Nulla di fatto.

Milioni di cittadini in tutto il mondo scendono in piazza chiedendo responsabilizzazione della finanza, una distribuzione più equa della ricchezza, più partecipazione nella vita democratica o, più radicalmente, la democrazia. A livello globale, il grido per la trasparenza scuote governi e istituzioni. I dittatori in Nord Africa vengono rovesciati o eliminati. E, per restare all’Italia, iniziative un tempo destinate al fallimento come la raccolta firme per l’abrogazione dell’orrenda legge elettorale vigente fanno il pieno di adesioni e mostrano una voglia di politica dimenticata da decenni. Nonostante i foschi scenari dell’economia internazionale, insomma, i motivi per essere ottimisti non mancherebbero. Dopotutto, è nella crisi che risiedono le più grandi opportunità di cambiamento.

Eppure, devo essere sincero, non mi riesce proprio di guardare al futuro prossimo con fiducia. Sarà perché, a scrutare appena sotto la superficie, le richieste degli «indignati» si rivelano nel migliore dei casi essere inattuabili e nel peggiore un incubo travestito da libro dei sogni: dal «diritto all’insolvenza» al «default controllato», passando per la fissazione di tetti massimi per i compensi dei liberi professionisti. Senza contare la visione utopistica, che nei fatti è distopica, per cui tutti i cittadini sono chiamati costantemente a decidere di qualunque cosa, a prescindere dalle competenze, dai ruoli, dalle responsabilità.

Sarà perché si sta perdendo pericolosamente il senso di distinzioni fondamentali: piazza Tahrir non è piazza San Giovanni, ma finiscono nello stesso calderone; Berlusconi non è Saddam, Osama o Gheddafi, ma è più popolare dimenticarlo; un politico corrotto non equivale a un ‘black bloc’, ma si è letto anche questo.

E’ un’orgia di legittimazioni incrociate e senza senso, un ribollire di istanze legittime che si mischiano a pessimi argomenti per sostenerle. E’ la generalizzazione populistica elevata a metodo di giudizio inquisitorio verso tutto quanto non funzioni. E’ rabbia, sacrosanta rabbia: ma sembra non avere fine. Soprattutto, è rabbia che si innesta – e qui parlo principalmente dell’Italia, non vorrei finire per generalizzare a mia volta a sproposito – su un clima da stadio, di perenne e disinformata contrapposizione. Come nel caso, eclatante, del linciaggio di Pannella, fondato su una menzogna.

Sono dinamiche che perpetuano le banalizzazioni. Tengono i cittadini lontani allo stesso tempo dai problemi che li affliggono e dai modi per partecipare alla loro soluzione (che pure, grazie soprattutto alla rete, ci sarebbero). E sono particolarmente nocive perché si alimentano proprio di quella indignazione che si propone di demolirle.

Sarà proprio per questo che non mi riesce di essere ottimista. Perché si può combattere per la democrazia, e ottenere la legge del taglione. Lottare per l’uguaglianza, e garantirsi inconsapevolmente l’equivalente del ritorno al baratto. Volere trasparenza, e ritrovarsi con il Grande Fratello.

Non è detto accada. Ma c’è rivoluzione e rivoluzione. E se la nostra ha le fattezze che si stanno delineando in questi giorni, temo possa sperare unicamente di concludersi con un lento, drammatico nulla di fatto.

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13 pensieri su “Nulla di fatto.

  1. Se non sbaglio anche ai ragazzi di occupy wall street vengono mosse le stesse critiche.
    Ora non c’è da immaginarsi che un collettivo arrabbiato vada al potere, sarebbe sufficiente che i vecchi elefanti che ci hanno condotto fino qui si rechino al loro cimitero, come è naturale nel resto del mondo.

    La rabbia dovrebbe servire per fare piazza pulita (o almeno questo è quello che comunica), ora serve solo un movimento/partito/cosa che raccolga le istanze e ci metta la faccia.

    Ieri sera in tv Renzi ha detto una cosa sacrosanta: chi ci ha condotto fino a qui, chi è il problema, non puo’ essere la soluzione del problema.
    Lasciamo pure perdere Renzi se si vuole, ma mi trova completamente d’accordo!

  2. Sull’utopismo disperante e a volte pericoloso di molti indignati sono d’accordo. Forse si tratta solo di esagerazioni dettate dalla disperazione del dover constatare che una situazione economica così grave è gestita da un signore che si definisce presidente del consiglio a tempo perso e dalla sua schiera di mantenuti/e. Se la realtà è questa, capisco come sia facile perdere la lucidità (anche se capire non è ovviamente giustificare).
    E’ vero che un black bloc e un politico corrotto non sono la stessa cosa: ma non vorrei passare per estremista dicendo che il primo è molto meno pericoloso del secondo. Un black bloc, se arrestato, non ha una casta di pari grado pronti a salvarlo; un black bloc compie comunque un danno limitato anche se grave: un politico corrotto danneggia un intero paese, nuoce all’economia onesta, e in ultima analisi finisce col produrre il black bloc (quando costui sia davvero un esasperato violento e non invece un comune teppista).
    Peggio che peggio di un black bloc è un ministro indagato per mafia. E peggio ancora i trombettieri di regime che tacciano di demagogia o (come recentemente ha fatto Giuseppe Cruciani alla Zanzara) si mettono a gridare “Dieci, cento, mille Scilipoti) contro chiunque si permetta di farlo notare.
    In buona sostanza credo che anche la nostra indignazione ci rappresenti,. al pari della nostra politica. Litigiosa, opportunista, pro domo propria, in breve incapace di pensare in termini di bene comune che non a caso molti commentatori considerano termine ormai privo di significato.
    Che questa classe politica non possa essere la soluzione al problema è ovvio: ma a me pare che ci sia una certa pervicace convergenza nel puntare al peggio da parte di entrambi gli schieramenti (vedi l’ultimo caso in Molise) che in fondo ha lo scopo di aumentare l’astensionismo di chi è davvero disgustato da certa politica per favorire una oligarchia elettorale di ingenui di bocca buona o di furbi collusi. In questo caso (e lo dico con orrore) il problema sarebbe la politica nel suo complesso. Questa politica, ovviamente.
    Estremizzando il discorso: se alla fin fine ci si riduce a scegliere tra una coalizione di mafiosi e una di camorristi, non vedo come si possano fare rivoluzioni ghandiane

  3. Beh, non facciamola tanto lunga , mi sembra che di rivoluzioni pacifiste non se ne sia mai parlato , nella storia, o , meglio, partendo da Gandhi, e arrivando alle ultime rivoluzioni arabe, pare che , in un modo o nell’altro, il sangue debba scorrere, per ottenere un risultato.
    Oppure qualcuno potrebbe pensare che interesserebbe a qualcuno avere un milione di persone davanti a parlamento sedute, a guardare in attesa di un cambiamento?
    Qualcuno pensa che a Berlusconi freghi qualche cosa , per esempio?
    Oppure a qualcuno degli altri politici?
    Si parla di gente che NON è rappresentata da un partito , per cui non vota o vota come faceva prima.
    E’ comunque una minoranza della popolazione , andarci a parlare e riconoscere le loro ragioni potrebbe mettere in rischio i voti di chi è rimasto a casa.
    Un esempio sono i tea-party americani , generano insofferenza nell’ala progressista del partito e danno vita a figuri improponibili a livello nazionale.
    Un esempio, in argentina Menem era saldamente al potere, non sono serviti a niente manifestazioni e rumor di pentole , solo quando la protesta è cresciuta , e dopo decine di morti, si è deciso a prendere l’elicottero e a sparire (e comunque solo quando la folla era vicina e pronta d entrare nel parlamento)..
    Certo la loro situazione economico -politica era drammatica , ma solo cinque anni prima mai nessuno avrebbe pensato ad un default.
    Io temo che occorra qualche testa in cima ad una picca, letteralmente , prima di dare inizio ad un cambiamento.

  4. Ci sono esempi nel mondo dove rigettare il debito ha riportato delle economìe nazionali verso livelli di prosperità che i vari organismi transnazionali esclamano di riuscire a fare ; tra l’altro ci sono pure i presupposti giuridici internazionali (a cui ci si guarda ben dal dirlo in tv da tutti) per attuarlo, circostanziati e controfirmati da tutti gli stati aderenti alla Carta dell’Onu. Ti basta o aggiungo ?

  5. Ho detto teste sulle picche per intendere vittime , ricordo che negli anni di piombo in Italia sono morte centinaia di persone , negli anni!
    In qualche modo la democrazia ha retto , e , piano piano , sono arrivati dei cambiamenti.
    Con gli indignados seduti in piazza ad aspettare non si va da nessuna parte , temo.
    D’altra parte il terrorismo vero si fa con altri metodi rispetto agli anni di piombo.
    Esempio:
    i vari brigatisti et similia hanno ottenuto condanne pesanti , discredito e sono spariti dalla vita politica.
    In Sud Tirolo c’è stato il terrorismo , ma gli attentati si rivolgevano più che altro all’esplosione di condutture e tralicci (con danni immensi alla popolazione, altro che gambizzare un politico!)
    Risultati :
    status speciale per la regione , un sacco di soldi dallo stato e , adesso , i figuri sono in parlamento

    Tanto per dirne una i basterebbe far saltare una decina di piloni nelle linee principali , per fare rimanere al buio , e per giorni , decine di milioni di persone!
    Non dico che sia una cosa buona , ma in un paese industrializzato basta molto poco per fare danni immensi ricordate la volta che siamo rimasti al buio ? era saltato un pilone con un fulmine , nel momento sbagliato (la prima mattina) ed in Francia.
    Se saltassero le linee che vanno da Milano a Firenze e le est ovest ci vorrebbe minimo una settimana , a ridare corrente.

    • Sul trentinoaltoadige mi sembra un po riduttivo… lo statuto speciale c’è per qualche motivazione più profonda di qualche traliccio saltato in aria. Anche se contribuivano a rendere l’idea.

      Sul resto la penso anche io cosi: inutile dar fuoco alle auto di 3 altri poveracci che non arrivano alla fine del mese… finchè non li si caccia a calci nel culo i vecchietti, gli sfacciati e le zoccole dal parlamento non si muovono.
      L’hanno detto loro stessi d’altra parte, anche se ora non ho voglia di cercare i riferimenti 😛

  6. Nel trentino non sono certo stati i tralicci saltati per aria a fare la differenza , ma hanno senz’altro aiutato , così come personaggi come il Bandito Giuliano hanno aiutato in SIcilia.
    Ricordiamoci che c’era veramente nel dopoguerra una spinta indipendentista nella Sicilia, con attentati , sparatorie e rastrellamenti.
    Il governo appena formato che era debole ha preferito far tacere tutto con autonomia e prebende. Infatti appena ebbero ottenuto i risultati Giuliano morì , così come altri.

    Così come esponenti dei Baschi e dell’Eta sono nei rispettivi governi nazionali , il terrorismo è spesso una espressione politica .
    I black Block disorganizzati di adesso e le Brigate rosse di un tempo hanno fatto e stanno facendo il gioco del governo in carica, altri gruppi sono stati l’espressione politica di realtà locali non rappresentate.
    Ai movimenti attuali manca l’obiettivo da raggiungere, obiettivo che deve essere ben definito.
    Come si fa a dire “non paghiamo il debito” è generico , come dire “basta alla fame del mondo”
    L’obiettivo deve essere misurabile , tanto per fare un esempio :

    “Basta pagare il credito alle banche , pagheremo solo ai privati” oppure “Ristrutturiamo e paghiamo solo il cinquanta per cento!”
    Oppure bisognerebbe dire : “è illegale possedere più di tot soldi”

  7. Pensare al nulla di fatto è soltanto cercare di essere realisti, mettendo insieme tra loro minuscoli tasselli di un mosaico distorto ad arte.
    La definizione di XX corrotto è FORSE certa, il FORSE è legato al contesto legale ove opera il XX (un reato negli USA non è perseguibile in Italia..) in tal senso la percentuale di qualunquaggine sarebbe tutta da discutere.
    La definizione di BLACK BLOC è invece quanto di più qualunquista si stia propinando (fenomeno trans-nazionale o puro italiota?)

    Hei, SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA: siamo nel 2011, non nel 1700.
    Sanno già tutto.., quando vogliono, e ho solo l’impressione che una massiccia dose di qualunquismo sia comoda in questo momento storico.

    Il bello è che sulle onde di definizioni qualunquiste spuntano risposte fantasiose, forse inutili, e che probabilmente non possono dare risultato, ma è giusto così perchè in effetti smascherare la disinformazione non è affatto semplice.
    (una volta si usava dire distinguere il bene dal male)

  8. Difficile darti torto: dall’ex cinema Palazzo abbiamo sentito delle grosse ingenuità e parlare di default è come dire muoia Sansone con tutti i filistei.
    Epperò non riesco a non cogliere il buono dei ragazzi che ho visto, a Via Nazionale, a San Lorenzo, anche nella manifestazione (incazzati per le inaudite violenze), parlare, parlare e parlare (in http://alfredoferrante.wordpress.com/2011/10/16/piazza-pulita/). E’ un inizio. Confuso, ma un inizio.
    Ciao
    Alfredo Ferrante
    http://www.TANTOPREMESSO.it
    Il blog di un fannullone

  9. Ma nessuno ha notato che OWS è un successo perchè è cool? Roma è stato un successo, a parte i coglioni incappucciati, perchè era il place to be. Esattamente come piazza Tahrir e Puerta del Sol, mettiamocelo in testa, le rivoluzioni si fanno solo se sono di moda, oppure nei palazzi, spesso operate da persone sconosciute o quasi, che lo fanno non per la gloria o perchè è cool, ma perchè è giusto farle e perchè altrimenti non riuscirebbero a dormire la notte. Ricordatevi se di notte dormite come bambini non siete rivoluzionari, ma solo modaioli.

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