Romani, usciamo dal Medioevo digitale?

Qualche dato sul medioevo digitale in cui vive l’Italia:

– L’Italia è al 20esimo posto nell’Unione europea rispetto sia al possesso di internet sia alla qualità della connessione. Il tasso di penetrazione del web nelle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni è infatti del 59%, contro una media europea del 70%. Cifre simili si registrano in Spagna (59%) e Lettonia (60%), mentre Paesi come Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca si attestano su valori superiori all’86%.
Il tasso di penetrazione della banda larga, invece, è del 49% rispetto a una media Ue del 61%. Stesso risultato per la Slovacchia, mentre il Portogallo è al 50%.
– In Italia la velocità media di connessione è 3,7 megabit al secondo (Mbps). La media europea è 5 mbps.
– Nel Belpaese soltanto l’11,4% delle connessioni supera i 5 Mbps (high broadband). Solo la Grecia fa peggio, in Europa. La media globale è 25%.
Paesi come la Romania e la Lettonia hanno percentuali rispettivamente del 51 e 44%.
– In Europa soltanto sette Paesi su 23 utilizzano ancora connessioni di velocità inferiore ai 256 kilobit al secondo (kbps), o narrowband. L’Italia non solo è tra loro, ma è in vetta alla classifica, con lo 0,9% di penetrazione. In Francia è allo 0,3%.
Nessuna città italiana figura tra le 100 con il picco medio di velocità di connessione più elevato al mondo. Del resto, il valore medio registrato nel primo quarto del 2011 in Italia (14.877 kbps) è addirittura inferiore a quello rilevato nel secondo quarto del 2009 (17.137 kbps).
– Tra le 100 con la velocità media di connessione più elevata al mondo, non ci sono città del nostro Paese. Ci sono invece Riga, in Lettonia; Iasi e Costanza, in Romania; Brno, in Repubblica Ceca. E Valencia, in Spagna.
– L’Italia è la prima fonte di traffico al mondo legato agli attacchi da Reti mobili.
– L’Italia è al penultimo posto della classifica del ‘Bcg e-Intensity Index’, un indice che misura la disponibilità e l’utilizzo di internet nelle nazioni Ocse. I punti totalizzati sono 63, meglio della sola Grecia (54). Spagna (86), Francia (105), Germania (120) e Regno Unito (128) sono lontanissime. Per non parlare della vetta, occupata dalla Danimarca con 140 punti. Diretti concorrenti sono invece Paesi dell’Est come Polonia (65), Slovacchia (70) e Ungheria (76).
L’e-intensity è molto diversa tra Nord e Sud del Paese, con la Valle D’Aosta che totalizza 74 punti, e la Calabria ai livelli di Atene (54 punti).
– Negli ultimi cinque anni il contributo di internet alla crescita del Pil è stato in media del 21% nelle economie del G8. In Italia è stato, invece, del 12%.Francia (18%), Gran Bretagna (23%) e Germania (24%) sono lontanissime.
– Il nostro Paese occupa il terzultimo posto nella classifica compilata da McKinsey secondo il suo “Internet leadership supply index”, che misura il contributo di un Paese all’interno dell’ecosistema globale della Rete. Il valore ottenuto dall’Italia è 19. La Germania è a 25, la Francia a 27, la Gran Bretagna a 39.Tra gli aspetti considerati dall’indice, la «preparazione al futuro», ossia una misura anche degli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati. Il risultato dell’Italia è particolarmente negativo: 8 punti contro i 23 della Francia, i 27 della Gran Bretagna e i 31 della Germania. Il primo posto spetta alla Svezia, con 87.
– L’Italia è penultima nella classifica compilata sempre da McKinsey secondo il ‘i4F Internet ecosystem index’ che misura quattro aree chiave dello sviluppo del digitale: capitale umano, capitale finanziario, infrastrutture e ambiente di business.
l risultato ottenuto dall’Italia è 31, contro il 76 degli Stati Uniti, che occupano la prima posizione. Il Belpaese in particolare è ultima per quanto riguarda la variabile capitale finanziario, e accusa 23 punti di distacco da Francia, Germania e Gran Bretagna quanto a infrastrutture.
Abisso anche per quanto riguarda il capitale umano: 27 punti contro i 47 della Francia, i 49 della Germania e i 53 della Gran Bretagna.

Ci sono in ballo almeno 18 miliardi di euro da qui al 2015, quelli che potrebbe produrre l’internet economy in più se fosse adeguatamente incentivata.

Che facciamo, ministro Romani: li mandiamo in fumo?

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11 pensieri su “Romani, usciamo dal Medioevo digitale?

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  2. Allo Stato spetta quello che deve fare lo Stato, Philip: incentivare/agevolare chi intende investire nel settore, contribuire a fornire le infrastrutture di base laddove il mercato non arriva, diffondere cultura e consapevolezza nell’utilizzo del mezzo Internet e delle sue opportunità; garantire che le regole della concorrenza e del libero mercato siano rispettate (invece di favorire più o meno occultamente il solito conflitto di interesse – pensa alla questione dei decoder Mediaset).

    Non spetta certo a un blog, in ogni caso, proporre un’agenda di politica economica per lo sviluppo del digitale. Io mi limito a far notare un problema enorme a cui il ministro – e questo governo – non sembra in grado di dare una risposta, né dal punto di vista politico né da quello culturale.

    • Caro Fabio,

      Dici bene quando dici “Allo Stato spetta quello che deve fare lo Stato”: appunto, allo stato non spetta immischiarsi nel business dell’Internet.

      È vero, ci sono zone dove non arriva la banda larga. Ma di qui a pensare che se qualcuno ce la portasse là sorgerebbero start-up ce ne corre: se così fosse, basterebbe fare questi investimenti per trasformare le nostre valli in Silicon Valley. La realtà dei fatti ti dice invece che neanche nelle zone servite dalla banda larga ciò avviene.

      Abbiamo uno stato che già spende il 52% di ciò che il paese produce, e che ha accumulato debiti per il 120%. Di tutto abbiamo bisogno meno che di ulteriore spesa pubblica.

      “Io mi limito a far notare un problema”

      E lo sai quali sono le origini del problema? Lo sai che in altri paesi la banda larga, oltre che dalle telecom, è fornita dalle tv via cavo? E lo sai come, perché e da chi la nascita delle tv via cavo fu osteggiata? Te lo chiedo, visto che anche qui sei riuscito a tirare fuori il conflitto d’interessi di Berlusconi…

  3. Due anni fa ebbi un piccolo scambio di opinioni con Luca Barbareschi, sul blog di Stefano Quintarelli. Il Barbareschi, si proponeva di sbloccare i finanziamenti per iniziare a colmare il gap tecnologico che il nostro Paese ha con il resto d’Europa. Si parlava di banda larga (http://blog.quintarelli.it/blog/2009/12/barbareschi-gentiloni-ed-altri-per-lo-sblocco-dei-fondi-per-la-banda-larga.html)

    Ovviamente nulla si è fatto ma intanto Barbareschi ha fatto il giro delle sette chiese in parlamento (FLI, PDL, Gruppo Misto).

    A questo governo frega nulla di internet, o meglio a questa politica. Salvo rare eccezioni. Per questo rimpiango Fiorello Cortiana.

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