Peggio di un sanpietrino.

Violenza è anche quella che si compie sul linguaggio. O che, tramite il linguaggio, si prefigura. E’ un tipo di violenza che non siamo in grado di condannare con la stessa forza con cui condanniamo chi lancia un sanpietrino o un estintore. Ma è una violenza altrettanto pericolosa. Perché anche le parole sono sanpietrini o estintori. E fanno anche più male: perché non colpiscono un bersaglio preciso, ma la cultura in cui tutti possono diventare bersagli.

Dovrebbe saperlo il ministro Sacconi, che invece da giorni va ripetendo la minaccia di un ritorno di gruppi di lotta armata, nonostante le continue smentite dei servizi di intelligence. C’è chi sostiene si tratti di una strategia politica per delegittimare qualunque opposizione alla riforma del mercato del lavoro (in particolare, delle regole di licenziamento) imposta dall’Europa al governo. E’ un’ipotesi da considerare, anche alla luce di quanto ha affermato Berlusconi al Corriere non più tardi di domenica scorsa: le misure presentate dall’esecutivo all’Ue vanno approvate perché solo in quel caso «l’Italia continuerà a essere sostenuta dalla Bce». La violenza insita nelle parole del presidente del Consiglio è la stessa che si legge in quelle del ministro del Welfare: è la violenza di un ricatto. Guai a opporsi alla riforma del lavoro, perché rischia di scapparci il morto, dice Sacconi. Guai a opporsi a tutto l’intero pacchetto di misure predisposto (o meglio, promesso) dal governo, perché rischia di morire l’intero Paese, dice Berlusconi.

Ricatti, insomma. Che in entrambi i casi non hanno niente a che fare con la verità: nel primo, delle minacce terroristiche. Nel secondo, della reale capacità di quelle soluzioni di risolvere i guai finanziari dell’Italia (come stiamo osservando in queste ore). Poi c’è la violenza di Bossi, che da mesi continua ad augurarsi il linciaggio per i giornalisti che, facendo semplicemente il loro lavoro, mettono a nudo le contraddizioni di una Lega dilaniata dalla guerra intestina per la successione al (sempre meno caro) leader. Anche questo è peggio che tirare un sanpietrino o un estintore. Perché anche questo legittima un’intera cultura della violenza.

Questo non significa in alcun modo giustificare chi pratichi direttamente la violenza, quella fisica – quella di Roma, per capirci. Semplicemente, significa sottolineare che «quando i nostri contrasti arrivano a livelli alti possono essere usati, al di là delle nostre intenzioni, come alibi dei violenti». Quel «noi» si riferisce ai politici. E a pronunciare quelle parole è stato Ignazio La Russa, dopo la follia del 15 ottobre. Proprio questa volta, inascoltato da se stesso e dai colleghi del governo.

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3 pensieri su “Peggio di un sanpietrino.

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