Tempi nuovi (non) si annunciano.

Io non lo so se sono tempi comparabili. Forse non lo sono. Ma a fine anni 60 la crisi della politica c’era. E quella sociale pure, forse perfino più forte.

Quello che credo, tuttavia, è che se l’attuale classe dirigente è sul banco degli imputati è anche perché da allora ha perso la capacità di essere visionaria. Ha impoverito non solo il suo linguaggio, ma il suo pensiero. E così, la nostra idea di convivenza e di futuro, e perfino il suo racconto immaginifico, si è ridotta a percentuali. Per restare a questi giorni, a una danza isterica di proposte, controproposte e smentitte per ritoccare una manovra finanziaria. Come se fosse quello il nostro orizzonte. Quello il destino: diventare percentuali noi stessi.

Solo una suggestione, dunque. Ma il discorso di Aldo Moro al consiglio nazionale della Democrazia Cristiana del 21 novembre 1968, per esempio, la coglie nitidamente.

Ne riporto un lungo passaggio, per capire l’effetto che fa.

Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze dell’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. Vi sono certo dati sconcertanti di fronte ai quali chi abbia responsabilità decisive non può restare indifferente: la violenza talvolta, una confusione a un tempo inquietante e paralizzante, il semplicismo scarsamente efficace di certe impostazioni sono sì un dato reale e anche preoccupante. Ma sono, tuttavia, un fatto, benché grave, di superficie. Nel profondo è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana.

Oggi nessuno ci dice che le difficoltà sono un dato «di superficie». Nessuno, quando pensa alla crisi, vi vede il «travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità». Nessuno ci dice che «quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi» è la nostra idea di convivenza. Ci parlano di numeri, invece, di aliquote, di percentuali. E quando guardano il futuro non lo vedono che fatto di numeri, aliquote e percentuali. Nessuno ci dice che serviranno a costruire un luogo migliore.

Non sono nemmeno capaci di sognare.

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4 pensieri su “Tempi nuovi (non) si annunciano.

  1. Ahimé, tutto vero. Ma chi sogna ed immagina in questo paese c’è, va solo valorizzato. Chi dà importanza a questa classe politica, in fondo (e neanche tanto in fondo), siamo esclusivamente noi.

  2. Forse non sognano altro che morte
    L’ispirazione ha bisogno di essere colta
    Oggi il nostro paese è nero assoluto è tutto assurdo
    Ci vuole un grande amore per la vita per sognare
    I grandi cambiamenti devono essere desiderati e compresi
    L’Italia ha una grande opportunità davanti a se

  3. bel discorso sarebbe. Ma si vede che io sono troppo impantanato nel Vecchio per sognare qualcosa di migliore. Almeno, egoisticamente, per la nostra Italia e la nostra cultura in generale.

    Siamo, a mio modo di vedere, come i Romani del tracollo. Chi puo’ negare che per i “barbari” le condizioni migliorarono? Ma l’Impero crollò.

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