Superare lo ‘spread’ digitale.

Mentre il governo Berlusconi, dopo tre anni pessimi anche rispetto al web, chiude facendo sparire la banda larga dalla legge di stabilità, c’è chi prova a guardare al futuro alzando il tiro. «Sarebbe auspicabile un ministro per il digitale, come in Francia e in Australia. Ma anche solo la definizione di un Chief Digital Officer nazionale, con adeguati poteri», scrive Juan Carlos De Martin sulla Stampa. Perché, argomenta a mio avviso giustamente, «è ora di risalire dal fondo della classifica europea, per superare uno ‘spread’ digitale che rischia di azzoppare i nostri sforzi quasi quanto lo ‘spread’ finanziario».

La proposta si inserisce nel solco tracciato dalla lettera che Stefano Rodotà ha inviato a Mario Monti, che nelle prossime ore dovrebbe diventare il nuovo presidente del Consiglio. In cui si legge:

Non si può aspettare il superamento della crisi economica per investire nel digitale, perché, come sancito dalla Commissione Europea nella Strategia 2020, lo sviluppo dell’economia digitale è una delle condizioni imprescindibili per il superamento stesso della crisi.

E, di conseguenza:

L’Internet Governance Forum Italia 2011 si rivolge a Lei affinché un nuovo governo si impegni concretamente, anche attraverso la nomina di un ministro se necessario, per la piena implementazione di un’agenda digitale in conformità con quanto stabilito dall’Europa.

I dati sono sotto gli occhi di tutti. Sia quelli del ritardo italiano sia quelli delle opportunità, economiche (si parla di 25 miliardi di euro) e culturali, derivanti da un più deciso investimento nel digitale. Come ha scritto Valigia Blu, la sua storia dimostra che

Se Mario Monti arriverà a Palazzo Chigi sarà il primo Premier in Italia che sa cosa sia un sistema operativo, il software libero, l’open source, che conosce l’importanza dell’interoperabilità software. E non dice Gogol.

Insomma, anni luce dalla concezione del mondo di ‘Sua Emittenza’.

Certo, la proposta di meglio strutturare l’impegno del nuovo governo per favorire l’innovazione (soprattutto tramite un ministero apposito) rischia di avere un sapore forte di idealismo: le priorità saranno ben altre, e l’esecutivo che si sta formando non è detto abbia tempo e modo di disegnare una intera agenda digitale. Inoltre, si potrebbe obiettare che un ministero competente c’è già, quello dello Sviluppo Economico. E che basterebbe facesse il suo lavoro. Ma trovo allo stesso tempo che sia salutare dare un segnale forte che ribadisca l’importanza del digitale. Che inneschi un dibattito pubblico per portare l’attenzione su un tema troppo spesso marginalizzato, sottovalutato, dimenticato. Quando, al contrario, è anche da lì che passa il nostro futuro. Giusto dunque auspicarsi, e chiedere, che Monti e chi verrà dopo di lui siano in grado di capirlo.

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2 pensieri su “Superare lo ‘spread’ digitale.

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