Un programma per salvare l’Italia, subito.

L'andamento dello spread Btp-Bund nell'ultimo anno (fonte: Bloomberg).

Visto che Berlusconi continua a non voler fare il tanto sospirato «passo indietro», provo a immaginare una soluzione (per quanto ideale) prima che il Paese finisca definitivamente nel baratro. Ma perché tutte le forze che in questi mesi sono state definite «responsabili», dalle opposizioni (tutte) agli «scontenti» nella maggioranza, dai sindacati a Confindustria ai movimenti, non si riuniscono e con molta umiltà – e volontà di collaborazione – non provano a stendere un programma dettagliato per portare appunto il Paese fuori dal baratro?

Immagino una lista di obiettivi concreti con diverse scadenze, alcune immediate, altre a pochi mesi. Giusto il tempo per mettere in campo misure largamente condivise, impopolari ma necessarie, per poi andare a elezioni e restituire una buona volta la sovranità agli italiani. O almeno, questo potrebbe essere l’obiettivo da sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni, dei commentatori dentro e fuori i confini nazionali.

Sia, insomma, il programma di quel governo di «responsabilità nazionale», di «transizione», «tecnico» o come lo si voglia chiamare, di cui si è tanto parlato negli ultimi mesi – ma di cui non si capiscono assolutamente gli intenti. Non duecento pagine, ma pochi punti. Mirati e non più negoziabili una volta raggiunto l’accordo

E’ un’impresa ardua se non impossibile, me ne rendo conto. Ma temo sia l’unica che potrebbe funzionare. Perché sottrarrebbe ai sostenitori dell’attuale coalizione di governo (o di quel che ne rimane) l’argomento più forte: a questa maggioranza non c’è alternativa. E farebbe capire agli italiani e agli osservatori internazionali che, caduto Berlusconi, il Paese non sarebbe in mano a una classe di più o meno furbi monelli impegnati a farsi i dispetti, ma a un pugno di persone provenienti da diversi orientamenti politici, certo, ma disposte a una tregua temporanea per il bene collettivo. Tra l’altro, sarebbe forse un’ultima chance per dimostrare – se davvero lo si volesse – che la politica italiana non deve necessariamente prendere ordini dalla Bce, ma è ancora in grado di decidere autonomamente del futuro del Paese.

Basta ai più o meno generici ‘no’. E basta anche al moltiplicarsi dei «libri dei sogni» delle opposizioni, degli industriali, degli ‘indignati’. E’ tempo di unire le forze e far capire che esiste un modo condiviso per uscire dalla crisi. Un modo concreto, che si opponga alla propaganda e ai compromessi di questo centrodestra.

Sia Berlusconi a dover inseguire, una buona volta.

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4 pensieri su “Un programma per salvare l’Italia, subito.

  1. Pingback: Ora tocca a noi « La Golpe et il Lione

  2. Lo vuoi davvero? Ecco qui una proposta semplice, concreta, fattibile (implementabile in pochi mesi), comodissima (anche per anziani e bambini) e al contempo dal sapore innovativo per recuperare dai 200 ai 500 (Travaglio) miliardi, verosimilmente più di 300 ogni anno. E’ un metodo semplice e ricco di vantaggi collaterali da ogni punto di vista per azzerare l’evasione fiscale, inclusa quella criminale e mafiosa (senza per questo legalizzare il crimine e rendendone anzi molto più facile il contrasto per i grandi ammontare) senza tracciare minimamente le transazioni di nessuno (almeno entro i limiti di legge). E’ possibile grazie a un’evoluzione del contante che resta sostanzialmente identico in tutto (lo metti nel portafoglio e non si sa dove, come, perché e con chi lo spendi) tranne che per un fatto: tutto il contante incassato deve essere registrato presso un portale per poter essere adoperato, scambiato, utilizzato in qualunque modo; senza farlo è inservibile.
    Le tecnologie per farlo ci sono già e sono in corso di diffusione; la rete è già disponibile e offre vantaggi incredibili tanto in termini di sicurezza che di comodità e quant’altro. I metodi possibili sono diversi, ma il migliore richiede solo lo sviluppo di un’applicazione per i cellulari di nuova generazione e la dotazione obbligatoria per tutti di tali strumenti, contestualmente al divieto di circolazione del vecchio contante (con apposite multe e incentivi per la denuncia). La valuta non cambia, né nient’altro. Semplicemente si recuperano da chi ruba i soldi che altrimenti dovranno pagare gli onesti o i poveracci costretti a esserlo con effetti di inevitabile spirale recessiva da gorgo del water.
    Naturalmente è necessario contestualmente abbassare la pressione fiscale, almeno per PMI, per evitare contraccolpi, ma anche così restano abbondantemente fondi tanto per evitare il default e rientrare nei parametri vitali europei che per finanziare tutti i punti del programma che puoi volere. Per fare due conti, restando sulla stima prudenziale dei 300 miliardi, con poco più di un decimo si può azzerare l’IRAP (il che è più che assennato) e con meno di un terzo si potrebbe azzerare l’IVA (tranne che l’UE impone che sia al minimo al 15%): anche a farle entrambe (e voglio vedere il piccolo medio evasore che si lamenta) resterebbero ancora fondi, oltre che per pagare il debito e placare lo spread, per assestare il dissesto idrogeologico, implementare la sicurezza antisismica, finanziare cultura, ricerca e istruzione, nonché lo sviluppo e quant’altro.
    Senza contare che è giusto a prescindere da qualunque ideologia, visione del mondo o sistema di valori che ammetta che la legge debba essere uguale per tutti (facendo tutte le debite e ancora costituzionali proporzioni).

    E’ un solo punto. Altri ne avrei in mente, ma questo mi pare più che qualificante e già troppo difficile da far passare così, indipendente da qualunque punto di vista particolare com’è.

    Naturalmente è implausibile che qualunque governo, seppur tecnico, voglia implementarlo spontaneamente. Ma convenienza, necessità, urgenza e trasversalità giocano a nostro favore per creare una mobilitazione civile capace di imporre a qualunque governo, se non vuole cadere, di accettarlo, altrimenti si può farlo cadere. Non credo che, nonostante tutta la televisione, noi si sia radicalmente peggiori dei nordafricani, tunisini o egiziani per esempio. E’ che ci manca una possibilità di speranza almeno apparente (con davvero tutto il rispetto per loro, se anche realizzeranno la democrazia, faranno forse più in fretta a detestarla che ad abituarvisi; noi comunque non possiamo chiederla). Questa è sostanziosa e per certi versi sostanziale. Non è la soluzione di tutti i problemi, ma di uno tremendamente impellente e determinante sì. Basta solo che qualcuno dotato di un po’ di dignità e capace sia di intendere e di volere che di comunicare e di trovare ascolto faccia propria l’idea, che è assolutamente open source e promettente per chi la può sostenere la faccia propria; basta spargere la voce.

    Mi sono dilungato troppo e ho già detto praticamente tutto, comunque la proposta è esposta qui: http://www.salviamolitalia.com. (su “salviamoci, in sintesi” c’è un’esposizione sintetica mentre su “il problema dell’Italia: scegli se esserlo o risolverlo/la soluzione nei dettagli ce n’è una dettagliata e nella barra laterale si possono trovare, non ancora tutte riversate, le faq e controbiezioni più frequenti).
    Ti leggo con stima da tempo e ho pensato spesso di contattarti su questo, perché mi pare che tu abbia dignità più che da vendere: da regalare. So che prendere sul serio questa cosa è parecchio impegnativo ma, più che altri, confido che saprai badare alla sostanza perdonando la logorrea e che, se troverai questa proposta indegna di considerazione e menzione, saprai dirmi perché. Data l’urgenza e il da fare non rileggo, che poi a rivedere le virgole ci perdo le ore e ti stimo abbastanza da pensare che saprai soprassedere agli errori grammaticali e alle ridondanze espositive. Importante il contenuto mi pare tu possa capire che lo è.

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