L’involuzione della Lega.

Ci sarà tempo e modo per approfondire. Però mi sembra che un dato piuttosto sottovalutato tra quelli emersi da questa crisi di governo sia l’involuzione della Lega. Il segno più evidente è la riapertura del Parlamento del Nord. Una mossa che porta alla memoria gli anni della secessione, della Lega di «Roma ladrona» e dell’equidistanza dai due poli. Ma che mette soprattutto a nudo la stanchezza patita dall’immaginario padano. Una stanchezza inasprita dai dissidi interni sempre più evidenti, e che non possono essere certo cancellati (se non fosse perché Bossi prima o poi dovrà lasciare la guida del Carroccio) dalla fine dell’esperienza del Berlusconi IV.

La Lega, insomma, di fronte alle difficoltà prova il ritorno alle origini. Mette in secondo piano il proposito di dipingersi come forza riformatrice all’interno di uno schieramento di centrodestra, e torna alla demagogia che vuole tutta la politica ugualmente traditrice della sovranità popolare. Senza guardare il familismo e la mancanza di democrazia interni al partito e il fallimento rappresentato dagli anni di governo.

Eppure se il centrodestra, con o senza Berlusconi, sembra ferito ma non battuto, a uscire davvero sconfitta dalla caduta del Cavaliere è proprio la Lega. Che sarà ridotta ai margini decisionali della vita politica, isolata, sola in battaglie che – tra l’altro – iniziano a puzzare di vecchio (la ventennale promessa del federalismo) o folkloristico (i ministeri al Nord) perfino al suo elettorato. Ancora numeroso, certo, ma che intravede da tempo che le promesse di Roma o di Varese, se non si traducono in fatti, sempre promesse restano. 

Il momento per i padani è decisivo. Perché l’ideologia è appannata, gli slogan pure, i modi e i toni non ne parliamo. E il partito che incarna questo affanno concettuale e politico non se la passa tanto meglio quanto agli uomini che lo hanno prodotto. In altre parole, l’arrivo di Monti per la Lega significa che la domanda non è più eludibile: il dopo-Bossi o le sue origini? Nello Stato o contro lo Stato? Di governo o di lotta?

Insomma: il futuro o il passato? Pare che la dirigenza, impaurita, abbia risposto: meglio il passato. Opposizione sia, dunque, radicale quanto è possibile. Ma Bossi non è il leone di un tempo; la differenza ‘genetica’ con Roma è diventata impalpabile; la secessione, già solennemente annunciata una volta, è un mito bruciato; e più dei metri quadri di Monza e del Parlamento col Sole delle Alpi, gli elettori del Nord chiedono meno tasse. Difficile la Lega, uscendo dalla maggioranza e ritornando alle ragioni dell’Indipendenza, possa anche solo fingere di riuscire ad accontentarli.

Annunci

3 pensieri su “L’involuzione della Lega.

  1. Pingback: La Padania tra «Quarto Reich», Mussolini, massoni e Casta in mutande. « ilNichilista

  2. Analisis perfetta, hanno buttato dalla finestra, abbacinati dal potere e dai soldi, ogni credibilitá e prospettiva politica valida.Personalmente, spero che se li porti via il vento (del nord o del sud non importa) della innovazione e della serietá.Perché rima o poi arriverá, no?

  3. Pingback: L’unica strada della Lega. « ilNichilista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...