, stiamo andando incontro a problemi seri riguardanti l’approvvigionamento di risorse (dall’energia ai metalli, etc.). La proposta di Langone equivale a proporre di chiudere le fabbriche di automobili perché gli allevatori di cavalli non se la passano bene.
    Ben vengano donne che non desiderano essere fecondate, il problema non è la bassa natalità. Per quanto riguarda l’Italia il problema è stata un’elevata natalità dal fascismo agli anni ’60, pompata da balorde politiche assistenzialiste e maschiliste, così ora ci ritroviamo con una densità di popolazione effettiva tra le più elevate del mondo, ci mancherebbe anche che si desideri un ulteriore aumento della popolazione. Ora abbiamo e avremo sempre più una popolazione anziana, bisogna gestire questo problema, non aggravarlo con politiche nataliste.

    • Quoto questo bel commento.
      Al di là dello sfacciato maschilismo sbandierato da Langone secondo me è sbagliata anche l’idea di natailtà espressa nell’articolo.
      Il futuro del pianeta è quello di arrestare la crescita per giungere ad uno stadio di equilibrio da perpetuare. Il rischio è quello di fare la fine degli abitanti dell’isola di Pasqua. Per poter tagliare questo traguardo una vasta scolarizzazione e presa di coscienza sono indispensabili. Il problema non è però solamente ambientale. Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di ascoltare una conferenza tenuta dal direttore esecutivo per Italia, Grecia e Portogallo del FMI. Uno degli spunti di riflessione proposti a mio avviso più interessanti è il seguente: le crisi finanziarie degli ultimi decenni hanno la peculiarità di abbattere irrimediabilmente il benessere delle popolazioni colpite. Passata la crisi e riassestatasi l’economia, il livello di benessere medio si è sempre attestato ad un livello inferiore a quello pre-crisi. Una delle ipotesi di spiegazione accenate dal relatore a titolo personale (non a nome FMI) è stata il costante aumento della popolazione. E’ quindi un bene che l’indice di natalità si stia abbassando.
      Al di là di questo, faccio i complimenti al blogger per l’autocontrollo che ha saputo mantenere tanto autocontrollo di fronte all’ottusa sbrodolata pubblicata da Libero. Se questi ragionamenti non mi preoccupassero tanto ringrazierei anche Langone per aiutarci a mantenere all’erta il nostro spirito critico.

    • Correrò il rischio di sembrare ruffiano, ma mi associo al commento di AC. E’ tappa fissa nel mio giro quotidiano in rete. Rispetto ad altri blog, apprezzo la relativa bassa frequenza dei post, correlata com’era prevedibile ad un livello di approfondimento che non si incontra facilmente.

      Grazie e buon lavoro.

  6. “Indubbiamente, tra i dotti asini di sesso maschile esiste un certo numero di rimbecilliti amici delle donne, che consigliano alla donna di sfemminizzarsi in questo modo e di imitare tutte le sciocchezze di cui in Europa è malato l’uomo, la “mascolinità” europea, e costoro vorrebbero degradare la donna fino alla “cultura generale” o addirittura fino a leggere giornali e occuparsi di politica. Qua e là si vuol persino trasformare le donne in liberi pensatori e letterati (…) ed esse vengono rese ogni giorno più isteriche e più inette al loro primo e ultimo compito, quello di dare alla luce figli vigorosi.” (Friedrich Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, cap. VII)

  7. Invece è tutto vero, ha ragione Langone! Infatti, quante volte ci siamo chiesti, guardando certi personaggi come ad esempio tutti i votanti cdx (che iddio faccia venire loro un tatuaggio indelebile sulla fronte!),….”ma sua madre quel giorno non poteva leggersi un libro?” intendendo chiaramente, con questo, che quell’attività – la lettura di un libro – sarebbe stata preferibile all’atto copulatorio che generò tale prole.

  8. Forse Langone ha nostalgia di una società di semianalfabeti in cui la contraccezione arriva a malapena al coitus interruptus, e le donne, già segnate dal tempo a 40 anni, passano la vita a tirar su una decina di figli, mentre il marito si spacca la schiena nei campi con vanga e zappa, e quasi nessuno va oltre la 5^ elementare…

    La cosa che mi stupisce di più quando leggo articoli di questo tenore, non sono tanto (non solo) gli argomenti espressi, ma il fatto che l’autore sia un (supposto) giornalista e il contesto un quotidiano a tiratura nazionale. A votle ho l’impressione che Libero persegua scientemente l’innalzamento della chiacchiera da bar (nel peggior senso del termine) a livello di sofismo da fine opinionista, immagino nella convinzione di sedurre così un vasto pubblico ed incrementare di conseguenza la tiratura. Non mi spiego altrimenti il motivo di tanta disonestà intellettuale da parte di gente che non posso supporre così stupida da non capire che sta affermando corbellerie.

  9. qualcuno sa dire quale sia esattamente “la ricerca dell’Harvard Kennedy School”? Che so, ad esempio il titolo, l’autore e l’anno di pubblicazione? Suppongo di no, se avessi un minimo di visibilità e lanciassi il tema di una “ricerca dell’Università del Maryland stabilisce che lo zucchero è cancerogeno” a nessuno verrebbe in mente di cercarla.

  10. Calabrescia, io non capirò mai chi la mette perennemente in politica, come la fai tu.
    Criticare certi aspetti di un’arricolo, non ti fa sinistrosio o destrosio (scusate i termini), tra l’altro a differenza del tuo post, linkato, quello del nichilista, si dimostra molto ben strutturato e non lottizzato politicamente.

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