Gridare alla secessione coi soldi di Roma.

L’Italia è un Paese meraviglioso per molti motivi. Non ultimo quello di elargire quasi 4 milioni di euro (per l’esattezza, 3.896.339,15 nel corso del 2010 per l’anno 2009; dati aggiornati al 6 giugno 2011) a un quotidiano che non solo lo schifa sistematicamente ma che domani, in prima pagina, chiede attraverso le parole di un ministro della Repubblica italiana, Umberto Bossi, un improbabile «referendum per la libertà» della Padania.

Insomma, noi italiani paghiamo per dare voce alla loro secessione, per quanto ammuffita, propagandistica e di cartapesta. E nonostante questo dobbiamo pure sentire Bossi dirci che la democrazia è finita e «il fascismo è ritornato con altri nomi e facce».

Vallo a trovare un ‘regime’ che ti paga per urlare alla secessione a tutta pagina, Umberto.

Io invece mi chiedo se non siamo in presenza di un caso di eccesso di democrazia. In altre parole: evviva la libertà di espressione, ma non possono almeno pagarselo di tasca loro, il quotidiano indipendentista? L’articolo 5 della Costituzione non dice forse che l’Italia è «una e indivisibile»? E noi riempiamo di soldi chi vuole smembrarla, magari lasciando nel frattempo morire tanti progetti che meriterebbero l’aiuto dello Stato?

Solo un Paese meraviglioso potrebbe farlo. E infatti.

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4 pensieri su “Gridare alla secessione coi soldi di Roma.

  1. Io trovo anche che il nostro Presidente della Repubblica, altre volte così attento a difesa della Costituzione e così prodigo di moniti contro i magistrati un tantino presenzialisti o “missionari” e contro qualche sbavatura di Di Pietro, sia ora un po’ troppo silenzioso di fronte alle esternazioni di ministri in carica leghisti e all’osceno spettacolo offerto dal capo del Governo.
    Capo del governo che si rifiuta di presentarsi in tribunale come testimone, offrendo dall’alto della sua carica un eversivo esempio di rifiuto delle leggi che di per sè sarebbe da impeachement in altri paesi democratici; il ministro Bossi che invita pubblicamente alla “secessione” ed evoca “un esercito di milioni di italiani pronti a combattere”; il ministro Calderoli che circola in camicia verde con etichetta “Guardia Padana” (??!!), modello aggiornato dell’infausta divisa in camicia nera; il ministro dell’interno Maroni che ascolta, guarda e ride e trova tutto normale e legittimo; anzi esprime il suo personale concetto di democrazia autoritaria da clan, affermando che il governo cadrà solo quando lo dirà Bossi.
    Se non sono attacchi alla democrazia e alla Costituzione questi, non so cos’altro siano.
    Di certo non è folklore nè gossip. Cosa aspettano i cosiddetti “moderati” ad indignarsi?

  2. Pingback: Gridare alla secessione coi soldi di Roma. « Il Malpaese

  3. E’ ora di togliere tutti i contributi a tutti i giornali (anche quelli organo di partito ed anche quelli editi da cooperative). O stanno sul mercato coi loro mezzi… oppure possono convertirsi in web-quotidiani (la libertà d’espressione è garantita comunque a tutti). Lettera43 docet.

  4. Pingback: Gridare alla secessione coi soldi di Roma « ilgrandetsunami

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